«Meredith Kercher fu assassinata per caso A scatenare la violenza fu lo stupro di Rudy»

PerugiaIl sesso spinto, in un ambiente di consumatori di hashish, è il movente dell’omicidio di Meredith Kercher per il quale sono stati condannati a 26 anni Amanda Marie Knox, a 25 anni Raffaele Sollecito e a 16 anni Rudy Hermann Guede, in virtù dello sconto previsto dal giudizio abbreviato. È stata depositata ieri mattina la motivazione della sentenza della Corte d’assise, motivazione a firma congiunta del presidente Giancarlo Massei e del giudice a latere Beatrice Cristiani. Un elaborato di 427 pagine in cui appunto si individua il movente in una pulsione «erotico sessuale violenta» che avrebbe travolto la Knox, Sollecito e Guede. I giudici ritengono probabile che Rudy Guede, «cedendo alla propria concupiscenza», abbia cercato un approccio sessuale con la vittima che però «oppose un netto rifiuto». L’ivoriano venne fatto entrare nell’abitazione di via della Pergola 7 dagli altri due imputati che poi intervennero «spalleggiando Rudy» e trasformandosi con lui negli «aggressori di Meredith e nei suoi uccisori».
Per la Corte d’assise la prospettiva di «aiutare Guede nel proposito di soggiogare Meredith per abusarne sessualmente, poteva apparire come un eccitante particolare che, pur non previsto, andava sperimentato». Nonostante non ne sia stato specificato il motivo i giudici sostengono che fu operata una «scelta di male estremo» legata anche all’uso di droga. Dalla ricostruzione emerge poi che la ferita più piccola riscontrata sul collo della Kercher fu provocata da Sollecito con un coltello che «aveva sempre con sé» subito dopo avere tagliato il reggiseno. Per la corte, l’inglese venne poi finita dalla Knox con un altro coltello da cucina (poi sequestrato dalla polizia in casa del giovane pugliese) che provocò la lesione fatale.
L’insieme degli elementi emersi nel processo «evidenzia un quadro complessivo e unitario, senza vuoti e incongruenze - osservano i giudici che aggiungono come il quadro emerso - comporta come esito necessario e strettamente consequenziale l’attribuzione dei fatti ipotizzati ad entrambi gli imputati». Per i giudici la Knox «accusò liberamente Patrick Diya Lumumba di avere ucciso Meredith e l’accusò nella consapevolezza dell’innocenza dello stesso Lumumba». Quello di Meredith, per i giudici, è stato un omicidio compiuto «senza alcuna programmazione, senza alcuna animosità o sentimento rancoroso contro la vittima». «I fatti - argomentano ancora i giudici - risultano essere stati realizzati in forza di contingenze meramente casuali».
Secondo i giudici «anche il comportamento posto in essere nei confronti di Meredith dopo le violenze e l’assassinio commessi è consistito nell’averne ricoperto il corpo senza vita, evidenzia, oltre a un sentimento di pietà verso la vittima, il rifiuto e quindi una sorta di pentimento per quanto commesso». Una resipiscenza a mente fredda dopo la tragica conclusione del festino.