Hitler perseguitava la musica ma "osannava" i suoi maestri

Nel mirino nazista compositori come Eisler e Schulhoff A Milano eseguiti con i «preferiti» Wagner e Beethoven

La musica osannata, la musica perseguitata. Due facce di una medaglia terribile, il nazismo e le sue follie. Da una parte l'«amore» verso l'arte dei suoni - questa comunque usata a fini propagandistici - dall'altra, il disprezzo verso le produzioni considerate «degenerate» e verso i compositori ebrei, ma non solo. A Milano per il «Giorno della Memoria» LaVerdi con due concerti all'Auditorium di largo Mahler - stasera alle ore 20 e domenica alle 16 - propone questi «volti» contrapposti, l'amore e l'odio appunto, anche verso l'arte. I maestri e i pezzi usati dal regime e gli aneliti di libertà. Ecco dunque un programma con musiche di Wagner e Beethoven da una parte (rispettivamente l'Ouverture da «Tannhäuser» e «Concerto per piano e orchestra n.4 in Sol op.58»), e ancora dei perseguitati Eisler e Schuldoff («Niemandsland» e «Sinfonia n.2») dall'altra. Ma partiamo dai personaggi venerati, esaltati e glorificati a fini del condizionamento ideologico. In testa il compositore di Lipsia, che in qualche modo, con alcune posizioni - anche se la questione è ancora dibattuta - si prestò a certe interpretazioni. Già, proprio così: in pubblico Wagner, molto amato da Hitler, diede il suo appoggio a posizioni anti-ebraiche, tuttavia stando alle ricostruzioni non voleva l'eliminazione degli ebrei o la segregazione permanente e non aderiva in maniera completa al razzismo. Il suo saggio Das Judentum in der Musik («Il giudaismo della musica») apparso sulla rivista Neue Zeitschrift für Musik nel 1850 comunque rappresentò una base teorica da cui partire. Altra pagina, altra musica.

Il caso Ludwig di Bonn è diverso. Più sfumata fu la posizione nazista verso Beethoven, ammirato per la sua grandezza: seppure eseguito nei concerti pubblici non venne mai usato nelle celebrazioni del Reich. Un altro compositore molto «ben visto» in quegli anni in Germania, Bruckner, certamente non nazista in quanto morto nel 1896. Comunque il 21 marzo 1943, durante la «Giornata della commemorazione degli eroi» a Berlino viene suonata una registrazione del primo movimento della settima Sinfonia di questo musicista. E Hitler appare come in una sorta di trance; lui che - si dice - fosse un intenditore di musica classica. Intenditore pronto comunque a negare, perseguitare, cancellare. L'altra faccia della medaglia.

Tra gli oppressi dai nazisti, oltre l'austriaco Eisler (costretto a fuggire negli Stati Uniti) e Schuldoff (a un certo punto arrestato e mandato a morire nel campo di concentramento di Wülzburg), la lista è davvero lunga riguardo ai nomi e alle opere considerate dalla Germania di quegli anni come «degenerati», la cosiddetta Entartete Musik. La furia si scatenò subito: compositori ebrei come Felix Mendelssohn e Gustav Mahler vennero denigrati e condannati. A Lipsia una statua in bronzo di Mendelssohn venne rimossa. Il regime commissionò opere per sostituire le sue musiche di scena per «Sogno di una notte di mezza estate ». Nel mirino finirono personaggi come Kurt Weill, Viktor Ullmann e Pavel Haas solo per dirne qualcun altro. Nomi e musiche collegati all'enorme e pesante capitolo della musica e l'Olocausto. Quelle composizioni che furono scritte nei ghetti, nei lager, negli accampamenti, in clandestinità. A causa dell'appartenenza razziale, a causa della pelle e dell'etnia, a causa delle posizioni politiche. Banditi da Berlino generi (de-generi) come il jazz, la dissonanza nella composizione, l'anti-conformismo. Tanti Maestri si diedero alla fuga, sia dalla Germania sia dall'Italia. Si ricordano tra i tanti il pianista Arthur Rubinstein, il compositore Mario Castelnuovo-Tedesco, e ancora Erich Itor Kahn e Vittorio Rieti. Scampati al terribile destino di una vita e di una musica dietro al filo spinato. Come nel campo Theresienstadt. I compositori e musicisti imprigionati proseguirono fin quando loro possibile l'attività di composizione ed esecuzione delle loro opere o di opere di repertorio. Un concerto all'inferno.

Commenti

baronemanfredri...

Ven, 25/01/2019 - 13:18

L'INNO NAZISTA DIE FAHNE HOCH SCRITTA DA HORST WESSEL, C'E' LO ZAMPIN, O MEGLIO LE CORNA E GLI ZOCCOLI DI HITLER, CHE LO HA MODIFICATO RENDENDOLO ANCOR PIU' INNO MARZIALE. HITLER NON E' VERO CHE NON AMAVA LA MUSICA, MA SOLO LA SUA MUSICA

GPTalamo

Sab, 26/01/2019 - 15:24

Anche il dittatore Stalin dettava legge nella musica: nel 1936, quando il piu' grande compositore russo del 20esimo secolo, Dmitri Shostakovich, presento' la sua opera "Lady Macbeth of the Mtsensk District", Stalin, che assistette alla prima, scrisse nella Pravda un articolo di recensione dove critico' la musica dell'artista, il quale visse per anni la paura di essere catturato dalla polizia di stato per essere deportato e ucciso, evento assai facile e comune a quei tempi.

Tergestinus.

Sab, 26/01/2019 - 16:34

L'opera di Sostakovic ha, come è logico, un titolo in russo (Ledi Makbet Mcenskovo uezda). Siccome in un contesto italiano questa lingua è incomprensibile ai più, il titolo originale si traduca direttamente in italiano "La Lady Macbeth del distretto di Mcensk", senza per cortesia tirare in ballo un titolo in inglese che, ovviamente, non risale all'autore e non vale più della traduzione in qualsiasi altra lingua. Almeno dove è possibile, quando si parla di cultura non anglofona, evitiamo la sudditanza verso l'inglese!

GPTalamo

Dom, 27/01/2019 - 04:53

@Tergestinus. Il fatto e' che io vivo negli Stati Uniti da oltre 20 anni, e l'opera che ho in possesso ha quel titolo. La mia "sudditanza" all'inglese e' legata solo a quello, in effetti non conoscevo il titolo in italiano (pero' mi rendo conto che la traduzione era banale, avrei potuto farlo).