MIRAFIORI, vince il "sì" col 54%. Fiom battuta La Fim: "Nasce lo stabilimento del futuro"

Passa l'accordo: i voti favorevoli sono stati 2.736 (il 54,05%), i voti contrari all'intesa sono stati 2.326 (il 45,95%). Su 5.431 aventi diritto hanno votato in 5.218. Il segretario Uil, Angeletti: &quot;Hanno vinto le ragioni del lavoro&quot;. Il ministro Sacconi: &quot;Ora nuova fase di relazioni industriali&quot;. <strong><a href="/spettacoli/marchionne_parla_telefono_finto_vendola/imitatore_rap-imitazione-vendola-scherzo-marchionne-falso_vendola_chiama_marchionne-radio/14-01-2011/articolo-id=499536-page=0-comments=1">Un &quot;finto Nichi Vendola&quot; telefona a Marchionne</a></strong> e si confronta con lui, che non si accorge dello scherzo di <em>Rds</em>: <strong><a href="/video/falso_vendola_telefona_marchionne/id=falso_vendola_marchionne">VIDEO</a></strong>

Torino -L'accordo sul rilancio dello stabilimento Fiat di Mirafiori è stato approvato con il 54% dei sì. I voti favorevoli sono stati 2.736 (il 54,05%) mentre i voti contrari all'intesa sono stati 2.326 (il 45,95%).Lo riferiscono fonti sindacali. L'accordo era stato firmato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl mentre non hanno firmato l'intesa la Fiom e i Cobas. A urne chiuse ha votato il 96,07% dei lavoratori: 5.218 su 5.431 aventi diritto. L’esito del voto era cruciale per il destino della fabbrica, perchè da questo dipendeva l’investimento del Lingotto su quella che è stata definita la "fabbrica di auto del futuro".

E' questo il risultato dopo la lunga notte dello scrutinio nella fabbrica torinese nel referendum che ha visto la Fiom - Cgil schierata sul fronte del no, decisa a contrastare l'intesa sottoscritta da Sergio Marchionne con gli altri sindacati. Ma la notte più lunga di Mirafiori é stata un vero e proprio testa a testa. Come in una lunga, estenuante partita di poker, i seggi sono stati 'spillati' uno a uno.

Decisivo il voto degli impiegati A decidere, a mettere a segno l'allungo decisivo per il sì, è stato il seggio 5, quello dei 449 impiegati. Prima, nel count down iniziato con il seggio 9, il no era riuscito non solo a resiste, ma addirittura a segnare un certo vantaggio: i reparti del montaggio, roccaforti della Fiom, avevano risposto. Al voto, iniziato col turno delle 22.00 di giovedì, hanno partecipato 5.119 lavoratori, oltre il 94,2% degli aventi diritto. E il sì ha vinto con 2.735 voti, pari al 54,05%. A votare no sono stati invece in 2.325 (45,95%), mentre le schede nulle e bianche sono state complessivamente 59. Questi i numeri ufficiali della commissione elettorale, dopo una nottata in cui le cifre diffuse hanno continuato a cambiare. Un'affluenza record che la dice lunga su quanto il referendum fosse sentito dal 'popolo' di Mirafiori. Il cancello 'due', simbolo di questa 2 giorni di passione per lo stabilimento storico della Fiat, è stato affollato tutta la notte da operai, militanti sindacali degli opposti schieramenti, ex dipendenti, giornalisti, fotografi e troupe televisive. "Il clima in fabbrica è tranquillo e disteso - ha detto uno degli operai più anziani uscendo dal turno cominciato al pomeriggio - e il voto si è svolto con lunghe code, ma in tranquillità". Ma nessuno, uscendo dalla fabbrica, aveva molta voglia di parlare. Il fronte del no ha retto per i primi 4 seggi: il 9, primo del montaggio; l'8, quello della 'riconta'; e il 7 e il 6, sempre del montaggio. Poi il sorpasso del sì, con un plebiscito dei colletti bianchi a favore del piano: 421 voti a favore e solo 20 contrari. In altalena, con lieve predominanza dei sì, lo spoglio dei seggi restanti. Fino all'ultimo, che ha segnato la vittoria ai punti: impossibile per il fronte del no recuperare lo svantaggio. Ma lo scarto, nel voto operaio, è stato solo di 9 punti. Nella lunga nottata di Mirafiori (dove alcuni militanti del no a volto coperto hanno bruciato bandiere dello schieramento avverso) non è mancato nemmeno un piccolo 'giallo', che ha coinvolto il seggio 8, dove la scomparsa di 58 schede ha costretto la commissione elettorale e congelare prima e ricalcolare poi il voto. Anche la fase finale dello spoglio, a vittoria del sì già acquisita, ha avuto attimi di confusione: l'esultanza rumorosa di un membro Fismic della commissione, ha causato infatti una lite con tanto di spintoni. Un rappresentante Fiom ha avuto un malore si è dovuto chiamare una ambulanza per soccorrerlo. Poi, alle 6.00 di questa mattina, proprio mentre gli operai del turno di notte lasciavano lo stabilimento, che oggi non vedrà nessuno al lavoro, l'esito finale: vittoria del sì.

"Mirafiori vivrà, grazie ai lavoratori" E'la prima dichiarazione dopo la vittoria del sì al referendum sull'accordo per il rilancio dello stabilimentodel segretario generale della Uilm, Palombella. "Ringrazio - ha detto - tutti i lavoratori, ad uno ad uno, che si sono espressi positivamente rispetto all'intesa per la vita dello stabilimento di Mirafiori. Anche i lavoratori, che hanno ritenuto di comportarsi in modo opposto, sappiano del nostro rispetto nei loro confronti: da oggi anche loro, come gli altri, saranno tutelati nel loro lavoro in fabbrica ed in quella che sarà la loro prossima azione sindacale". "Con l'accordo - ha aggiunto - si realizzeranno nuova produzione, salvaguardia dei livelli occupazionali, ed il possibile aumento degli stessi. La vittoria del sì al referendum sul futuro dello stabilimento dimostra come il gruppo dirigente dei metalmeccanici della Cgil sia riuscito ad infilarsi in un vicolo cieco, osteggiando fino all'ultimo istante il risultato vincente. Tra le nostre responsabilità ci sarà anche quella che i lavoratori non subiscano le conseguenze di questa dissennata scelta. Alla Fiom - ha concluso - la richiesta di una seria riflessione su quanto è accaduto e la speranza che questa organizzazione ritorni a fare sindacato. A noi l'onere di gestire la complessa intesa con Fiat e l'avvio del tavolo di confronto, il prossimo 24 gennaio, con Federmeccanica per la discussione sulla disciplina dell'auto, condizione essenziale per far rientrare le 'newco' della casa torinese all'interno del contratto nazionale di lavoro metalmeccanico". 

La Fismic: ora ricostruire il consenso La battaglia all'ultimo voto era "scontata" ma adesso che ha vinto il sì "bisogna lavorare con pazienza e ricostruire le ragioni di largo consenso che necessita un investimento così importante". Lo afferma il segretario generale del Fismic, Roberto Di Maulo sottolineando che sulla vertenza "c'e stata troppa demagogia e confusione" che ha impedito di spiegare ai lavoratori che non si ledeva nessun diritto".

"Hanno vinto i lavoratori di Mirafiori", ha detto il segretario generale dell'Ugl Giovanni Centrella . "La loro maturità e i loro senso di responsabilità hanno salvato decine di migliaia di posti di lavoro e faranno partire finalmente Fabbrica Italia".

Angeletti: "Vincono le ragioni del lavoro" "Come per tutti i veri cambiamenti la decisione è stata sofferta. Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro" dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. "Il sì all'accordo ci fa vedere con più ottimismo il futuro di Mirafiori e dell'industria automobilistica nel nostro Paese".

"Nasce lo stabilimento del futuro" Con la vittoria matematica del sì al referendum, a Mirafiori "nasce lo stabilimento del futuro". E' il primo commento del segretario nazionale della Fim Cisl, Bruno Vitali, che sottolinea: "Ora festeggia Torino, sbaglia chi pensa che Marchionne va a festeggiare a Detroit". " E' il primo referendum che vinciamo a Mirafiori da 15 anni ma - dice ancora il sindacalista della Fim, responsabile del settore auto - è il più importante". 

Airaudo: "Decisivi gli impiegati" Il risultato del referendum lo hanno deciso in sostanza gli impiegati perché gli operai hanno detto di no in modo rilevante, spiega il segretario nazionale della Fiom responsabile dell'auto, Giorgio Airaudo. "Bisogna apprezzare il grande coraggio e l'onesta di una grandissima parte dei lavoratori di Mirafiori che hanno detto di no all'accordo". "Gli operai delle linee di montaggio - ha aggiunto - hanno detto di no. Di fatto sono stati decisivi gli impiegati che a Mirafiori sono in gran parte capi e struttura gerarchica".

Sacconi: "Ora nuova fase di relazioni industriali" "L'esito del referendum apre un'evoluzione nelle relazioni industriali soprattutto nelle grandi fabbriche che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e effettiva crescita dei salari". Così, dai microfoni del Gr2 Rai, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi commenta il risultato del referendum.

Anche in casa Fiat è stata una lunga giornata d’attesa. Per Marchionne e Elkann insieme al Lingotto per aspettare l’esito del referendum, le prima notizie sono positive: l’affluenza record alle urne, superiore a quella già alta di Pomigliano, dimostra che i lavoratori hanno ben chiara la posta in gioco e comunque vogliono esprimere il loro parere. Un elemento, questo, su cui i vertici della casa torinese, contavano molto. Una giornata di normale attività lavorativa per Marchionne ed Elkann, ma con lo sguardo rivolto ai monitor per leggere le notizie di agenzia e le dichiarazioni sull’andamento del voto. I vertici della Fiat, rientrati ieri da Detroit per essere a Torino durante le operazioni di voto, sono comunque andati avanti nella messa a punto dei conti del quarto trimestre 2010 e dell’intero esercizio, che porterà all’esame del consiglio di amministrazione tra due settimane, il 27 gennaio. È una riunione importante dalla quale sono attese indicazioni anche sul 2011, primo anno in cui opereranno separatamente l’Auto e la Fiat Industrial, la società dei camion e dei trattori. Dagli Stati Uniti, prima delle aperture delle urne, l’amministratore delegato della casa torinese ha mandato un messaggio a lavoratori di Mirafiori. Nessuna enfasi particolare, poche e semplici parole: ha chiesto soltanto che abbiano fiducia nel futuro e in loro stessi. Elkann ha espresso l’auspicio che prevalga il senso di responsabilità e che il piano messo a punto possa andare avanti. Marchionne è stato chiaro: in più occasioni ha detto che se non ci sarà il 51% di sì farà altrove l’investimento. Le alternative sono tante, ha spiegato, innanzitutto Canada e Michigan, dove dopo il salvataggio della Chrysler il manager italo-canadese continua ad essere molto amato anche dal sindacato. Per Torino se vincessero i no si aprirebbe una pagina buia: "Se non posso produrre l’auto, che ci faccio? Un campo di calcio?", ha detto Marchionne a Detroit.