«Mettiamo le pale sulle dighe foranee»

Franco Zunino (Rifondazione comunista) è l’assessore all’Ambiente della Liguria, regione che è ultima in Italia per energia prodotta da fonti rinnovabili, che coprono solo il 2,3 per cento dei consumi.
Come mai, assessore?
«Il ritardo è indubbio. Dopo la Puglia, la Liguria è però la regione che esporta più energia, prodotta anche da impianti inquinanti come le centrali a carbone. Con le rinnovabili, è vero, le cose non vanno bene, ma ci sono stati passi avanti, oggi siamo al 3-3,5 per cento».
Comunque lontano dal 7 per cento, obiettivo che la Regione deve raggiungere nel 2010...
«Ce la possiamo fare, così come possiamo raggiungere gli altri obiettivi del piano energetico: ridurre del 10 per cento i consumi e riportare le emissioni dei gas serra ai livelli del 1990».
Torniamo alle fonti rinnovabili. La Liguria ha vento in quantità, perché non ci sono parchi eolici come in Sardegna o in Spagna?
«Il vento è massimo sulla cresta dei monti. Ma lì passano le rotte degli uccelli migratori o i sentieri dell’alta via».
E intanto non si fa nulla...
«Una buona soluzione è mettere le pale sulle dighe foranee costruite fuori dai porti commerciali per fermare le onde. Mettendo impianti più piccoli avremo un impatto ridotto. Quanto all’eolico in terraferma, a Cairo Montenotte c’è l’idea di mettere sei pale, altre tre a Stella, nel Savonese. Varese Ligure è il modello. E poi ci sono le biomasse».
Si spieghi.
«La Liguria ha molti boschi ai quali non viene fatta manutenzione. Il materiale verde è il combustibile ideale per alimentare centrali di piccole dimensioni che producano corrente e calore. Sono stati realizzati impianti a Rossiglione e Campoligure, un terzo è in costruzione a Masone, altri verranno fatti a Pieve di Teco e in Val Bormida. Con una condizione: il 70 per cento delle biomasse va raccolto in loco».
Gli ambientalisti vi rimproverano la poca attenzione al risparmio energetico.
«Stiamo seguendo l’esempio del Trentino, vogliamo dare anche in Liguria dei certificati ambientali agli edifici. Ora mettiamo l’energia in secchi bucati».