Il messaggio di Napolitano: la lotta alla mafia la si fa come faceva Falcone

Il capo dello Stato insignisce la sorella del magistrato trucidato a Capaci, Maria, dell'onorificenza di Grand'ufficiale. Quasi una replica ai pm di Palermo che lo hanno trascinato come testimone al processo sulla trattativa coi boss dopo le stragi del '92

La testimonianza, tra quindici giorni esatti, davanti alla corte d'Assise di Palermo al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, non la cita. Ma il messaggio, indirettamente, sembra rivolto alla procura che lo ha trascinato nel processo più infamante per le istituzioni, quello sul presunto patto coi boss per fermare le stragi, anche se lui, per lettera, ha già detto di non avere nulla da dire: «La lotta alla mafia si fa come la faceva Giovanni Falcone».

È con questa motivazione che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito a Maria Falcone, la sorella del giudice trucidato a Capaci il 23 maggio del '92 con la moglie, Francesca, e con tre agenti di scorta, una delle onorificenze più alte, quella di Grand'ufficiale. La cerimonia si è svolta al Quirinale. La professoressa Falcone, fondatrice della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone che da quel lontano '92 promuove la memoria e la legalità tra i ragazzi delle scuole, è arrivata al Quirinale accompagnata dal figlio, Vincenzo Di Fresco e dalla responsabile esecutiva della Fondazione che porta il nome del fratello e della cognata, Loredana Introini. «È un piccolo gesto per ricordare che la lotta contro la mafia la si fa come faceva Giovanni», ha spiegato il capo dello Stato rivolgendosi a Maria Falcone nel corso della cerimonia. «Il fondamento morale e giuridico della battaglia di Giovanni - ha aggiunto -è importantissimo».

Nessun riferimento, ovviamente, all'imminente deposizione al processo sulla trattativa, in queste settimane oggetto di numerose polemiche. Ma il riconoscimento a un'icona dell'antimafia qual è diventata, dopo la morte del fratello, Maria Falcone, non è passato inosservato. Nemmeno la Falcone è entrata nel merito dell'imminente deposizione del capo dello Stato al processo sulla presunta trattativa coi boss: «Sono felice _ ha detto - di questo importante riconoscimento istituzionale perché è un premio rivolto anche alle idee di Giovanni, il quale diceva sempre che per vincere la mafia bisogna lavorare sui giovani, sulle future generazioni in grado di rifiutare la cultura mafiosa. Dedico questo riconoscimento - ha aggiunto - alle insegnanti di tutta Italia che in questi anni mi hanno aiutato a portare avanti il progetto educativo che auspicava Giovanni Falcone in linea con i valori di democrazia, libertà e giustizia di cui si è fatto portatore prima e dopo la sua morte».

Commenti

fafner

Mar, 14/10/2014 - 08:15

Perfettamente d'accordo col presidente ; ma molti di quelli che lo ostacolarono in ogni modo stanno ancora inchiavardati sui loro alti scranni .