Le moda etica e coloratissima di Stella Jean

Parola d'ordine «metissage» per la prima collezione United Colors of Benetton creata in collaborazione con uno stilista esterno: Stella Jean, la bella designer italo-haitiana che ha trasformato le sue origini (madre creola e padre torinese) in un estetica multiculturale. «Quando mi hanno chiamata racconta lei - ho subito pensato alla salopette che ho indossato per una visita allo zoo con mio padre. Era un capo della linea per bambini di Benetton, 0-12. L'ho portata fino a consumarla». Gianluca Pastore direttore marketing e comunicazione mondo del Gruppo di Ponzano Veneto fa un sorriso come il gatto del Cheshire di Alice nel Paese delle meraviglie perché in un colpo solo vengono citati tutti i valori del marchio: memoria, heritage o famiglia che dir si voglia, un'idea di mondo multiculturale. «Ci siamo trovati benissimo» dice mostrando la bellissima capsule completa di accessori. Le scarpe sono deliziose ballerine con una teoria di cinturini che dal malleolo si arrampicano alle caviglie e bei motivi floreali ricamati sul camoscio (costano 99 euro). Le borse vengono prodotte in Etiopia, i bracciali ad Haiti mentre per i capi prevalentemente di lana in alcuni casi mista a cashmere si è mosso il team produttivo italiano tra Ponzano e la Croazia. Pastore avverte che su tutte le produzioni Benetton ha severi programmi di audit che controllano tanto i fornitori quanto il loro stesso indotto. Stella che della moda etica ha fatto la sua bandiera dichiara: «sosteniamo prima le persone e poi pensiamo al resto». Il risultato sono venti pezzi dal costo più che ragionevole: da un minimo di 79 euro (le maglie) a 290 il cappotto con i motivi Serape degli indiani Navajo. Onnipresente l'effige degli Yei, gli spiriti protettori di un popolo prigioniero a casa sua. In vendita online sul sito del Gruppo e nei 100 negozi più importanti dei 4500 monomarca (500 dei quali di proprietà) nel mondo. Benetton ha un fatturato annuo di 1,5 miliardi sell in e di 2,2 sell out.

DFed