Il modo meno rischioso di viaggiare? In aereo

Volare è sempre il modo più sicuro per viaggiare. Non è uno slogan, purché si abbia l'avvertenza di scegliere con cura dove, con chi e su cosa volare.
Le statistiche lo confermano. Malgrado il numero di voli, di aerei in servizio e di passeggeri trasportati continui ad aumentare, gli incidenti gravi, che provocano vittime, rimangono costanti o diminuiscono, anche grazie a livelli di sicurezza sempre più elevati. Nel 2010 ci sono stati 26 incidenti fatali, con 817 vittime, rispetto ai 28 dell'anno precedente, con 749 vittime e i 34 del 2008, con 583 vittime. La media nell'ultimo decennio è di 30 incidenti e 717 vittime. Non a caso i costi di assicurazione sui voli aerei continuano a scendere.
Però analizzando in modo più approfondito i numeri si scopre che le compagnie aeree che aderiscono alla IATA, quelle di serie A, registrano un incidente fatale ogni 3,57 milioni di voli, ma per le compagnie che non rispettano gli standard, anche di sicurezza, della IATA le cose sono molto diverse: il tasso di incidenti è 1 ogni 1,5 milioni di voli. E le compagnie IATA sono circa 230 su un migliaio che operano in tutto il mondo.
Molto opportunamente l'Unione Europea dal 2006 compila una "lista nera" di compagnie aeree che non possono operare in Europa. Nel 2006 erano 90, oggi sono 280. Beh, se un’aviolinea è in quella lista…meglio starci alla larga, anche fuori dall'Europa.
Ormai le primarie compagnie aeree ( e le prime 25 compagnie negli ultimi 10 anni hanno trasportato il 50°% dei passeggeri) appartengono ad un mondo diverso rispetto a tutte le altre: le prime hanno standard di sicurezza davvero degni del 21° secolo, le altre sono ferme ai livelli degli anni Ottanta, che oggi, nell'era del trasporto aereo di massa, reso ancora più accessibile dall'avvento delle compagnie low cost e low fare, non sono più sufficienti. Addirittura in Africa i livelli di sicurezza nel corso degli anni invece di migliorare sono peggiorati.
Gli standard variano infatti a seconda delle regioni del globo. Se si vola in nord America o in Europa occidentale si può stare davvero tranquilli, il rateo di incidenti è di appena 0,3 per milione di voli, ma le cose cambiano se si vola in Asia (0,9), in America Latina e Caraibi (1,4), Medio Oriente (1,3), per non parlare dell'Africa, dove gli incidenti mortali sono relativamente frequenti (6,3).
E bisogna anche prestare attenzione al velivolo sul quale ci si imbarca: ci sono in giro ancora molte "carrette", come molti vecchi aerei di produzione sovietico-russa, spesso protagonisti di incidenti. Va invece sfatato il falso mito che vuole gli aerei con propulsione a reazione più sicuri di quelli con motori a turboelica: non è così, lo confermano gli elevatissimi standard raggiunti da aerei regionali turboelica come gli europei ATR, che del resto soppianteranno i jet più piccoli, fino a 50 posti, ormai antieconomici.
Le statistiche confermano anche che il momento più "rischioso" del volo è quello dell'avvicinamento e atterraggio, mentre delicati sono anche la salita iniziale, la discesa. Contrariamente a quanto si crede, il decollo è invece più tranquillo…della salita a quota di crociera.
La sicurezza ovviamente ha un costo e purtroppo molte compagnie aeree di serie B cercano di risparmiare. Per questo è importante che gli enti che regolano la sicurezza del volo siano particolarmente severi nell'imporre il rispetto di regolamenti che devono poi essere adeguati ai tempi.
Inoltre la costante domanda di piloti pone criticità nella capacità delle nuove leve, mentre l'avvento di aerei sempre più automatizzati crea problemi di procedure e di rapporto tra pilota e macchina. Perché il fattore umano rimane l'elemento decisivo per aumentare i livelli di sicurezza e non è accettabile che le doti basiche dei piloti peggiorino: basta pensare che tutti o quasi i 26 incidenti fatali dello scorso anno avrebbero potuto essere prevenuti.