Il mio Platone per capire il nostro mondo

Sono nato nel 1931 in un paese della Lomellina, dove ho imparato a comprendere il senso della vita e delle cose, proprio vivendo quel severo tipo di vita che i contadini di allora conducevano, e il duro modo in cui lo conducevano. Ho studiato nel Liceo Classico di Casale Monferrato, mi sono laureato in filosofia presso l’Università Cattolica di Milano e mi sono perfezionato per quattro anni in Germania a Marburg e a Monaco di Baviera. Ho insegnato dapprima nei Licei, poi nell’Università Cattolica di Milano e in quella di Parma, e ora presso la Facoltà di Filosofia del San Raffaele.

La mia scelta di studiare Filosofia è stata accettata in silenzio in famiglia, ma criticata da molti, e giudicata del tutto inutile. Ma perché ho scelto filosofia? Perché è quel tipo di sapere che solleva i problemi di fondo che riguardano l’uomo. Certo essa non li risolve, o meglio li risolve in modo disparato e contraddittorio. Ma questo è il punto: l’uomo ha necessità di porsi questi problemi; può tentare di rimuoverli ma non riesce a estirparli. E in filosofia è più importante il problema che non la soluzione. I Greci hanno chiamato questo sapere non «sofia», ossia sapienza, ma «filo-sofia», amore e ricerca di sapienza. L’uomo è per sua natura homo viator, ossia un viandante in cerca di sapere, ma questa è anche la sua grandezza spirituale l’essere sempre in viaggio per trovare.

Ma come si può rispondere a coloro che si scandalizzano del fatto che i filosofi si contraddicano? Credo che Gomez Devila abbia dato una risposta vera, anche se con ironia socratica: «Lo stupido si scandalizza e ride quando si accorge che i filosofi si contraddicono. È difficile far capire allo stupido che la filosofia è proprio l’arte di contraddirsi reciprocamente senza annullarsi». E io aggiungerei: non solo senza annullarsi, ma arricchendosi proprio con le contraddizioni.

Come specializzazione ho scelto il pensiero antico, in quanto è la base essenziale del pensiero europeo: l’uomo di oggi non comprende se stesso se non tornando alle origini. Inoltre, i messaggi filosofici degli antichi sono dei veri e propri modelli, che si impongono in maniera paradigmatica. Uno dei più grandi pittori greci di nome Zeusi, per rispondere alla domanda che gli facevano i collaboratori sul perché del suo continuare a lavorare su cose che sembravano già perfette, rispondeva: perché «io dipingo l’eterno». Lo storico Tucidide diceva che la sua opera di storia voleva essere «un possesso per sempre». E Platone diceva che il vero filosofo è colui che sa guardare in faccia l’eterno (e i suoi dialoghi sono oggi i testi filosofici più venduti).

Naturalmente ho continuato a occuparmi anche della filosofia medievale, moderna e contemporanea, come dimostrano le collane che dirigo per la Bompiani («Testi a fronte» e «Pensiero Occidentale»). Come un antico detto dice, non c’è ganga dello spirito umano che non contenga filoni d’oro. E io cerco con i miei lavori di portare alla luce proprio questi filoni d’oro.
Giovanni Reale