Mondiale di sudoku, vince chi dà i numeri

Stefano Filippi

nostro inviato a Lucca

I sudokisti diabolici si devono mettere il cuore in pace. Anche se al mare non avevano rivali, risolvono a penna gli schemi dei giornali e si allenano su Internet o sul palmare, il campionato del mondo del loro passatempo preferito è una faccenda da marziani. I sudoku 9x9 o anche 16x16 sono preistoria perché non c'è freno all'inventiva di chi progetta rompicapo sempre nuovi. E il torneo di Lucca, che oggi incorona il primo re del sudoku mondiale, è un campionario di fantasticherie logiche, un'insalata di cifre incasellate in tutti i modi immaginabili. Il puzzle dei numeri a incastro esploso un anno fa sulle pagine estive dei giornali non è rimasto il fenomeno di una sola stagione, è diventato come le ciliegie: un gioco tira l'altro.
Ieri gli schemi classici sono stati pochissimi. Sudoku con la diagonale, con le caselle bianche per i numeri dispari e grigie per i pari, con le griglie irregolari, schemi siamesi, a stella, cubici, toroidali, risolti con somme o moltiplicazioni, con i numeri all'esterno o in cornice, fino ad autentiche torture cerebrali come i numeri digitali, quelli dei vecchi calcolatori elettronici di cui però sullo schema viene tracciato soltanto un trattino. O come quelli con numeri e lettere: ieri, per non favorire nessuno, i giudici hanno scelto l'alfabeto in uso a Samoa. Sudoku polinesiano.
«Qualche variante l'ho vista per la prima volta la settimana scorsa», borbotta Martino Nacca, professore di matematica avellinese e «nonno» del campionato (61 anni portati alla grande), uno dei sei italiani in gara. Decimo dopo la prima manche, scivolato oltre il trentesimo posto dopo la seconda, non è entrato tra i magnifici nove (due americani, due cechi, due giapponesi, un ungherese, uno slovacco, un serbo) che stamattina si contendono il titolo. «I sudoku dei giornali che l'hanno catturato l'estate scorsa sulla spiaggia di Soverato erano un'altra cosa», sospira la moglie al seguito. Nessuno degli italiani è entrato nella finalissima: la veneziana Giulia Franceschini, ventenne campionessa italiana, si è piazzata diciannovesima.
Ce l'ha fatta soltanto al tie-break, per il rotto della cuffia, il guru giapponese dei rompicapo, Tetsuya Nishio, l'inventore dei crucipixel: incroci di cifre tipo battaglia navale che alla fine, come un ricamo a punto croce, disegnano una figura. Numeri e arte, matematica e fantasia, roba da «mago dei numeri» di Enzensberger. La classifica provvisoria è guidata da due americani, anche se gli Stati Uniti non c'entrano nulla con il sudoku: inventato da un matematico svizzero del Settecento (Eulero) e rielaborato dai giapponesi, è diventato un business grazie al fiuto di un giudice in pensione neozelandese trapiantato a Hong Kong (Wayne Gould), ed è stato trasformato in un successo planetario dai giornali inglesi.
Il salone dell'hotel Guinigi di Lucca sembra ospitare un concorso pubblico. Due sessioni al mattino, altre due dopo pranzo, 36 schemi da risolvere, grandi fogli pieni di moduli da riempire, matite, gomme, pennarelli, cartoni piegati a fare da separé sui tavoli, silenzio. Un pannello elettronico controllato dalla Federazione italiana cronometristi scandisce il conto alla rovescia, in un'altra sala una ventina di ragazze correggono gli elaborati. Il jolly è Riccardo Albini, direttore editoriale della Nonzero (società specializzata nella creazione e diffusione dei sudoku) e organizzatore della manifestazione. È dappertutto: al tavolo dei giudici, in salone, al telefono con la Bbc o la radio russa. Ha il pallino dei nuovi giochi: è lui l'inventore del Fantacalcio e sempre lui, alla fine del 2004, fece conoscere il sudoku al Belpaese. «Ci siamo affiliati alla World Puzzle Federation l'anno scorso e quest'anno abbiamo organizzato in Italia il primo campionato di sudoku», spiega soddisfatto.
Gli 85 concorrenti di 20 Paesi dall'India al Venezuela sono in gran parte maschi (70 per cento) e giovani: oltre la metà ha fra 20 e 30 anni e una quindicina anche meno, il più piccolo (ma è alto uno e 85) è un ragazzo tedesco di 15 anni, Roland Jago. Spirito nazionalistico fortissimo: molti indossano magliette con il Paese di provenienza, i croati si sono fatti scrivere anche il nome di battesimo come i calciatori, i nostri hanno in testa un cappellino azzurro a visiera, i turchi ostentano un bollino rosso con mezzaluna e stella. Nessuno ha l'aspetto del matematico pazzo. Magari ieri sera avranno avuto gli occhi pieni di numeri volteggianti, come Zio Paperone li aveva di dollari.