«La Messa è una sola: adeguatevi»

Le condizioni del Papa per il riconoscimento finale del movimento neocatecumenale: riti alla domenica e rispetto dei libri liturgici

Andrea Tornielli

da Roma

È una lettera ancora riservata, datata 1º dicembre, che nei giorni scorsi la Congregazione del culto divino ha consegnato ai responsabili del movimento neocatecumenale, Kiko Argüello e Carmen Hernández, chiedendo loro di modificare alcune stravaganze liturgiche. Il richiamo era atteso, e di fatto conclude il lungo cammino verso il riconoscimento ufficiale del movimento da parte della Chiesa, ma è significativo che la pratica - seppur istruita da tempo - si concluda nei primi mesi di pontificato di Benedetto XVI, un Papa particolarmente attento alla liturgia e al rispetto per la sacralità e la bellezza del rito.
La lettera del dicastero vaticano è firmata dal Prefetto, il cardinale nigeriano Francis Arinze e il suo contenuto è stato sottoposto al Pontefice. Una prima richiesta riguarda la necessità che i neocatecumenali, nelle loro messe (riti molto lunghi, celebrati il sabato sera, spesso in abitazioni private) seguano i libri liturgici della Chiesa, «senza omettere né aggiungere nulla», e dunque il celebrante reciti tutte le preghiere previste, senza «saltarne» qualcuna. Un problema, quello del mancato rispetto dei libri liturgici, che di certo non riguarda soltanto le messe dei neocatecumenali, ma è molto diffuso. Una seconda richiesta da parte della Santa Sede riguarda la celebrazione il sabato sera: la lettera ricorda che è la domenica il giorno del Signore e quindi vi si legge che «almeno una domenica al mese le comunità del Cammino neocatecumenale devono partecipare» alla messa nella comunità parrocchiale. La Congregazione del culto divino concede uno speciale indulto perché il segno della pace sia mantenuto prima dell’offertorio (come accade nel rito ambrosiano, ma non nel rito romano) e affronta poi il tema delicato dell’omelia, che spesso nelle celebrazioni neocatecumenali viene pronunciata da un laico. In questo caso, il Vaticano non chiude del tutto la porta: «interventi occasionali di testimonianza» (che i neocatecumenali chiamano «risonanze») sono ammessi ma nei modi già previsti dalla normativa approvata da Giovanni Paolo II nel 1997. Questi interventi possono continuare ad esistere, purché siano sobri e non si sostituiscano all’omelia vera e propria che deve essere pronunciata dal sacerdote o dal diacono.
Infine, la Congregazione precisa che i neocatecumenali dovranno cambiare il modo in cui ricevono la comunione. Nelle Messe del movimento, infatti, i fedeli stanno tutti seduti attorno a un grande tavolo che al centro della chiesa. D’ora in avanti, precisa il Vaticano, si dovranno seguire le regole liturgiche valide per tutta la Chiesa e dunque il fedele dovrà ricevere la comunione stando in piedi o in ginocchio. La Congregazione concede al movimento «un tempo di transizione» di «non più di due anni» per adeguarsi.
Queste «correzioni» rappresentano l’ultima tappa del lungo iter che ha portato all’approvazione degli statuti del movimento. Kiko e Carmen, i fondatori del Cammino neocatecumenale, hanno cercato di ripristinare le forme della Chiesa primitiva. Così nel dire messa imitano l’ultima cena e nella veglia pasquale mangiano un agnello arrostito. Anche l’architettura, nelle loro chiese, è inedita e atipica, dato che l’edificio vuole riprodurre il corpo di una gestante: il vecchio altare sparisce e al suo posto c´è la «bocca», il pulpito da cui si legge la Bibbia; più giù c´è lo «stomaco», una grande tavola da pranzo quadrata attorno a cui si fa la comunione seduti, con focacce e boccali di vino; e in fondo c’è l’«utero» che è la vasca per il battesimo, scavata nel pavimento.