Il ministro Tremonti replica alla Marcegaglia "Industriali, fate di più"

Il ministro ha sottolineato che "i numeri dell’Italia non sono affatto negativi su occupazione e produzione industriale, certo bisogna fare
di più, ma la produzione dipende anche dagli industriali&quot;<br />

Washington - Ha fatto molto discutere, alcuni giorni fa, il videomessaggio con cui il presidente Confindustria, Emma Marcegaglia, lamentava che in Italia gli industriali sono stati lasciati soli dal governo. Soli di fronte ai loro problemi, in una difficile congiuntura economica. Oggi alla Marcegaglia risponde il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: sul fronte della produzione industriale anche gli stessi imprenditori devono fare di più.

La produzione dipende anche dagli industriali A margine dei lavori del Fondo Monetario Internazionale il ministro ha sottolineato che "i numeri dell’Italia, da molti attesi per il peggio, non sono affatto negativi su occupazione e produzione industriale, certo bisogna fare di più, ma la produzione dipende anche dagli industriali". Secondo Tremonti, "non possiamo neanche pensare che tutto il meglio sia fuori dai nostri confini e che noi siamo il peggio".

Non ricominciare a fare le cicale Insomma, senza l’impegno profuso durante la crisi, l’Italia potrebbe ritrovarsi oggi in una situazione simile a quella di altri Paesi europei in difficoltà. "Avremmo potuto essere molto diversi e stare molto peggio", dice Tremonti. Invece, prosegue, "l’Italia e gli italiani hanno fatto bene. Saremmo potuti finire in quella situazione e con altri, più chiacchieroni e pasticcioni, ci saremmo finiti". Il merito, dice il ministro, "è degli italiani" ma, aggiunge, "c’è troppa gente che ha preso troppo poco sul serio la gravità della situazione. Ci sono persone che pensano si possa ricominciare a fare le cicale. Ma la realtà è molto più complicata di così". Per Tremonti, "gli italiani sono molto più seri di quello che si pensa ed è anche merito loro se dai tabulati del Fondo monetario viene fuori che l’Italia è messa meglio di altri". Certo, prosegue il ministro, "abbiamo dei problemi, lo sappiamo molto bene, ma altri li hanno più grandi di noi. E questo è un merito dell’Italia e degli italiani che sono un popolo molto più serio di tutti i polemisti e pasticcioni che ci sono anche in Italia".

Il blocco Europa tiene Gli sviluppi più recenti della crisi del debito sovrano in Europa "dipendono da molti fattori - spiega Tremonti -. Quello che stiamo vedendo dimostra che è successo un po' di tutto e con motivi diversi", spiega ancora Tremonti. La Grecia è finita in crisi a causa di "difficoltà complessiva sulla tenuta di bilancio, sulla gestione della macchina amministrativa dello Stato, per la difficoltà nella raccolta delle tasse e l’eccessiva evasione. Si tratta di una crisi dell’insieme dello stato molto domestica e con poche implicazioni sistemiche". Quella irlandese è "una crisi soprattutto finanziaria, più sistemica che domestica e molto bancaria".

Grecia, rischio contagio non c'è Nei paesi periferici della zona euro ci sono dei problemi ma da Washington dove si svolgono i lavori di G20 e Fondo Monetario Internazionale "l’impressione è che il blocco dell’Europa tenga e che il rischio di contagio verso l’area del centro sembra che non ci sia".

Portogallo e Spagna Per il Portogallo si tratta di "una via di mezzo, più simile alla grecia che non all’irlanda". Ora, sottolinea il ministro, "sarebbe necessario farsi qualche domanda sui criteri di valutazione usati gli anni scorsi, anche al momento dell’ingresso" nell’eurozona. Il fatto è che, comunque, "sono qua e sono oggetto di interventi". Per la Spagna, infine, la situazione "è molto diversa" e l’opinione che esce dai lavori del fondo è che "ha reagito bene, attuando un piano di riforme, ricapitalizzando le banche e intervenendo sui conti pubblici. Conta anche - ha aggiunto - il fattore delle dimensioni" e "il paese si è staccato dall’area di rischio potenziale".