Nove milioni di euro per 8 supercar, la Ferrari 275 GTB /6C Alloy regina dell'asta RM Sotheby's

Ieri seconda giornata di vendite di auto da collezione che si chiude oggi a Milano AutoClassica: la "rossa" di Maranello ha spuntato la cifra più alta seguita dalla Maserati MC12. Cifra record per nove vetture da sogno

Otto supercar da sogno conquistate a suon di euro: 9,2 milioni, per l’esattezza. Vendute nel giro di un’ora, ieri a Fiera Milano per la grande asta di RM Sotheby’s che termina oggi e si tiene, spettacolo nello spettacolo, in contemporanea con il salone Milano AutoClassica.

Degli 800 lotti proposti in tre giornate da RM Sotheby’s (auto, moto, natanti e bici d’epoca), contesi da amatori, collezionisti e investitori giunti da tutto il mondo con rilanci frenetici e cifre astronomiche, sono stati battuti "pezzi" tra i più pregiati, alcuni delle quali hanno visto salire vertiginosamente le quotazioni di partenza, tutti (tranne una) assegnate in un entusiasmo da stadio dai mille presenti: 1000 posti - tutto esaurito - nell’area del padiglione riservata all’asta e dalla folla di visitatori incuriositi da questo evento un evento senza precedenti in Italia.

La Ferrari 365 GTC del 1969 è stata assegnata a 660mila euro. La Ferrari 599 GTB Fiorano del 2007 ha spuntato 480mila euro, molto al di sopra della stima iniziale compresa tra 275mila e 325mila euro. Lotta serratissima per la Bugatti EB 110 GT del 1994, venduta a 550mila euro malgrado fosse stata stimata anch’essa da RM Sotheby’s un massimo di 325mila euro. Contesa a colpi di rilanci sostanziosi anche la Lamborghini Countach 25esimo Anniversario, che ha messo a segno uno scarto del 56 per cento tra valore massimo stimato (250mila euro) e prezzo di vendita (390mila). La Lancia-Ferrari LC2 Group C 1991, partita da una base d’asta di 400mila euro, è stata venduta a quasi il doppio: 760mila euro. Ma le vere regine della scena sono state una Maserati MC12 del 2004 assegnata a 2,7 milioni di euro, dopo essere partita da una base d’asta di 1 milione, e il pezzo più pregiato in assoluto, la Ferrari 275 GTB /6C Alloy del 1966, che da una base d’asta di 2 milioni ha raggiunto un prezzo finale di 3 milioni e 50mila euro.
L’unica vettura tra queste supercar che non ha superato il valore massimo di stima è stata una Porsche Carrera GT del 2005, battuta a “soli” a 680mila euro. Mentre l’auto con la miglior performance in termini di incremento percentuale è stata una sessantacinquenne Lancia Aurelia B20, che ha superato di oltre tre volte il valore massimo stimato, spuntando 300mila euro.

Insomma passione per supercar, i pezzi unici, le vetture storiche ma anche investimento, scelta calcolata, caccia all’affare. Le auto classiche sembrano davvero uno dei migliori investimenti possibili, anzi il più remunerativo in assoluto. Almeno stando a quanto sostiene la Knight Frank, società statunitense che si occupa di investimenti globali: stima il loro rendimento del 111% su 5 anni e del 469% su 10 anni a fronte del 17% e del 226% riper le opere d’arte e del 36% e del 254% per l’oro.

Anche per Axa Art, la performance dell’investimento in classic car, pari al 106% su tre anni e al 267% su sette, supera di gran lunga quella di ogni altra forma di investimento, dai tradizionali beni rifugio come arte, oro e diamanti alle azioni. La società, in collaborazione con Ademy (Automotive Data Evaluation Market Yield), ha analizzato dieci anni di transazioni di auto da collezione avvenute nelle case d’asta, ben 59.000 compravendite dal 2006 al 2015. Risultato? Una costante crescita sia del numero delle transazioni (da 2.972 nel 2006 a 10.148 nel 2015, con un’impennata del 7% tra il 2014 e il 2015) e del relativo fatturato (da 315 milioni di euro nel 2006 a 1.370 milioni nel 2015, con un + 38% tra il 14 e il 15).

Ma è un calcolo incompleto e parziale, perché - sottolinea Axa Art - se si tiene conto delle transazioni tra privati e delle vendite dei commercianti e restauratori, il giro d’affari potrebbe superare di dieci volte quello delle aste. Le transazioni numericamente più numerose riguardano, prevedibilmente, le vetture con valore unitario fino a 100mila dollari. Seguono quelle con valore tra 100mila dollari e 1 milione e quindi le auto dal valore superiore al milione. In termini di fatturato per categoria la classifica però si inverte e le top car si collocano al primo posto per quota di mercato, grazie agli alti prezzi di aggiudicazione: un esempio storico, anche se forse estremo, è quello della Ferrari 250 GTO Berlinetta del 1962 battuta a New York per oltre 38 milioni di dollari.

Il crescente interesse per le auto storiche come beni di investimento non è passato inosservato nel mondo della finanza, dove sono nati fondi di investimento specializzati (in qualche caso evoluzione di una passione da collezionista in un’attività finanziaria strutturata) come Rolling Art Fund 1, Ultimate Classic Car Fund, The Classic Car Fund. Tutto comunque da valutare con cautela e massima attenzione, c’è anche qui - vista la dinamica veloce dei prezzi - il rischio della bolla speculativa. Che non va mai sottovalutato come ha avvertito nel 2015 Bloomberg. Ci sono vetture contese a colpi di milioni, ma sono poche e super selezionate poi c’è il resto del mercato che non è stato immune dalla crisi globale e sono state registrate repentine svalutazioni.
Se proprio dovete investire nelle classiche - conclude Bloomberg - andate sul sicuro: marchi italiani e tedeschi e dove i numeri relativi alla produzione sono più bassi. Ancora meglio focalizzarsi sulle icone degli Anni ’80 e ’90.