Moldavia: l'orfanotrofio dove vendono gli organi Maroni: in Italia bimbi rapiti per questo traffico

Il traffico degli orrori: in Moldavia un rene vale tremila euro, uomini e donne accettano l'espianto. Tra i donatori anche i loro figli. Negli istituti per l'infanzia chi vuole trova tutta la &quot;merce&quot; che cerca. <strong><a href="/a.pic1?ID=325029">E il ministro dell'Interno Maroni lancia l'allarme anche per l'Italia
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Chisinau - I moldavi non hanno né gioielli, né oggetti di valore da vendere. E allora mettono sul mercato l’unica cosa che possiedono: gli organi. In fondo si può vivere anche con un rene solo e quei tremila euro di ricompensa servono a mandare avanti la famiglia per più di un anno. O a pagare il viaggio clandestino per raggiungere l’Italia con documenti falsi.

Ecco allora che, a Chisinau, donne e uomini salgono sui pullman. Destinazione: Istanbul, il gran bazar dei reni, il crocevia di un mercato atroce, dove si incontrano malattia e povertà. Si fanno operare illegalmente nelle cliniche private turche, mettono in tasca il denaro e se ne ritornano a casa, con la schiena a pezzi. Uno via l’altro. A gestire la tratta di esseri umani, come denuncia il Censis, è un’organizzazione criminale diramata tra Moldavia e Turchia e di cui fanno parte vari medici. Clamoroso il caso di Yusuf Sonmez, detto l’Avvoltoio, che qualche anno fa fu processato per le sue operazioni illegali. Come lui sono in tanti a operare di nascosto con staff clandestini e in condizioni igieniche pietose.

Il sospetto più atroce è che nel giro della vendita di organi ci finiscano pure i bambini. Niente di più facile in Moldavia, dove vivono i figli di nessuno. Dove i bimbi vengono rinchiusi in orfanotrofi lager e dimenticati lì dai genitori per anni, per sempre. Le direttrici degli Internat - così si chiamano gli istituti dell’infanzia - non si fanno tanti problemi a vendere i loro piccoli ospiti ai criminali turchi. Cosa importa se poi finiscono su una strada costretti a prostituirsi o se diventano vittime del traffico di organi? Tanto nessuno andrà a cercarli. Una mamma su tre in Moldavia è costretta ad abbandonare i figli per andare a lavorare all’estero. I bambini spesso fanno una brutta fine e già prima la vita in orfanotrofio non è semplice: si dorme in stanzone comuni con i letti in fila, peggio che in caserma. Si può fare la doccia solo in orari e turni decisi dai grandi. Si gioca in spazi comuni, si mangia in spazi comuni. Sempre e soltanto in orari prefissati. Le botte sono all’ordine del giorno. «In Moldavia - spiega un assistente sociale - picchiare i bambini è un modo per educarli. I piccoli non si rendono nemmeno conto che quella è violenza, per loro è normale».

A pochi importa se poi i bimbi spariscono nel nulla. Sono tanti, dieci in più o dieci in meno è uguale. «Tanti bimbi cercano di scappare - racconta Cezar, dell'associazione Child Rights - e proprio per questo vengono portati in orfanotrofi sperduti nelle campagne e il più possibile lontani da casa».
Da anni la Moldavia fa crescere i suoi figli così, con insegnanti che li vendono per poche centinaia di euro o li sfruttano, nella migliore delle ipotesi, per zappare il giardino di casa. I trafficanti fanno affari d’oro: comprano bimbi senza nome, li passano di mano in mano, fino ad obbligarli a donare gli organi.

Perché i «copii» (bambini in moldavo) finiscono così e crescono in questi postacci anche quando hanno una famiglia? Nella maggior parte dei casi perché i genitori sono all'estero o non sono in grado di accudirli. Spesso il papà è alcolizzato o, nelle migliore delle ipotesi, è partito per la Russia come carpentiere. E la mamma è in Italia a cercare fortuna o a finire nei guai.

L'80 per cento delle famiglie moldave vive molto peggio: in villaggi dimenticati da Dio, in baracche umide senza pavimento e senza vetri alle finestre. L’orfanotrofio non viene visto come un’anticamera alla donazione di organi ma come un modo per proteggere i piccoli. E allora ecco che i bimbi vengono tirati su tutti allo stesso modo, come se non avessero ognuno la sua personalità. «Non hanno fiducia in se stessi - racconta Maria, psicologa dell'infanzia -. Iniziano a fumare prima di aver compiuto i dieci anni, fanno pipì a letto fino ai nove. Hanno tante fobie, troppe». Disegnano omini tristi, che piangono, come loro.

Sono oltre 70mila i bambini che crescono da soli, dimenticati. Il governo moldavo si è prefissato di dimezzare il numero entro il 2010, ma i volontari scuotono la testa: «Sono solo cifre scritte sulla carta. Il ministero non è interessato a chiudere gli Internat». I pericoli maggiori minacciano le adolescenti: ci vuole un nulla perché finiscano a prostituirsi, ad accogliere gli europei negli appartamenti del centro di Chisinau. Capita anche che sia il loro stesso fratello a venderle alle organizzazioni criminali. Sesso, organi, è uguale, tutto porta soldi dove i soldi non ci sono.

È il mondo delle associazioni non governative l'unico a cercare di spezzare quest'incubo e salvare i bambini da un destino di sofferenza e sopraffazione. Tanti volontari, insieme ai preti ortodossi della chiesa di Bessarabia, hanno avviato vari progetti sociali per aiutare i bambini a vivere in dimensioni più umane, per evitare atrocità e traffici di minori. L'associazione Diaconia ha scelto di recuperare la dimensione della famiglia, anche per gli adolescenti che una famiglia non ce l'hanno. Come? Ad esempio con gli appartamenti sociali. Ce n'è uno a Orhei, vicino a Chisinau, dove ora vivono, come fossero sorelle, sei ragazzine uscite dagli orfanotrofi. E, con tutta probabilità, salvate da brutti giri di prostituzione. Imparano a gestire il denaro, la casa e il tempo libero. Per ricominciare, un giorno. Senza andare, da grandi, a donare volontariamente un rene per pagare la bombola del gas e scaldare casa.