Balcani, la via europea del jihad

Nei Balcani esistono campi e insediamenti di islamisti che operano al di fuori degli ordinamenti statali, e non sono controllati da nessuno. Inoltre, ci sono zone isolate che sfuggono ai servizi di sicurezza

Le stragi di Parigi e le indagini sul gruppo di terroristi che le avrebbero ideate e messe in atto ripropongono il tema dei collegamenti e degli appoggi che gruppi dell'estremismo islamico avrebbero nei Balcani, una regione dell'Europa a forte presenza di popolazione islamica e nella quale circola ancora una enorme quantità di armi e munizioni risalenti ai conflitti sanguinosi degli anni Novanta nella ex Jugoslavia.

L'intensificarsi negli ultimi mesi dei flussi migratori lungo la cosidetta rotta balcanica ha accentuato ulteriormente sospetti e pericoli sulla presenza o sul transito nei Balcani di soggetti pericolosi facenti parte della enorme galassia jihadista, spesso di vere e proprie formazioni terroristiche.

È il caso del presunto terrorista siriano, uno degli autori degli attacchi a Parigi, che con la marea di altri migranti e profughi provenienti dalla Grecia sarebbe transitato in ottobre attraverso Macedonia, Serbia, Croazia, Ungheria Austria. Un itinerario seguito da centinaia di migliaia di altri migranti provenienti dal Medio Oriente, Siria e Iraq, e diretti verso l'Europa occidentale.

Dei Balcani, precisamente del Montenegro, è originario l'uomo fermato nei giorni scorsi in Baviera con un carico ingente di armi e munizioni, e che secondo gli inquirenti sarebbe stato in collegamento con gli autori delle stragi di Parigi. Circostanza questa smentita sia ieri da fonti del governo di Podgorica sia oggi dal diretto interessato, il quale ha detto che si stava recando a Parigi "per vedere la Tour Eiffel".

Le regioni dei Balcani maggiormente sospettate di offrire appoggi logistici e finanziarie al terrorismo di matrice islamica sono il Kosovo, l'Albania, l'ovest della Macedonia, la Bosnia-Erzegovina e la regione meridionale serba del Sangiaccato, tutte caratterizzate da popolazione a grande maggioranza musulmana.

Secondo l'analista di antiterrorismo Djevad Galijasevic, citato oggi dal quotidiano Blic, nei Balcani esistono campi e insediamenti di islamisti che operano al di fuori degli ordinamenti statali, e non sono controllati da nessuno. Un fenomeno questo che riguarda in modo sempre più preoccupante la Bosnia-Erzegovina, dove sono presenti gruppi wahabiti legati alla galassia jihadista che vengono finanziati dall'estero, da al Qaida e dall'Isis.

Galijasevic ricorda a questo riguardo gli insediamenti di islamici estremisti e radicali nelle località bosniache di Gornja Maoca, Dubnica, Osva, Mehurica, Orasec, Bocinja, Jezera, Serica, i cui abitanti vivono isolati dal resto del Paese seguendo strettamente i dettami della sharija, e che sfuggono a ogni controllo dei servizi di sicurezza.

Commenti
Ritratto di Mario Galaverna

Mario Galaverna

Dom, 15/11/2015 - 19:36

Era prevedibilissimo meno ai cxxxxxi che vollero la guerra ai serbi sostenendo i MUSULMANI dell'UCK. Sempre loro, sempre i sinistri col Baffino capintesta.

Solist

Dom, 15/11/2015 - 20:43

la via prediletta delle bestie è propio li i balcani, territorio senza controlli e logisticamente perfetta per armi, esplosivi etc. aiutati da gente senza scrupoli...italia attenta perchè gli alcuni o tanti ex jugoslavi, dopo essersi squartati a vicenda nella famosa querra fratricida non esiteranno ad agevolare odio e terrore nella vicina penisola per mano dei jihadisti