Mezzo milione di italiani per scacciare le crisi si rivolge all’esorcista

Sono quasi sempre donne, spesso del sud, a volte minorenni. Hanno dentro il Male, ma di vivere

Fra due giorni Papa Ratzinger arriverà nel Benin, il Paese africano dove la religione ufficiale ha un nome da far accapponare la pelle persino al più rude dei mangiapreti e al più accanito bestemmiatore, oltre che ai patiti dell’orrore al cinema, nei fumetti e nella diabolica Rete: voodoo. Ora, quando un Papa sale su un aereo, non lo fa a caso, quindi questo viaggio a ritroso di Benedetto XVI nel buio ancestrale delle credenze animiste ha uno scopo ben preciso: infilarsi nella tana del lupo per tentare, se non di trasformarlo in agnello, di capirne meglio la psicologia.

E se accadesse il contrario? Se un praticante del voodoo sbarcasse a Roma proveniente dal Benin (o dal Togo, o dal Ghana, le altre due nazioni dove questa tradizione abbracciata nel mondo da circa 30 milioni di persone affonda le proprie radici misteriose) e assistesse a un esorcismo praticato non da un ciarlatano qualsiasi che specula sulle sofferenze altrui, ma da un membro della cristianissima e ufficialissima Associazione internazionale degli esorcisti, come reagirebbe? Non sarebbe anche lui sconvolto dai rituali del guaritore e dalla violenza del «malato»?

Perché, diciamolo, un sottile filo unisce le bamboline trafitte dagli spilloni e la lotta contro il Maligno: il filo dell’Ignoto. E, di conseguenza, la voglia irresistibile di arrotolarlo, quel filo, per vedere che cosa c’è al suo capo.

Del resto, come per il voodoo i morti permangono tra i vivi, per ebrei, cattolici, protestanti, ortodossi, islamici, induisti, adepti delle culture sciamaniche e seguaci della neopagana Wicca, il Diavolo è indubitabilmente tra noi. E come per i primi evocare i defunti è pericoloso, per tutti gli altri avvicinarsi al Demonio significa affacciarsi sull’orlo del precipizio nel quale la fede e la ragione, insieme, rischiano di precipitare.

Per restare in casa nostra, i numeri snocciolati dagli esperti sono una litania agghiacciante. Ogni anno, in Italia 500mila persone si rivolgono a un esorcista. Naturalmente, quasi sempre lo fanno a sproposito: è facile confondere i disturbi psichici anche gravissimi con l’intrusione di Satana.

Appunto, quasi sempre. Padre Gabriele Amorth, il più famoso fra i circa 300 devil-busters italiani, afferma che fra le decine di migliaia di interventi da lui effettuati almeno un centinaio non erano falsi allarmi: dietro quei volti mostruosamente deformati, quelle urla belluine, quegli slanci aggressivi e quei deliri multilingue si nascondeva il Nemico in persona. In 65 casi su 100 sono le donne ad affermare d’essere visitate dal Maligno. Quasi tutte sono di livello culturale medio-basso e vivono nelle regioni del Centro-Sud, una su cinque è minorenne.

Minorenne come la quattordicenne Linda Blair che nel ’73, interpretando l’indemoniata nel film L’esorcista di William Friedkin, divenne in pochi mesi la più inquietante icona horror del cinema mondiale, al cui confronto il Freddy Krueger della saga Nightmare e il Jason Voorhees di Venerdì 13 sembrano dei chierichetti.
Quanto ai sintomi che potrebbero annunciare l’arrivo dell’indesiderato ospite, la psicoterapeuta Laura Cantarella, in ciò perfettamente in linea con gli esorcisti di professione, indica la forza sovrumana del soggetto, la sua transitoria capacità di parlare lingue a lui sconosciute, la rivelazione di notizie segrete o di episodi e circostanze lontani nel tempo e nello spazio, le reazioni violente contro tutti i simboli sacri (il che spiega fra l’altro la stretta parentela con il conte Dracula e la sua innumerevole genìa di vampiri e vampiresse, come il capostipite allergici al crocefisso e all’acqua santa).

Schizofrenia, epilessia e sindrome di Tourette possono tuttavia manifestarsi in modi simili, quindi gli affetti da queste malattie a volte vengono scambiati per posseduti. E questo, per la medicina, è il vero volto della maledizione, anche se non è agghindato con le corna, la barbetta a punta e i canini pronunciati.

Avrà anche ragione Roger «Verbal» Kint a dire, in I soliti sospetti, che «la beffa più grande che il Diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste». Ma non siamo distanti dalla verità capovolgendo la sua affermazione: la beffa più grande che il mondo ha fatto a se stesso è stato convincere la gente che il Diavolo sta dappertutto. Le ricorrenti mode demonofile potranno far sorridere gli scettici, ma hanno certamente un terribile effetto collaterale: l’autosuggestione delle loro vittime, che passano in un amen dall’ossessione alla possessione.