Anche gli afroamericani vittime del politicamente corretto

La leggenda della Wnba e cestista di colore Penny Toler è stata licenziata dai Los Angeles Sparks perché in un discorso rivolto alle giocatrici ha usato la parola "negro"

Il politicamente corretto non risparmia proprio nessuno, nemmeno quelle minoranze che ossessivamente intende tutelare e proteggere. Basti pensare a quanto è difficile, oramai, stare al passo al mutevole campo dei discorsi e delle parole ritenute "accettabili" per il fenomeno sociale del politicamente corretto: come il nome della squadra di football dei Washington Redskin, ritenuto denigratorio nei confronti dei nativi americani o l'uso dei pronomi lui e lei che se usati nei contesti sbagliati potrebbero far arrabbiare qualcuno perché denoterebbe una "scarsa sensibilità" verso le persone bisessuali o transgender. E così via. La dittatura linguistica in Italia ha contagiato persino la magistratura italiana, quando condannò due anni fa la Lega per aver usato il termine clandestini, ritenuto "denigratorio" e "discriminatorio". Guai poi a usare la parola "zingaro". Nel febbraio 2015, un autore di un testo di diritto penale è stato condannato per condotta discriminatoria e il libro è stato ritirato dal mercato.

Questo fenomeno che mira a garantire pari dignità e a tutelare ossessivamente tutti i gruppi sociali esistenti - ma che finisce soltanto per animare la politica identitaria - proviene dagli ambienti progressisti e liberal americani e negli ultimi anni ha toccato nuovi vertici di follia. Come riporta Filippo Facci su Libero, l'ultimo assurdo episodio riguarda la direttrice di colore di una squadra femminile di basket professionistico, i Los Angeles Sparks, licenziata senza tanti complimenti all'inizio del mese perché in un discorso rivolto alle giocatrici ha usato la parola "negro". Termine che secondo la maggior parte delle testimonianze raccolte non ha usato in forma spregiativa. "L'ha usato - scrive Facci -in generale, all'interno di un discorso vivace e motivatore dopo una sconfitta coi Connecticut Sun nelle semifinali del Wnba, la lega professionistica femminile degli Usa". Penny Toler, che peraltro è una leggenda della Wnba, faceva quel lavoro da vent'anni e non voleva offendere nessuno, ma questo non è bastato a salvarla.

L'altro esempio paradossale che racconta fin dove può spingersi il politicamente corretto riguarda una scuola del Wisconsin. L'incidente, riporta la Bbc, si è verificato il 9 ottobre scorso quando la guardia giurata di colore Marlon Anderson ha chiesto ripetutamente a uno studente maleducato e ribelle di non non chiamarlo "negro". Risultato: Anderson, 48 anni, da 11 anni al servizio della scuola, è stato licenziato in tronco per aver usato la parola proibita, salvo poi essere riammesso dopo la protesta di tutta la comunità. Il Madison Metropolitan School District aveva citato la sua politica di tolleranza zero sugli insulti razziali da parte dei membri del personale come motivo del licenziamento. Follia pura. Sulla decisione di riammettere al lavoro la povera guardia giurata, la direttirce della scuola Jane Belmore ha affermato che l'istituto scolastico cercava semplicemente di tener fede agli impegni presi per essere un "distretto scolastico antirazzista".

Fortunatamente, in Europa, non siamo ancora a questi livelli, ma il rischio è elevatissimo. E il politicamente corretto si è già ampiamente diffuso nei nostri atenei italiani, come scrive anche il professor Marco Gervasoni su Il Giornale, università nelle quali l'ideologia marxista e leninista di un tempo è stata sostituita da un conformismo fondato sul politicamente corretto: non si parla più di presa del potere del proletariato, ma si invocano gli immigrati a ogni piè sospinto, con l'invito a accoglierli tutti, si promuove la "scrittura inclusiva" (quella con l'asterisco), ci si batte per i diritti degli Lgbt. Il tutto proviene dall'America contemporanea, dove le università - e non solo - sono sconvolte da queste tendenze. Che portano ad eccessi come quelli sopra descritti.

Commenti

dagoleo

Mer, 23/10/2019 - 16:27

un mondo demente. nel futuro se la terra esisterà ancora e la razza umana pure, nello studiarci ci giudicheranno come dei totali idioti rimbecilliti, come i matti che prima del mille gridavano alla fine del mondo. sempre che siano realmente esistiti e non siano solo nostre fantasie.

stefi84

Mer, 23/10/2019 - 18:36

Assomiglia molto a una dittatura. Anche quelle ti dicevano cosa dovevi dire o non dire.

Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Mer, 23/10/2019 - 19:16

e presto gli americani si renderanno conto che il politicamente corretto imposto dalla sinistra si rivelerà una schizofrenia politico e sociale e finiranno per ammettere che bisogna riformare dentro il sistema progressista...