Il mistero infinito del bandito Giuliano: ora scompare pure il fascicolo della sua morte

I pm di Palermo, che hanno riaperto l’inchiesta sul delitto, ipotizzando
che quello sepolto nel cimitero di Montelepre non sia il cadavere del
bandito, hanno cercato invano l’incartamento per esaminare il referto
firmato dal medico legale
dopo il decesso.
Ma delle conclusioni dell’esame autoptico e del fascicolo non c’è
traccia

Palermo - Si infittisce ancora di più il giallo attorno alla morte del bandito Salvatore Giuliano. Dopo anni di inchieste, di sospetti, di incongruenze nelle indagini arriva l'ultima tessera di un mistero lungo 61 anni. Il fascicolo aperto subito dopo l’omicidio, avvenuto il 5 luglio del 1950, è sparito. I pm di Palermo che hanno riaperto l’inchiesta sul delitto, ipotizzando che quello sepolto nel cimitero di Montelepre non sia il cadavere del bandito, hanno cercato invano l’incartamento per esaminare il referto firmato dal medico legale dopo il decesso. Ma delle conclusioni dell’esame autoptico e del fascicolo non c’è traccia. Né in Procura, né all’Archivio storico di Palermo dove tutti gli atti di inchieste penali devono essere portati decorsi 50 anni.

In attesa del deposito ufficiale della consulenza degli esperti che hanno comparato il Dna trovato su alcuni oggetti appartenuti al bandito con quello del corpo sepolto e riesumato, l’inchiesta resta aperta. A un nulla di fatto ha portato il raffronto con i familiari in vita di Giuliano, e a un nulla di fatto avrebbe portato il confronto con i vestiti. La Procura, dunque, per mettere fine ai dubbi sulla morte del bandito e archiviare il sospetto che ad essere ucciso sia stato un sosia e che Giuliano sia fuggito altrove, potrebbe decidere di riesumare i genitori del "re di Montelepre". Il confronto del loro Dna con quello del corpo sarebbe risolutivo per accertarne l’identità. Su Giuliano si è detto e scritto tanto, ma come scrisse Tommaso Besozzi sull'Europeo "di sicuro c'è solo che è morto".