Il ministro Fioroni nel mirino: «A scuola vuole il tiro a segno»

Giuseppe Fioroni finisce nel mirino. C’è infatti chi lo accusa di «proporre alle scuole il tiro a segno come educazione fisica». A sollevare il caso è stato ieri Italia Oggi, scegliendo come foto di prima pagina una scena tratta dal film di Sergio Leone Il buono, il brutto e il cattivo.
Sul «buono» e il «brutto» il dibattito è aperto, mentre sul ruolo di «cattivo» attribuito a Fioroni non ci sono dubbi. Ma cosa ha denunciato il quotidiano economico? «Nelle ultime settimane il ministero dell’Istruzione ha proposto agli istituti superiori di ogni ordine di mettere in mano ai ragazzi che li frequentano, fra i 14 e i 18 anni, una pistola o un fucile ad aria compressa».
A stretto giro di posta arriva da viale Trastevere la precisazione (una volta tanto, piacevolmente spiritosa): «Il tiro a segno è una delle 66 discipline olimpiche che dal 1968 costituiscono gli ambiti di gara dei Giochi Sportivi Studenteschi organizzati dal Coni insieme al ministero della Pubblica Istruzione e istituiti per promuovere discipline e valori olimpici. Delle discipline olimpiche, per la cronaca, fa parte anche il tiro con l’arco, senza che questo autorizzi a sostenere che la scuola addestra a fare la guerra tra indiani e cowboys». Quindi nessun «corso di tiro a segno alternativo alla più classica ora di educazione fisica», come scritto da Italia Oggi.
L’elenco completo delle 66 discipline accompagna ogni anno, dal 1968, la circolare con la quale il ministero della Pubblica Istruzione comunica alle scuole italiane le modalità per partecipare alle diverse fasi dei Giochi (di istituto, provinciali, regionali). E, a memoria di studente, nessuno ricorda di essersi mai sfidato in appassionanti gare a colpi di pistola e fucile ad aria compressa.
«I Giochi - spiega Fioroni, nell’ingrato compito di bersaglio fisso - non hanno nulla a che vedere con l’ora di educazione fisica perché la preparazione alle competizioni viene effettuata in orario diverso da quello delle lezioni».
Partecipare ai Giochi è una libera scelta degli studenti e delle loro famiglie; i ragazzi, per aderire al gruppo sportivo scolastico relativo alla disciplina scelta, devono presentare autorizzazione scritta dei genitori oltre che ovviamente la certificazione medica.
Le norme prevedono quanto segue: «Ogni scuola, nella propria autonomia, organizza i gruppi sportivi scolastici sulle discipline di gara di anno in anno individuate tra quelle riconosciute dal Coni e riportate nella circolare. A livello nazionale, invece, è il ministero che di anno in anno sceglie le discipline per le finali».
In tutte le manifestazioni dei Giochi Sportivi Studenteschi, conclude il ministero, le squadre degli studenti, a differenza di quanto accade tra gli adulti, si schierano in campo per stringersi la mano all’inizio e alla fine di ogni partita, nel rispetto dei valori di sportività, così come richiesto nella Direttiva del 9 febbraio 2007».
Lealtà e correttezza previsti per decreto ministeriale? Mah.