Miniere al sole: viaggio "esotico" nel sottosuolo della Sardegna

In libreria arriva una guida per scendere alla scoperta del volto meno noto dell'isola. Sette percorsi attraverso altrettante meraviglie della natura

Una volta erano un luogo di sudore e fatica, oggi si possono visitare e vedere sotto una luce diversa. Sono le miniere, uno straordinario patrimonio industriale convertito alla cultura e al turismo tematico, in uno degli scenari più affascinanti del Mediterraneo.

Miniere al sole Sette siti, sette percorsi sotterranei che illuminano un volto diverso della Sardegna, a lungo sconosciuto. Ora, si può scendere in questo mondo segreto accompagnati da "Miniere al sole", la prima guida bilingue al Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna (inserito dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità), scritta da Susanna Lavazza e pubblicata per i tipi di AM&D Edizioni di Cagliari. Ogni sito una storia: dalla scoperta dei minerali da parte dei navigatori fenici e cartaginesi e poi da parte dei romani e genovesi, e poi ancora dei pisani fino alla nascita della prima vera industria mineraria sarda, alla metà dell’ottocento. Sono storie di immigrazioni, di popoli che s’incontrano, sono capitoli di storia industriale d’Italia.

Visite Il parco Geominerario ha per obiettivo quello di convertire i vecchi giacimenti industriali in giacimenti culturali sfruttando quella sorta di ricchezza allargata ambientale e archeologica di cui esso è dotato, per cui lungo la strada che porta ad una vecchia galleria è possibile incontrare un branco di cervi o un tempio punico o una Domus de janas di epoca nuragica. Oggi, grazie alle politiche del Parco, è possibile visitare una galleria viaggiando su un trenino fra mare e montagna, senza scendere sottoterra o si possono osservare le miniere dal mare, in barca, lungo la costa che Jacques Cousteau definì: ”la più bella d’Europa forse del mondo”, quella fra Fontanamare e Porto Flavia, di fronte al Pan di Zucchero.

Grotte Si possono visitare grotte che brillano come immensi lampadari per misteriose alchimie calcaree, uniche al mondo. E’ anche possibile stupire di fronte alla ricostruzione del palazzo della Direzione di Montevecchio, residenza della famiglia del proprietario della Miniera, dotata anche di una grata per ascoltare la Messa senza assistervi. Il palazzo di tre piani con 22 stanze trompe l’oeil, lampadari in oro zecchino e tutti i comfort di una casa dell’alta borghesia della metà dell’ottocento.

Siti I siti visitabili oggi sono sette: i Pozzi di Ingurtosu ad Arbus, la galleria Henry a Buggerru la grande miniera di Serbariu a Carbonia, Funtana Raminosa a Gadoni, I cantieri di Montevecchio a Guspini la galleria Villamarina nella miniera di Monteponi e la grotta di santa Barbara nella Miniera di san Giovanni. Nel territorio delle miniere l’ospitalità è ancora un culto, le feste un rito collettivo e il cibo un piacere genuino.