"Il mio kolossal con settanta big"

Intervista a Claudio Baglioni. Da Allevi a Battiato, da Fiorello a Mina, tutti insieme per celebrare "Questo piccolo grande amore" Dopo due anni di lavoro, esce il doppio
album che dà il via al tour. A dicembre la tappa a Milano

Roma - Allora se li mettiamo in fila sono addirittura settanta: da Allevi a Zarrillo, da Alessandra Amoroso ad Antonello Venditti. Tutti insieme appassionatamente a cantare le canzoni di Questo piccolo grande amore nel doppio cd che si intitola Q.p.g.a.. E poi c’è una su tutti: Mina. Ascoltarla mentre canta il verso «lo teneva stretto stretto», con uno strepitoso equilibrio di acuti e sussurri, è un’emozione, altro che. E avreste dovuto vederla Silvia Seleppico, la madre 91enne di Claudio Baglioni, come se le beveva, queste nuove canzoni: oltre due ore ferma e immobile e concentratissima con le cuffie nella saletta sotto una chiesa ai Parioli. Però attenzione, Claudio Baglioni, che naturalmente è la voce principale di tutto questo kolossal, dice subito: «Non è un remake del disco del 1972, è un arricchimento della versione originale». Difatti è così: oltre a essere la storia del grande amore di Giulia e Andrea, «quello che non dura tutta la vita, ma che la cambia», ci sono alcuni inediti e alla fine Q.p.g.a. diventa una enciclopedia della musica d’autore perché trovatelo voi un altro disco in cui cantano Battiato e Fiorello, Fossati e Giusy Ferreri, Giorgia e i Pooh senza pestarsi i piedi, tutti parte dello stesso affresco, tutti docilmente alla corte di quello che forse è il più torrenziale dei nostri artisti, l’unico che forse sia riuscito a conservarsi fedele a se stesso senza annoiarsi neanche un po’.

Baglioni, un disco così non è mai stato registrato nella storia del pop italiano.
«Ci ho impiegato due anni di lavoro. E in qualche momento ho avuto anche la tentazione di mollare tutto».

Quando?
«Sono entrato in crisi due o tre volte. Specialmente quando sono passato dall’idea di fare un semplice remake a quella di allargare il disco fino a dove poteva arrivare».

Difatti dentro ci sono preludi, interludi, temi e melodie che si intrecciano. Però in tutto questo elenco di ospiti manca Francesco De Gregori.
«In realtà ne mancano altri. Qualcuno non poteva, qualcuno voleva evitare la sovraesposizione».

Però c’è Fiorello in «Porta Portese».
«Gliel’ho affibbiata io, quella canzone».

E a lui sarà venuta la tentazione di imitarla.
«E forse all’inizio del brano si sente anche un po’».

Insomma, caro Baglioni, stavolta non si può dire che lei si sia stufato di «Questo piccolo grande amore».
«Se lo fossi, non sarei qui. Questa è una canzone che mi ha cambiato la vita».

In «Q.p.g.a.» c’è pure un brano che nella versione originale non c’era.
«Si intitolava Lungo il viaggio».

Perché gliela censurarono?
«Perché la ritenevano troppo politica visto che nel testo si parla di un corteo e quelli erano anni un po’ complicati, diciamo così. Così lasciai perdere. Però bisogna ricordare che all’inizio censurarono anche Questo piccolo grande amore».

Ma se è la canzone d’amore per eccellenza. Secondo lei ha influenzato anche le opere di Federico Moccia?
«Ma non è stato l’unico ad ascoltarlo. Tra Italia e resto del mondo, ci sono oltre 120 versioni di quella canzone. Hanno rifatto anche Con tutto l’amore che posso e Quanto ti voglio».

Anche Mina ha cantato «Questo piccolo grande amore in passato».
«Con lei, come con tutti, stavolta sono stato tiranno e non sono sceso a patti. Con lei abbiamo discusso di tonalità perché non voleva tenere registri troppo alti. Alla fine mi ha detto che questo è il regalo più bello ed elegante che potessi fare al mio album».

Che è uscito nel 1972.
«Ma ho iniziato a comporre le prime canzoni già nel 1969, quindi Questo piccolo grande amore festeggia in qualche modo quarant’anni. È arrivato nell’epoca del grande sogno che poi per molti è diventato solo ambizione».

E lei come festeggerà?
«Andrò in tour e dal 5 all’8 dicembre sarò agli Arcimboldi a Milano. Poi andrò negli Stati Uniti, in Canada e nel resto d’Europa».

E il prossimo cd?
«Magari già tra un anno. Ma sarà più breve, lo prometto».