Minori, in Italia il 25% è a rischio povertà

Secondo l'Onu ancora oggi sfruttamenti e abusi: lavoro minorile, prostituzione e pedo-pornografia on line. Circa 900mila giovani abbandonano prematuramente gli studi

Roma - Il 24% dei minori italiani, quasi uno su quattro, è esposto a rischio di povertà. Sono circa 900mila i giovani che abbandonano prematuramente gli studi. Permangono, sebbene continuino a rimanere sommersi, fenomeni di sfruttamento e abuso, quali lavoro minorile, prostituzione e pedo-pornografia on line. C’è poi una tendenza ad utilizzare la detenzione preventiva per i minori, in particolare per quelli stranieri, e a non rispettare le misure di protezione previste per i quelli che vengono ascoltati in un processo. Sono alcuni dei problemi che emergono dal IV Rapporto su I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, dossier sulla condizione dei minori nel nostro paese e sul grado di rispetto della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Crc), presentato oggi alla vigilia dell’anniversario della ratifica della Convenzione da parte dall’Italia, avvenuta il 27 maggio 1991.

La stesura del rapporto Il rapporto è stato redatto dal Gruppo Crc composto da 73 organizzazioni ed associazioni, coordinato da Save the Children Italia. Il dossier identifica tra le sue raccomandazioni l’adozione di un Piano Nazionale Infanzia, la non più rinviabile istituzione di un Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, politiche e risorse espressamente destinate alla tutela dei minori, soprattutto a quelli che vivono in situazioni d’indigenza, sfruttamento, sottoposti a varie forme di violenza o discriminazione, come i minori stranieri o quelli che fanno parte di minoranze. Nemmeno nel corso della XV legislatura, il Parlamento italiano ha approvato una legge istituiva del Garante per l’infanzia e l’adolescenza.

L'assenza della politica Unici passi avanti nel corso dell’ultimo anno sono stati fatti su base locale, lamentano i promototi del Rapporto, pur persistendo la disomogeneità tra le leggi istitutive, altre due regioni, il Lazio ed il Molise, hanno formalmente nominato un Garante regionale, andando ad aggiungersi a Marche, Friuli Venezia Giulia e Veneto, mentre la Provincia Autonoma di Trento ne ha approvato la legge istitutiva. Riguardo alle risorse economiche, l’ammontare dei fondi destinati all’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e al Centro nazionale di documentazione e analisi è pari ad un milione e mezzo di euro per il 2008. "Ancora una volta, non possiamo non sottolineare - affermano dal Gruppo Crc - una sostanziale disparità rispetto all’Osservatorio nazionale sulla Famiglia, che ha avuto esattamente il doppio degli stanziamenti, sproporzione ancora più evidente se ad esso si aggiungono altri 10 milioni di euro espressamente allocati per l’elaborazione del Piano Nazionale per la Famiglia".

Disomogeneità geografica I bambini e gli adolescenti residenti in Italia al primo gennaio 2007 erano 10.089.141, di cui 666.393 di origine straniera . La maggioranza è di sesso maschile ed è residente nel Nord Italia. "Troppi di loro, ancora oggi, vivono privati in tutto o in parte di diritti fondamentali, come quello ad una vita dignitosa, all’istruzione, al gioco, alla salute - aggiunge Saulini - Sono inoltre preoccupanti la disuguaglianza e la disomogeneità geografica nella tutela dei diritti tra le varie aree del nostro paese". "L’attività di monitoraggio che abbiamo condotto nel corso di quest’anno fornisce una chiara fotografia sulle necessità e i problemi dell’infanzia nel nostro Paese, sull’attuazione o la violazione dei diritti dei bambini/e e degli adolescenti presenti in Italia", commenta Arianna Saulini, Coordinatrice del Gruppo Crc.

L'esigenza di un piano per l'infanzia "Il rapporto non vuole essere solo un momento di denuncia sulle carenze del nostro sistema, ma anche - aggiunge Saulini - un utile strumento di lavoro per coloro che nella nuova legislatura saranno responsabili delle politiche dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, nell’ottica del consolidamento del confronto istituzionale avviato negli scorsi anni e volto ad migliorare l’attuazione dei diritti garantiti dalla Convenzione". In Italia non esiste un piano Nazionale per l’Infanzia, sottolineano i promotori del Rapporto, nonostante le sollecitazioni del Comitato Onu e contrariamente a quanto previsto dalla normativa che ne stabilisce l’adozione ogni due anni. L’ultimo risale infatti al biennio 2002-2004. "Si auspica che il nuovo Governo, approvi al più presto un nuovo Piano, prevedendo idonee risorse per la sua attuazione", afferma ancora Saulini.