"Meredith fu colpita davanti all'armadio"

Delittto di Perugia, in Corte d'Assise la ricostruzione del fisico della scientifica Camana che ha compiuto uno studio sulle traiettorie delle gocce di sangue trovate nel locale. La biologa Stefanoni: nessuna contaminazione

Perugia - Quando venne colpito dalla coltellata che si è poi rivelata mortale il collo di Meredith Kercher era a una quarantina di centimetri dal pavimento. Lei era di fronte a un'anta dell'armadio in camera sua. Una ricostruzione fatta davanti alla Corte d'assise di Perugia dal fisico della scientifica Francesco Camana che ha compiuto uno studio sulle traiettorie delle gocce di sangue trovate nel locale. Si tratta di 25 tracce fotografate ed esaminate una ad una attraverso la cosiddetta Blood pattern analysis. Tutte le gocce sono state individuate sull'armadio.

In base allo studio Camana, che all'epoca del delitto dirigeva la sezione indagini balistiche, ha collocato il punto di origine del sangue, cioé il collo di Mez, ad un'altezza tra i 30 e i 50 centimetri da terra, ritenendo come più probabile un valore di 40 centimetri. Il fisico ha anche ipotizzato quale potesse essere la posizione del corpo, spiegando comunque che questa è "plausibile" ma al pari di altre. In base alla sua esperienza, Camana ha collocato Meredith con il busto in avanti e il volto forse rivolto verso il basso, le ginocchia a terra e le gambe distese all'indietro. Secondo l'avvocato Francesco Maresca, legale della famiglia Kercher, si tratta di un altro "passaggio importante". A suo avviso dallo studio emerge che "i tre che operavano nel locale avevano a disposizione tutto lo spazio della stanza".

La biologa: nessuna contaminazione delle tracce Ha escluso qualsiasi ipotesi di contaminazione durante le operazioni di analisi in laboratorio dei reperti biologici acquisiti dalla polizia scientifica nell'indagine sull'omicidio di Meredith Kercher, la biologa Patrizia Stefanoni nel corso della sua deposizione. La funzionaria ha tra l'altro spiegato che è stato estratto "per 50 volte" il Dna della studentessa inglese uccisa la notte tra il primo e il 2 novembre del 2007. Il suo codice genetico è stato tra l'altro rilevato su un coltello da cucina sequestrato in casa di Raffaele Sollecito e sul manico del quale é stato individuato quello di Amanda Knox. Rispondendo a uno dei difensori della studentessa di Seattle, l'avvocato Carlo Dalla Vedova, la Stefanoni ha spiegato che "ogni traccia biologica viene esaminata in maniera singola ed é assolutamente impossibile mescolarle tra loro o con quelle relative ad altri casi".