"Bimbi abbandonati": Onlus denuncia le autorità del campo profughi

Nell'hotspot di Samos i bambini "sono trattati come dei subumani". La onlus italo-greca Still I Rise ha deciso di denunciare le autorità che lo amministrano: "Siamo arrivati al Parlamento europeo. Ora aspettiamo una risposta"

Samos, Grecia - "Avete dato un miliardo e mezzo di euro alla Grecia per la gestione di questa crisi migratoria, perché c'è un hotspot dove a dicembre i bambini vanno in giro con le ciabattine sotto la pioggia?". Sono parole forti quelle con cui Nicolò Govoni, fondatore della onlus italo-greca Still I Rise, si scaglia contro l'Europa. Nel campo profughi di Samos, costruito dal governo greco con i fondi dell'Ue, i minori sono costretti a vivere tra rifiuti e animali, senza le necessarie protezioni e tutele. "Questi bambini sono trattati come dei subumani", denuncia Nicolò Govoni che da oltre un anno si occupa di dare un'istruzione ai minori profughi sull'isola.

Negli hotspot di Lesbo, Samos, Leros, Kos e Chios sono oggi stipati più di 30mila migranti a fronte di una capacità massima di 6.300 persone. I bambini rappresentano il 35% della popolazione straniera sbarcata sulle cinque isole e circa 6 su 10 hanno meno di 12 anni. Spesso questi piccoli sono vittime di violenze e abusi. E alla già tragica situazione, si aggiunge un altro dato: tra i circa 1.500 minori che vivono nel campo di Samos, circa 300 sono non accompagnati, senza mamma o papà. "Molti di loro stanno nella 'giungla' che circonda il campo ufficiale perché nella safe zone, l'area dell'hotspot dedicata a loro, non c'è posto", denuncia Nicolò. "Questa zona dovrebbe essere sempre presidiata, invece gli adulti entrano ed escono, spesso con alcool e droga. A volte ci sono 20 ragazzi in un container quando dovrebbero starcene al massimo 12. Dormono per terra, senza materassi, nella sporcizia. È veramente una condizione grave" (guarda qui il video).

Lasciati senza vestiti né acqua calda per lavarsi, i bambini sono spesso vittime di animali e della violenza di altri ospiti del campo. "Non di rado scoppiano liti tra adulti in cui rimangono coinvolti anche i minori, nell'indifferenza delle autorità", spiega Nicolò. Il cibo è insufficiente, come testimoniano dalla "giungla": "Consegnano solo una bottiglia d’acqua al giorno e qualcosa da mangiare". Così i piccoli risultano malnutriti e stanchi. "La condizione quotidiana in cui vivono questi bambini ha un effetto deleterio sulla loro salute mentale - si legge nei documenti della onlus -. Alcuni fanno autolesionismo, hanno tendenze suicide, altri mostrano comportamenti depressivi".

Mentre l'Europa sta a guardare, Still I Rise ha deciso di denunciare le autorità che amministrano l'hotspot. Lo scorso giugno è stata infatti depositata una denuncia penale alla procura di Samos contro la gestione del Centro di accoglienza e identificazione, a tutela dei minori non accompagnati. "Si tratta di un gruppo speciale di rifugiati richiedenti asilo a cui lo Stato ospitante dovrebbe fornire adeguata tutela giuridica e sociale e un trattamento speciale che nasce dalla loro estrema vulnerabilità sociale e psicologica", si legge nel testo (guarda qui la denuncia). Lo stesso esposto è stato presentato anche alla procura di Roma. Una denuncia che però non è piaciuta all'amministrazione del campo che "ha avviato una controdenuncia per diffamazione nei confronti della onlus. L'avvocato di Still I Rise ha riportato la volontà degli agenti di polizia di sottoporre il presidente, Nicolò Govoni, a custodia cautelare e processo per direttissima. In quel giorno, però, Nicolò si trovava in Italia, per cui le autorità non hanno potuto procedere".

A luglio, l'On. Pietro Bartolo, Vicepresidente della Commissione LIBE, ha presentato al Parlamento europeo un'interrogazione sulla situazione a Samos. "Abbiamo avviato questa causa per crimini contro l’umanità - spiega Nicolò - e siamo riusciti a portarla al Parlamento europeo. Ora aspettiamo una risposta adeguata".

Dopo una lunga attesa, pochi giorni fa è stata presentata, dal gruppo dei Non Iscritti, una seconda interrogazione parlamentare alla Commissione europea in cui vengono richiesti chiarimenti sui fatti denunciati. "Ci sono foto e testimonianze, non si può più fare finta di niente - continua Nicolò -. Per molto tempo tutti gli enti coinvolti nella gestione dell'hotspot hanno fatto troppo poco, troppo tardi e poi si sono messi a guardare".

Commenti

killkoms

Sab, 05/10/2019 - 18:40

e poi saremmo noi i cattivi!