Arabia Saudita, slitta vendita di Aramco. Riyad: "Lo stop sarà breve"

Il Ministro saudita dell’Energia ha precisato: “È una sospensione temporanea. Stiamo solo ridefinendo il valore delle azioni”

L’Aramco, compagnia petrolifera nazionale saudita, per il momento, resta sotto il totale controllo di Riyad. Secondo indiscrezioni giornalistiche, la vendita delle azioni della società agli operatori economici internazionali sarebbe stata revocata dalla Casa reale. L’apertura del capitale sociale dell’Aramco a investitori stranieri era stata definita dai principali quotidiani finanziari come “il più grande affare della storia”.

Secondo Al Jazeera e Fox News, re Salman avrebbe disposto l’annullamento della quotazione della società nei listini di New York, Londra e Hong Kong. Nel 2016, il Governo saudita aveva stabilito un cronoprogramma relativo alla vendita sul mercato internazionale del 5% della compagnia petrolifera. Obiettivo della Casa reale era incamerare, mediante tale cessione, 2mila miliardi di dollari. La quotazione in Borsa delle azioni Aramco era stata definita dal principe ereditario Mohammad bin Salman come una “riforma cruciale” verso la modernizzazione del Regno. Tuttavia, la cessione sembra essersi arrestata. I media individuano ragioni geopolitiche alla base del recente “dietro front”.

Al Jazeera e Fox News sostengono che l’annullamento della procedura di vendita sarebbe una reazione di Riyad alle critiche pronunciate da diversi Governi occidentali circa la repressione ordinata dalla Casa reale nei confronti delle associazioni per i diritti umani. Gli arresti e le condanne a morte disposti recentemente dalle autorità saudite ai danni di attivisti per le libertà civili hanno provocato un’ondata di sdegno a livello internazionale. Lo scontro tra il Regno e le opinioni pubbliche occidentali ha raggiunto il culmine ai primi di agosto, con l’espulsione dei diplomatici canadesi dal Paese mediorientale. La mancata cessione delle azioni Aramco sarebbe una ritorsione economica varata dalla Casa reale nei riguardi degli Stati che hanno sposato la causa de diritti umani. Dopo il “congelamento” delle trattative dirette alla conclusione di accordi commerciali con Canada e Unione europea, l’Arabia Saudita avrebbe disposto una ulteriore contromisura sul piano finanziario: il blocco della quotazione in Borsa del colosso petrolifero.

Le ricostruzioni giornalistiche sono state seccamente smentite dal Ministro dell’Energia di Riyad. Khalid al-Falih ha infatti precisato: “Il Governo non ha alcuna intenzione di annullare la procedura per la cessione del 5% del capitale sociale dell’Aramco. Il ritardo che si registra sul fronte della quotazione in Borsa della compagnia è dovuto agli ulteriori approfondimenti che abbiano commissionato ai nostri esperti di mercati finanziari. Stiamo ridefinendo il valore che sarà attribuito a ogni singola azione al momento della quotazione dell’Aramco nei più importanti listini al mondo. La sospensione dell’iter per la cessione avrà presto fine e gli operatori internazionali potranno formulare le loro offerte per acquisire percentuali del capitale sociale della compagnia.”