Il mistero delle Borse

«Diversifichi, diversifichi!» «Come, non ha diversificato?» «No, preferisco i Bot e i Cct», e infatti guadagnerò poco o niente, ma pareggio con inflazione, e il terremoto mondiale delle Borse mi interessa da un punto di vista... culturale, non personale.
Però è difficile resistere alle tentazioni dell’agente della propria banca che, quando riesci a mettere via quattro lire da investire per non fartele mangiare lasciandole sul conto corrente, ti propone una serie di «prodotti» molto vantaggiosi e sicuri per far fruttare i tuoi risparmi. D’altra parte, se non ci si fa consigliare dall’agente di banca addetto alla Borsa, a chi si dovrebbe dare fiducia?
È della Borsa che non ci si deve fidare. Negli ultimi vent’anni, quante volte abbiamo letto grandi titoli sui giornali che hanno messo sullo stesso piano i rendimenti della Borsa e la disfatta di Caporetto?
Adesso che il disastro sembra ormai superato, dotti e smaliziati analisti di cose finanziarie ci dicono che l’attuale crisi della Borsa internazionale è salutare per lo sviluppo futuro, perché segue un periodo di significativi rialzi. Sarà anche così; ma se noi andiamo ad investire i nostri risparmi prima di partire per le vacanze, con lo scopo saggio di non trovarci con l’acqua alla gola dopo le feste, cosa ci importa se la Borsa stava salendo da un paio d’anni e ora ha subito un salutare ridimensionamento? Compriamo i titoli (anzi, diversifichiamo) al prezzo del momento, non a quello di due anni fa. La conseguenza elementare è che ci troviamo con meno soldi di quanti ne avevamo prima della partenza per le ferie.
La morale ci dice due cose. La prima è la conferma che la formica fa sempre la figura della stupida rimbambita rispetto alla cicala. La seconda è certezza dell’esistenza di un mistero che avvolge le questioni di Borsa. Mistero, ovviamente, per noi comuni cittadini che intendiamo risparmiare investendo in Borsa.
Ora, perché non possiamo essere rispettati nei nostri limiti conoscitivi, perché chi è esperto dei misteri della Borsa non viene messo nella condizione di non infierire sull’inerme risparmiatore? Non mi si venga a dire che i terremoti borsistici sono imprevedibili come quelli naturali, che non si possono prevenire, che non si può evitare che l’investitore venga buggerato.
Per esempio, il rating, cioè le agenzie di valutazione del credito. Anche il più umile e sprovveduto risparmiatore si sarà sentito dire che un certo titolo, un certo fondo godono di un eccellente rating, oppure che è rischioso. In parole povere, il rating ci fa sapere quale sia il rischio dell’investimento. Non vuoi rischiare? Compra questo, il rendimento è molto basso. Vuoi rischiare? Compra quello, il rendimento è più alto.
In questi termini, non ci sarebbe nessun mistero nelle cose di Borsa: ci si assumerebbe le proprie responsabilità secondo il celebre motto: «Uomo avvisato, mezzo salvato». Il fatto è che qui non si salva nessuno: adesso si viene a sapere che il rating è una bufala, che va cambiato, riformato... non so. Certo, fa piacere leggere sui giornali che Sarkozy ha interrotto le sue vacanze in America e si è precipitato a scrivere alla Merkel per dirle che occorre aprire un’inchiesta sul ruolo delle agenzie di credito, il rating, appunto.
In proposito, una piccola perplessità è umana: non ci si poteva pensare un po’ prima? Oppure c’è da immaginare che quell’inchiesta, voluta con tanta solennità istituzionale, sia soltanto una semplice quanto inutile mossa politica. Ma, comunque sia, la verità è che veniamo avvolti nelle nebbie dell’incertezza non appena mettiamo il piede in banca. Perché? Forse non è vero che si capisce poco o niente di come viene gestito il nostro conto corrente, delle spese, degli interessi, delle variazioni delle une e degli altri? E sui mutui, sui prestiti è tutto chiaro? Pretendiamo ancora di avere certezze sugli investimenti? O siamo ingenui o siamo masochisti.
Tuttavia, l’altra verità è che non sono pochi quelli che ci guadagnano da queste crisi di Borsa: sono chiamati speculatori. Ma, più semplicemente, queste sono le persone che il sistema politico e finanziario mette nella possibilità di fregare il risparmiatore. Davvero non si può fare nulla per rendere più civilmente rispettato l’investimento in Borsa?
Stefano Zecchi