La battaglia finale a Mosul: gli elicotteri italiani in prima linea

Iniziata la battaglia per riconquistare la "capitale" del Califfato. La Pinotti assicura: "Nessun soldato italiano in battaglia". Le nostre forze speciali da combattimento soccorreranno i feriti della coalizione

Nessun pericolo per il contingente italiano che protegge la diga di Mosul e per gli operai che ci lavorano. Nessun soldato impegnato sul terreno nella battaglia appena iniziata per la riconquista della città in mano all'Isis. A precisarlo è il ministro della Difesa, Roberta Pinotti che, intervenendo a Otto e Mezzo su La7, ha assicurato che "la ripresa della città verrà fatta dall'esercito iracheno". In realtà, come rivela il Corriere della Sera, le nostre forze speciali da combattimento soccorreranno i feriti della coalizione.

La battaglia finale per strappare la "capitale" irachena del Califfato ai tagliagole è iniziata domenica notte. Il timore maggiore è per le centinaia di migliaia di civili inniocenti che ancora vivono lì. L'Onu teme, infatti, che i civili possano essere usati come "scudi umani" dai miliziani dell'Isis che sicuramente tenteranno una resistenza all'assalto. "La ripresa di Mosul è da fare con estrema attenzione senza che i cittadini vengano coinvolti nella battaglia", spiega la Pinotti a cui preme, più volte ribadire, che sul campo non sono impiegate truppe italiane. La diga non è vicina alla città, ci sono una trentina di chilometri di distanza. "Sapevamo che andavamo in una situazione dove ci sono tensioni e rischi - continua il ministro della Difesa - quindi abbiamo previsto un dispositivo di sicurezza per permetta di stare tranquilli ai nostri militari ed agli operai che lì stanno lavorando".

A Mosul, aldilà delle rassicurazioni della Pinotti, in prima linea ci sono anche i soldati italiani. Potranno rispondere soltanto se verranno attaccati, ma i militari che si trovano a Erbil saranno chiamati a soccorrere i feriti della coalizione. Per farlo, si legge sul Corriere della Sera, useranno "quattro elicotteri militari da trasporto Nh-90 dell’Esercito scortati dagli elicotteri da attacco A-129 Mangusta armati di missili e cannoncini rotanti. È il Personnel Recovery, missione affidata a 130 incursori del 17° stormo dell’Aeronautica, le forze speciali da combattimento". Il ruolo del nostro contingente, fanno notare Davide Frattini e Fiorenza Sarzanini, rischia di "far elevare il livello della minaccia contro la Brigata Aosta impegnata nel presidio della diga di Mosul e soprattutto di tutte le sedi della ditta Trevi alla quale è affidata la messa in sicurezza dell'impianto". Anche perché, come fa notare Fausto Biloslavo sul Giornale, i 450 soldati che proteggono questo argine hanno subito già tre attacchi negli ultimi quindici giorni.

Commenti

Luigi Farinelli

Sab, 22/10/2016 - 13:10

La Pinotti sminuisce l'effetto della presenza dei soldati italiani, descritti come boy scout perché deve barcamenarsi fra necessità d'intervento richiesto (e meglio là che sul "fronte orientale europeo") e l'anima pacifista "progressista". Intendiamoci, la Pace è l'unico scopo da perseguire ma i cosiddetti "pacifisti", con la pace da raggiungere dove serve, hanno sempre poco da spartire perché il pacifismo è un'ideologia derivata dal relativismo e pertanto, come esso, contradditorio: infatti non sarebbe in grado di garantire certi diritti violati e di intervenire neanche per liberare civili innocenti (o le proprie sorelle e madri). Meno ideologie nell'affrontare problemi seri: se serve a salvare civili e difendere la nazione, i soldati DEBBONO MENARE LE MANI e i "pacifisti" smettano di contribuire a favorire i veri guerrafondai.