Minacce delle Brigate rosse a quattro sindacalisti: "I prossimi siete voi..."

Le scritte sono state trovate all’interno della Fiat di Pomigliano d'Arco. Un delegato
del Pdci: &quot;Sono frange estreme che vogliono la chiusura della fabbrica&quot;. I dirigenti della Fiom e e della Fim csono itati per nome. Nel 2002 nella stessa fabbrica girò un volantino che invitava a &quot;non versare una sola lacrima&quot; per Marco Biagi. <a href="/a.pic1?ID=229589" target="_blank"><strong>&quot;Io primo della lista? Spero sia uno scherzo&quot;</strong></a>

da Milano

«Dopo Biagi e D’Antona i prossimi sarete voi». La scritta ritrovata sui muri dei bagni al reparto finiture dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, reca la firma del Partito comunista combattente corredata con tanto di stella a cinque punte, e non è di quelle che farebbero dormire sonni tranquilli. Non ai quattro sindacalisti citati nella «condanna», vale a dire Michele Liberti e Antonio Borrelli, dirigenti della Fim-Cisl, Francesco Manganiello e Mario Di Costanzo della Fiom-Cgil. L’inquietante scoperta, su cui sta indagando la Digos, è l’ultimo episodio che coinvolge uno dei fronti più caldi della lotta operaia, quella stessa fabbrica in cui nel 2002 venne sfornato il volantino che invitava a «non versare una sola lacrima» per l’assassinio Br del giuslavorista bolognese. In questo stesso stabilimento, la scorsa estate, venne resuscitata la sigla Potere operaio in un manifesto che annunciava l’autunno caldo delle tute blu «contro sfruttamento e precarietà».
Il promotore, l’ex cobas Mimmo Mignano, a Pomigliano fece più volte da anfitrione all’ex «cattivo maestro» Oreste Scalzone, quale testimonial «doc» il redivivo movimento. Circa un mese fa, l’esagitato caporione venne licenziato dalla Fiat per aver promosso uno sciopero non autorizzato in una concessionaria esterna.
Va detto che, aldilà dei bellicosi annunci («non c’è più spazio per la logica dei sacrifici», «la sola difesa sindacale non basta più!»), lo spettro dell’autunno caldo è rimasto tale, e le minacce ai quattro dirigenti sindacali arrivano in un momento particolarmente delicato, alla vigilia dello stop di due mesi voluto dall’azienda di Sergio Marchionne per il piano di investimenti tecnologici (70 milioni di euro complessivi) che dovrà «razionalizzare» e incrementare «l’efficienza degli impianti». Il progetto, che ha coinciso con un piano di mobilità che questo mese ha riguardato 80 dipendenti, è oggetto di dialogo tra sindacati e azienda, anche se non sono mancati forti attriti che hanno portato a scioperi temporanei e anche all’occupazione del Consiglio comunale di Pomigliano da parte di una delegazione di operai. Ma, come spiega Gerardo Giannone, segretario dei Comunisti italiani della sezione Fiat di Pomigliano, la fase è costruttiva. «Siamo riusciti anche a risolvere - racconta - un contenzioso con l’azienda che rifiutava di pagare due giornate lavorative a dicembre perché la produzione era ferma a causa di uno sciopero esterno».
Ma allora perché le minacce di morte con nomi e cognomi? Per Giannone si tratta di un fulmine a ciel sereno che difficilmente è da legare alla strategia del sindacato. «Penso piuttosto a frange estreme interessate alla chiusura dello stabilimento di Pomigliano, cosa che ovviamente alzerebbe di molto il livello di tensione».
E i diretti interessati? In apparenza minimizzano l’episodio, anche se concordano che non vada sottovalutato. Francesco Manganiello, della Fiom, dubita che vi siano relazioni con il movimento PotOp sbandierato lo scorso luglio: «Ma quale Potere operaio, parliamo di quattro gatti che non hanno alcun seguito, mentre alle nostre ultime assemblee abbiamo suscitato ovazioni tra gli operai di cui la Fiom rappresenta la sintesi politica. Personalmente sono tranquillo e con la coscienza a posto, perché la nostra unica stella polare è il rispetto del contratto e lo Statuto dei lavoratori». Un po’ meno sereno Antonio Borrelli della Fim: «E come faccio a non preoccuparmi? So che è stata fatta una denuncia, ma ovviamente è difficile stabilire se si tratti di una vera minaccia o del gesto di un mitomane. Scalzone? Boh, è qualche mese che non si fa più vedere da queste parti».