Milano, il pm manda la visita fiscale al premier

Il procuratore Spataro obbliga Berlusconi ad andare lunedì al San
Raffaele per verificare la prognosi stilata dal suo medico dopo
l’aggressione di piazza Duomo: "È un atto dovuto". Il pdl Casoli
insorge: "Provvedimento al limite del buon senso"

Milano - Lunedì prossimo, 25 gennaio, presso l’ospedale San Raffaele si terrà una visita medica indubbiamente senza precedenti. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi verrà visitato su ordine della Procura milanese. Due medici nominati dal Procuratore aggiunto Armando Spataro esamineranno per filo e per segno il volto del capo del governo per accertare esattamente le conseguenze subìte nel corso dell’aggressione del 13 dicembre in piazza Duomo, quando Massimo Tartaglia scagliò contro Berlusconi una pesante riproduzione della cattedrale milanese. Saranno insomma i medici legali - il dottor Carlo Goi e uno specialista maxillo-facciale - a stabilire se davvero il trauma inferto al Cavaliere valesse i novanta giorni di prognosi indicati nel certificato medico inviato in Procura dai medici curanti della vittima.

Si tratta, secondo fonti della Procura milanese, di «un atto assolutamente inevitabile», che però non manca di sollevare perplessità e polemiche. Come quella di Francesco Casoli, vicecapogruppo del Pdl al Senato: «Quanto stabilito da Spataro è al limite di ogni buon senso istituzionale. Il tribunale di Milano mette in dubbio lo stato di salute del premier tanto da stabilire una visita medica. I giudici della procura del capoluogo lombardo continuano a sentirsi superiori a qualsiasi legge e autorità eletta democraticamente dal popolo italiano».

Secondo gli inquirenti, la perizia è resa necessaria per formulare il capo d’accusa a carico di Massimo Tartaglia, il responsabile dell’aggressione a Berlusconi, e per valutare quali aggravanti contestare all’indagato: il codice penale prevede infatti diversi gradi del reato di lesioni personali, a seconda che la prognosi sia inferiore ai venti giorni, inferiore ai quaranta, o superiore a quaranta. Il certificato inviato in procura prima di Natale e firmato dal medico curante di Berlusconi, Alberto Zangrillo, colloca in realtà le conseguenze dell’agguato di piazza Duomo ben oltre questi limiti: prognosi di novanta giorni, diagnosi in cui si parla di «iperalgia e parestesia», «lesioni interne capaci di alterare la mimica del sorriso» e altri danni.

Il quotidiano Il Fatto, che ieri rende nota la decisione della Procura di sottoporre Berlusconi a perizia, segnala che in più occasioni, già dopo circa venticinque giorni dall’aggressione, Berlusconi sarebbe apparso in pubblico senza più segni di ferite, e apparentemente in buona salute. Ma secondo il dottor Zangrillo, che lunedì parteciperà all’esame di Berlusconi in veste di medico di parte, le apparenze non devono trarre in inganno: il presidente del Consiglio, spiega, si è tutt’altro che ripreso dal colpo. «Il presidente si alimenta con fatica e può assumere solo cibi di una certa consistenza a causa di difficoltà della masticazione. Inoltre è afflitto da dolori che gli impediscono un regolare riposo notturno».

Ma un’altra notizia arrivata ieri rende verosimile l’ipotesi che la perizia medica a carico del premier sia destinata a non venire mai utilizzata in un processo. Le condizioni mentali di Tartaglia, detenuto da oltre un mese nell’infermeria del carcere di San Vittore, starebbero precipitando, al punto che il giudice preliminare ha disposto il trasferimento del detenuto nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Carlo. E se si dovesse concludere per la sua incapacità di intendere e di volere, il lanciatore del Duomo non sarebbe imputabile né processabile.

Fin dalla serata del 13 dicembre, le condizioni psicologiche dell’arrestato erano diventate parte integrante dell’indagine. All’interrogatorio nei locali della Digos aveva collaborato anche la psichiatra che da anni ha in cura il 44enne inventore di Cesano Boscone, e subito dopo il suo trasferimento in carcere gli avvocati di Tartaglia avevano avviato una perizia di parte da consegnare in Procura. Nel frattempo, però, lo stato di salute dell’aggressore del premier avrebbe subìto un nuovo crollo, accompagnato - secondo una relazione dei medici di San Vittore - dall’emergere di tendenze suicide. Per questo si è reso necessario il trasferimento in una struttura ospedaliera protetta.