Milanese: "Persecuzione nei miei confronti Il ministro Tremonti pagava l'affitto della casa"

L’ex consigliere del ministro Tremonti, Marco Milanese, scrive una memoria difensiva alla Giunta per le autorizzazioni della Camera che dovrà decidere sulla richiesta d’arresto nei suoi confronti: "L’iniziativa
giudiziaria assume la veste della persecuzione poiché diseguale è il trattamento riservatomi rispetto
alla generalità dei casi"

Roma - Marco Milanese prende carta e penna e proclama la propria innocenza. E' un’iniziativa giudiziaria che "assume la veste della persecuzione" poiché "diseguale è il trattamento riservatomi rispetto alla generalità dei casi", scrive l’ex consigliere del ministro Tremonti nella memoria difensiva consegnata alla Giunta per le autorizzazioni della Camera che dovrà decidere sulla richiesta d’arresto avanzata nei suoi confronti dalla procura di Napoli.

Mancanza di indizi Il documento, sostiene Milanese, ha un duplice obiettivo: sollecitare l’acquisizione di atti processuali per dimostrare "da un lato la mancanza e la gravità degli indizi che sono il necessario presupposto alla misura cautelare richiesta" e "dall’altro la deficienza, anche in termini di concretezza, delle esigenze cautelari poste a fondamento dell’ordinanza del giudice delle indagini preliminari di Napoli".

Il fumus persecutionis Ed è proprio analizzando questa documentazione, afferma Milanese, che si potrà apprezzare "la sussistenza del fumus persecutionis". Fumus che, "voglio precisare fin da ora - sostiene l’ex consigliere di Tremonti - non ha nulla a vedere con un complotto ordito dalla magistratura nei miei confronti o nei confronti di una parte politica. Ma che, a mio parere, si sostanzia nella sussistenza di una iniziativa giudiziaria che assume la veste della persecuzione poichè diseguale è il trattamento riservatomi, rispetto alla generalità dei casi". E il fumus "della persecuzione - si legge nella memoria - si intravede proprio perché, nei confronti di un parlamentare, si mostra maggior acredine, rispetto alla norma, nella valutazione unilaterale sia dei fatti oggetto di accertamento sia ritenendo sussistenti le esigenze cautelari attraverso una forzatura interpretativa dei fatti e della concretezza del pericolo che la legge non consente e che, se non si fosse trattato di un appartenente alla Camera, certamente non ci sarebbe stato". Si tratta in sostanza, è la tesi di Milanese, "di un trattamento lungi dall’essere uguale a quello serbato a tutti gli altri cittadini" e questo "sembra esclusivamente dovuto agli indagati appartenenti alla cosiddetta casta politica". 

Tremonti pagava l'affitto "Il ministro Tremonti - scrive Milanese - ha corrisposto, quale partecipazione all’affitto dell’immobile, a partire dalla seconda metà del 2008, la somma mensile di circa 4mila euro, corrispostemi settimanalmente". Il pagamento, sostiene l’ex consigliere del ministro, è andato avanti fino a quando Tremonti non ha lasciato l’appartamento ed è stato effettuato sempre in contanti.

Mai stato deus ex machina nomine Milanese non si considera il deus ex machina delle nomine, e nelle sue cassette di sicurezza non ci sono 11 milioni di euro: "Si tratta di notizie - precisa il deputato - che fanno parte di una strategia ben studiata".