Met.Ro, le nuove officine sono già in panne

Avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello di Met.Ro. e del Comune. Lo strumento attraverso il quale sarebbe aumentata l’efficienza della società di trasporti capitolina abbattendo i costi di gestione. Stiamo parlando di Ogr (Officine grandi revisioni) srl, nata il 12 maggio 2006. La nuova società, controllata al 100 per cento da Met.Ro., avrebbe dovuto occuparsi, per ora, della manutenzione ordinaria e straordinaria sui convogli della metro A e della Roma-Lido. Il nuovo polo con sede alla Magliana, da quanto si legge nella delibera 34 del 2 febbraio 2006 del consiglio comunale e nella successiva delibera 7 del consiglio di amministrazione di Met.Ro. del 17 febbraio 2006, «permetterà la tempestiva esecuzione dei programmi di manutenzione straordinari, determinerà rilevanti riduzioni dei costi d’investimento necessari per garantire la vita del materiale rotabile e notevoli risparmi rispetto alle condizioni offerte dal mercato esterno».
Questi i propositi, ottimi, di Campidoglio e Met.Ro. A un anno e mezzo di distanza, però, la realtà è ben diversa. Ogr, infatti, non è mai decollata. Già nella primavera 2006 (con la delibera 14 del 19 aprile), Met.Ro. ridimensiona la società che sta per nascere. Non include più i ricavi attesi dai contratti, abbatte quelli previsti da 16 milioni di euro a 3 e mezzo, riduce la forza lavoro da 98 a 72 persone e contrae gli investimenti per l’avvio di Ogr da più di 2 milioni a 500mila euro. «Ma, come se non bastasse, anche quest’ultima delibera attuativa della precedente - si legge in un’interrogazione presentata al sindaco da Paolo Carrazza di Rifondazione comunista - non viene applicata. In particolare non vengono trasferiti a Ogr i contratti di produzione conferiti, le risorse finanziarie, le risorse umane previste e inoltre non vengono realizzati gli investimenti necessari».
Met.Ro., dunque, non fa altro che cercare di impedire in tutti i modi a Ogr di operare. Da maggio a novembre 2006 la società, di fatto, rimane ferma riuscendo, a malapena, ad effettuare la manutenzione corrente «a frequenza intermedia». Il suo capitale sociale, poi, è di appena 120mila euro. I lavoratori vengono distaccati da Met.Ro., ma presto vengono trasferiti d’ufficio o incentivati all’esodo. Anche i soldi arrivano con il contagocce. È la stessa Met.Ro. ad effettuare bonifici appena necessari a pagare gli stipendi. La storia continua fino ad agosto di quest’anno, quando finalmente i primi contratti vengono girati a Ogr. I compensi, però, vengono drasticamente ridotti. Per esempio, per la revisione generale di un convoglio si passa dai 400mila a 280mila euro mentre per l’equipaggiamento dei chopper l’importo è sceso da 520mila a 200mila euro, nonostante a marzo Met.Ro. abbia confermato il primo prezzo, per lo stesso lavoro, a una ditta esterna.
Due le motivazioni di questa situazione. Innanzitutto i vertici di Met.Ro. non hanno digerito che il Campidoglio abbia affidato la carica di amministratore unico a un esterno, Giovanni Sebastiani, invece di assegnarla al presidente di Met.Ro. Stefano Bianchi. Poi, con Ogr sarebbero finite le commissioni, milionarie, esterne. Due esempi. Il costo del condizionamento sulle Frecce del Mare, 360mila euro secondo il progetto approvato dalla Regione, ora, affidato ad Atac che lo girerà all’esterno, è arrivato, pare, a quasi 900mila euro. I carrelli, appaltati alla Alstom ferroviaria per 385mila euro, li avrebbe potuti realizzare Ogr a circa un terzo del costo con appena cinque giorni lavorativi. A questo va aggiunto che la revisione generale, da effettuare ogni milione di chilometri, ancora aspetta. Con convogli che ne hanno percorsi già tra i 2 e i 3 milioni. «Il mancato decollo della nuova società - conclude l’interrogazione - implica il mancato utilizzo di impianti costati all’amministrazione milioni di euro; la mancata revisione e l’ammodernamento del parco rotabile delle metropolitane di Roma; i mancati risparmi e il persistere di manutenzioni effettuate all’esterno per milioni di euro; i rischi per la regolarità ed affidabilità complessiva di un trasporto tuttora privato di una manutenzione adeguata».