La moglie di Prodi usa i condoni di Berlusconi

Flavia Franzoni controlla il 50 per cento dell’immobiliare

Claudia B. Solimei

da Bologna

La parola condono, che sia fiscale edilizio o perfino dei punti della patente, fa venire l’allergia al centrosinistra e al suo leader Romano Prodi, che forse la vorrebbe persino cancellare dai dizionari. Lo ha ripetuto in modo martellante decine di volte, le ultime durante la campagna elettorale per le regionali e, qualche mese dopo, in vista delle primarie dell’Unione. «Con il centrosinistra non ci saranno più condoni». «Quei provvedimenti fanno diventare quasi ovvia l’evasione fiscale». «Di fronte a tanto - ha esclamato riferendosi ai punti patente - io non ce la faccio... sono più bravi». Insomma Prodi non ha mai voluto sentire ragioni: niente condoni, chi ha sbagliato non può certo essere perdonato dallo Stato. Un’intransigenza totale. Peccato però che quando i conti da mettere a posto sono quelli di casa, le cose anche per Prodi e famiglia cambiano e dal bianco e nero si passa a toni più incerti e sfumati.
Così se si spulciano i bilanci della Aquitania srl, come ha fatto il quotidiano Il Tempo, si scopre che questa società ha sede a Bologna in via Castiglione 21 nello studio dell’amico e commercialista di fiducia Piero Gnudi. Ma soprattutto si viene a sapere che l’Aquitania ha come soci al 50% la signora Flavia Franzoni, sposata Prodi, e una società di consulenza, la Simbuleia spa, con sede sociale allo stesso indirizzo. Niente di strano, sia chiaro. Salvo un piccolo, ma significativo particolare: nel 2003 la società della signora Prodi ha usufruito proprio di uno di quei «diabolici» condoni fiscali varati dal governo Berlusconi. È tutto nero su bianco. «Si precisa - scrive l’amministratore unico di Aquitania, Gian Luca Nanni Costa, nel verbale della riunione di approvazione del bilancio - che l’importo di euro 8.032 indicato alla voce Oneri straordinari è relativo all’adesione alle sanatorie fiscali L. 289 del 27/12/2002 e ex L. 350 del 24/12/2003». E poche righe più sotto si ribadisce il concetto: «I costi (...) hanno contribuito alla realizzazione della perdita d’esercizio, aumentata con le imposte di competenza relative al condono fiscale di cui la Vostra società si è avvalsa fino a tutto il 2002». Insomma, l’amministratore unico di Aquitania spiega che la società deve far fronte a uno sbilancio di 8mila euro, non preventivato, perché frutto «dell’esborso relativo alle imposte versate ai fini del condono fiscale». In tutto, il passivo della società risultava così di 10.127 euro nel 2003, mentre quello del 2002 era pari a 45.184 euro.
Insomma mentre il marito nelle piazze e sui giornali contestava con durezza i provvedimenti del governo in campo fiscale, la moglie li sfruttava. Prodi forse non se sapeva nulla, anche se va detto che la partecipazione nella società di servizi immobiliari, oggi in capo alla Franzoni, fino al 2002 era intestata a una società di consulenza, la Ase srl, di cui era socio lo stesso leader dell’Unione al 50% con la moglie. E anche la Ase srl aveva sede nello studio Gnudi.
Sia chiaro: sul piano formale non c’è nulla di irregolare, tutto è perfettamente legale a partire dall’uso dello strumento del condono per migliorare i conti della Aquitania. Quanto invece alla coerenza, ognuno può fare le le proprie valutazioni.
Per la cronaca, la Aquitania attualmente si occupa di case e il suo giro d’affari è abbastanza limitato: nell’ordine di alcune decine di migliaia di euro. In particolare, stando ai documenti pubblici, la società gestisce un immobile definito «sociale» alla periferia di Bologna e lo stabile è stato sottoposto a più riprese a a lavori di ristrutturazione.