Le autorità in Turchia hanno bloccato Wikipedia

Un nuovo caso di censura: l'enciclopedia online questa mattina è inaccessibile

Arriva dal sito Turkey Blocks, che si occupa del monitoraggio della libertà della rete in Turchia la notizia dell'ultimo caso di censura applicato nel Paese, con al centro questa volta l'enciclopedia online Wikipedia.

Parla di "restrizioni verificate" il breve articolo del sito, in cui si spiega che alle otto del mattino di oggi tutte le edizioni di Wikipedia, ad oggi 295, secondo dati resi noti dalla stessa enciclopedia online, risultano non raggiungibili, secondo modalità "coerenti con i filtri utilizzati per la censura nel Paese".

Non è ancora chiaro che cosa abbia portato nello specifico al blocco del dominio, ma Turkey Blocks parla di una misura amministrativa e aggiunge: "Di solito precede un blocco totale da parte di un tribunale".

Secondo quanto riporta l'emittente televisiva Ntv sulle pagine del sito sarebbero presenti "contenuti falsi" che parlano di legami tra la Turchia e alcune organizzazioni terroristiche, che i gestori avrebbero rifiutato di rimuovere.

"L'accesso alle informazioni è un diritto umano fondamentale - ha commentato in maniera critica il fondatore, Jimmy Wales -. Popolo turco, starò sempre dalla vostra parte per combattere per questo diritto".

I precedenti

Nel giugno 2015, Wikipedia aveva già denunciato il blocco di alcune pagine sulla sua edizione locale, parlando nello specifico di cinque istanze, quattro riguardanti parti anatomiche e una a tema politico, dedicata ai "sondaggi per le elezioni generali turche del 2015".

Lo stesso mese, l'enciclopedia aveva introdotto un sistema di connessione criptata (https) che "rende più difficile per i governi e per altre terze parti controllare il traffico" e "censurare l'accesso a specifici articoli di Wikipedia e ad altre informazioni".

Oggi, rimarcano i corrispondenti della France Press, a Istanbul l'accesso alle voci dell'enciclopedia non è possibile senza sfruttare le reti di comunicazioni private (Vpn), generalmente utilizzate per by-passare i blocchi imposti ai siti internet.

Sebbene il blocco totale di Wikipedia sia di fatto una novità, in passato lo stesso trattamento era stato riservato ai principali social network, sotto pressione in più di un'occasione.

Nel 2015 la Turchia aveva temporaneamente impedito l'accesso a Twitter e YouTube per bloccare la diffusione di immagini che mostravano il pm Mehmet Selim Kiraz, poi morto in ospedale, in ostaggio di un militante di estrema sinistra a Istanbul.

A scatenare le restrizioni ai social, nel 2014, era stata la diffusione di documenti che accusavano di corruzione persone molto vicine al presidente Erdogan, alla vigilia delle elezioni locali.

Commenti
Ritratto di stenos

stenos

Sab, 29/04/2017 - 11:19

Qualcuno abbia il coraggio di dire che la Turchia non è una feroce dittatura islamista. Se poi agli usa fa comodo far finta di nulla per le basi e pure ai vermi della ue accodati è un altra storia.