La metropolitana leggera? Genova l’aveva già nell’800

A volte anche la lettura di un orario ferroviario può destare interesse e nascondere sorprese. È quanto ci è capitato leggendo una pagina dell'orario edito per le Strade Ferrate Italiane (così si chiamava allora Trenitalia) il 15 novembre 1897 alla pagina dei treni locali Tra Genova Porta Brignole e Chiavari. Questa pagina è stata pubblicata da Corrado Bozzano, Roberto Pastore e Claudio Serra nel loro ultimo libro «Tra mare e monti da Genova alla Spezia», recentemente edito da Ecig, che in 370 pagine ripercorre la storia del trasporto pubblico nel Levante Genovese, sia ferroviario, sia su strada. Nel citato orario possiamo vedere che tra Genova e Nervi i treni locali effettuavano ben 11 fermate, con 30 minuti esatti di percorrenza. Le fermate erano: Terralba, Sturla, Tabarca, Loiolo, Quarto, Pietrarugia, Giuncate, Argiroffo, Quinto, Cattaneo, Nervi. Oggi sono rimaste Sturla, Quarto e Quinto, ma ci siamo incuriositi sui nomi delle stazioni scomparse cercando di saperne qualcosa di più.
Nessun problema per Terralba, nota piazza dell'odierno quartiere di San Fruttuoso dove sorge anche lo scalo merci delle ferrovie, già citata in un decreto del Comune dell'anno 1142 come «Villa di Terralba» ed il cui nome potrebbe derivare da «terra dell'alba» posta com'è a levante della città.
La fermata di Via Tabarca, intitolata alla città tunisina popolata nel Medioevo da pegliesi, sorgeva nei pressi dell'attuale via che scende da Sturla a Vernazzola. Infatti il tratto di ferrovia tra Genova e Quarto, sino all'altezza dell'Ospedale Gaslini, era, sino al 1916, decisamente spostato più a mare. Ancor oggi, percorrendo la Galleria di San Martino in treno, si può notare la deviazione, esistente all'interno della stessa galleria che portava verso la costa, sbucando poi verso le attuali via Caprera e via 5 Maggio. Questa galleria, ancora esistente, è oggi utilizzata come magazzino di un noto rivenditore di articoli da giardino. Più difficile è stato localizzare la fermata di Loiolo, che doveva essere subito a levante del torrente Sturla, ma della quale non esiste memoria storica nella toponomastica locale. Ci viene tuttavia in aiuto Matteo Vinzoni, il geografo settecentesco che nella sua «Pianta delle due “Riviere”» indica, poco dopo il torrente Sturla la «Guardia dell'Oiolo» uno dei tanti posti di guardia sparsi a difesa delle incursioni piratesche lungo le riviere. Da Oiolo, inglobando l'articolo, nel parlare corrente si passò a Loiolo. In effetti all'attuale incrocio tra la litoranea Aurelia e Via Carrara esiste tutt'oggi un casello ferroviario che corrisponderebbe alla vecchia fermata di Loiolo. Subito dopo la stazione di Quarto dei Mille troviamo indicata la stazione di Pietrarugia, l'odierna insenatura di Priaruggia: facile la sua etimologia che la fa derivare da «pietra rossa». Secondo l'orario citato del 1897 la stazioncina era a poco più di cento metri di metri da quella di Quarto ed il casello ferroviario esiste ancora all'altezza di Priaruggia. Presente anch'essa nelle carte settecentesche di Matteo Vinzoni è la «Guardia della Gioncata», poco prima di Bagnara, dove all'altezza del depuratore di Quinto esiste il casello della vecchia stazione di Giuncate, il cui nome farebbe pensare a folte vegetazioni di canne e giunchi, ma che si è ormai perso nella toponomastica.
Poche centinaia di metri prima della stazione di Quinto era la stazioncina di Argiroffo, rimasta nella toponomastica nella via Montetto Argiroffo, una strada chiusa, tra via Gianelli e via Bolzano. Le cronache risorgimentali ci dicono che il chiavarese fra' Diego Argiroffo (1738-1800), animatore della Società Economica, venne fucilato dagli Austriaci nel 1800 sul Monte Fasce, ed è tuttora considerato la prima vittima italiana del Risorgimento. La relativa vicinanza con il soprastante Monte Fasce potrebbe aver portato all'intitolazione della strada al frate di Chiavari. E superata la stazione di Quinto, prima di Nervi, il treno si fermava ancora a Cattaneo, dove ancor oggi sorge il vecchio casello, sui terreni la cui proprietà era della famiglia Cattaneo Della Volta, che poco oltre possedeva anche due splendidi palazzi tutt'oggi esistenti sulla collina soprastante via Donato Somma.
Undici stazioni in meno di dieci chilometri di strada ferrata: a fine Ottocento Genova poteva dire di avere già la sua metropolitana.