Lo spettacolo tra le sbarre accende San Vittore. L'addio della direttrice

L'appuntamento nell'ultimo giorno di incarico di Gloria Manzelli: «Grazie a magistrati e volontari»

Nella rotonda di San Vittore c'è chi viene per la prima volta ad assistere all'opera della Scala. Ferruccio De Bortoli, presidente della Fondazione Vidas, con la moglie Elisabetta. Sorridendo commenta: «Molto suggestivo». Poi Arnoldo Mondadori Mosca, consigliere della Fondazione Cariplo. «Ascolto musica, senza il cellulare in tasca. Finalmente qui dentro mi sento libero». Poi ci sono gli storici ospiti, come la giornalista Lina Sotis, Philippe Daverio con la moglie Elena. «Pensavo che è carino il fatto - dice Daverio - che un autore pugliese abbia fatto un'opera per la Scala al passo con i tempi di allora, scritta nel momento della nascita della classe operaia, per cui gli perdoni che trasformi il melodismo in declamazione e tutti i limiti della musica. Interessante la messa in scena, che rende molto bene in tv».

Ieri sera al centro della rotonda della casa circondariale, tra una trentina di detenuti e cinque detenute, c'era Gloria Manzelli, stavolta autrice di un saluto particolare. «Ringrazio per l'ultima volta tutti coloro che ogni anno creano un'atmosfera particolare in questa Prima. Questo per me è l'ultimo giorno di lavoro. Ora passo il testimone al mio successore, Giacinto Siciliano. Un tributo a tutta la magistratura, in particolare quella di sorveglianza, e a tutti i volontari». Siciliano e Giovanna Di Rosa, presidente del tribunale di sorveglianza di Milano, e Luigi Pagano hanno ringraziato Gloria Manzelli per quanto fatto in questi anni nel carcere più rappresentativo di Milano.

Altri ospiti che ritornano l'assessore Cristina Tajani, come l'assessore Pierfrancesco Majorino, anche loro affezionati a questo spettacolo scaligero tra le sbarre. Tra le file di poltroncine nere Gennaro Migliore, sottosegretario alla Giustizia, Giovanni Canzio, presidente della corte di Cassazione, Gaetano Brusca, presidente del tribunale di sorveglianza di Genova, Giovanna Ichino, presidente della corte d'Assise di Milano, Monica Gambirasio della camera penale, e don Colmegna. Come di consuetudine il risotto alla milanese, preparato dallo chef Stefano Isella, dai ragazzi dell'istituto Vespucci, dalle detenute e dalle mamme dell'Icam, l'istituto a custodia attenuata per le madri detenute.