Il miracolo del «Parco» nato da un’intuizione che nessuno sa copiare

Oggi un turista tedesco mi ha raccontato che quando viene in Liguria prende il treno, perché da Stoccarda ce n'è uno diretto che arriva alle Cinque terre. Ho sorriso pensando che a Porto Venere non c'è neppure l'autobus che va diretto in stazione.
E così ho ripensato al paginone dei giorni scorsi sulle Cinque Terre, vissuto, scritto con parole che venivano dal cuore, che hanno colto l'essenza di ciò che è diventato negli anni questo territorio aspro e faticoso. Perché è vero che le Cinque Terre sono belle per volontà divina, ma nulla è accaduto per caso: ricordo che negli anni '60 mio padre andava ad aiutare un amico, «Baranin», a fare la vendemmia, che si faceva «corbe in collo» (ceste in spalla) su per i sentieri, non c'erano né muli né carrelli elettrici e lo sciacchetrà non si vendeva, ma si regalava al medico a Natale.
Lo sviluppo è cominciato negli anni '70, in sordina, grazie all'intuizione di Gigi Grillo (oggi senatore che all'epoca militava nella Dc e lavorava in banca alla Cassa di Risparmio della Spezia), di trascinare in politica un collega della filiale di Vernazza, Franco Bonanini, che prima divenne sindaco di Riomaggiore e poi presidente del Parco. Di lui si dice che abbia girato tutto l'arco costituzionale, ma non certo per confusione di idee: in un territorio aspro e chiuso come quello delle Cinque Terre la politica si doveva per forza intrecciare con le esigenze della popolazione ed un amministratore pubblico ha sempre bisogno di tutti, se vuole aiutare la gente.
La seconda intuizione, questa volta di Bonanini, è stata la costituzione del Parco delle Cinque Terre, che ha portato una pioggia di miliardi dell'Europa nelle casse locali, ma anche in questo caso nessuno ti dà niente per niente e per accedere ai finanziamenti pubblici bisogna fare i progetti e poi realizzare le opere. Cito un esempio: Riomaggiore ha costruito in pochi anni due ascensori, a Porto Venere con i soldi già stanziati dalla Regione non siamo riusciti a costruirne neanche uno.
In primavera il presidente del Parco è arrivato a Porto Venere da candidato alle europee, mi ha stupito il fatto che, a parte noi famiglia Maietta, degli accompagnatori del Pd locale lo conoscessero in pochi. Mi sono chiesta: possibile che siamo ad un passo da un'industria turistica e nessuno di questi signori ha pensato di copiarlo, di collegarsi in qualche modo a questo Parco delle meraviglie?
Mi piacerebbe un giorno leggere di porto Venere una pagina come quella sulle Cinque Terre, anche il nostro paese è solare e bellissimo, ma ci manca l'uomo che ne tiri fuori l'anima. Chissà che un giorno il faraone, libero da impegni, decida di prendere la barca e oltrepassare le «rosse» (è la scogliera che immette nelle bocche di Porto Venere).