Il Califfato a un passo dall'Italia

I militanti dello Stato islamico pregiudicano qualsiasi nostra presenza economica e politica in Libia

Ora è ufficiale il Califfato è ad un passo dall'Italia. E pregiudica, qualsiasi nostra presenza economica e politica in Libia. Anzi l'ex colonia, cruciale per i nostri interessi strategici ed energetici è ormai pronta a trasformarsi in una Somalia mediterranea. Una Somalia capace di mettere a rischio la navigazione nel braccio di mare prospiciente le nostre coste meridionali e minacciare la nostra stessa sicurezza nazionale. Ad ufficializzare una realtà su cui il nostro governo cerca di mettere la sordina ci sta pensando da ieri il generale David Rodriguez, responsabile del comando delle forze armate americane in Africa. Secondo il generale "qualche centinaio di militanti" appartenenti allo Stato Islamico sono già in attività all'interno di un campo nella zona di Derna tenuto sotto stretta sorveglianza dai satelliti e dai droni statunitensi. Anche gli americani sembrano comunque aver tutto l'interesse a minimizzare la presenza di uno Stato Islamico arrivato in Libia grazie alla destituzione del Colonnello Gheddafi. E a render estremamente prudente il comando americano s'aggiungono le indecisioni di un Obama poco entusiasta di dover allargare le operazioni aeree anche alla Cirenaica. E così il generale Rodriguez, pur ufficializzando una notizia che evidentemente non può più essere tenuta nel cassetto fa di tutto per ridimensionala definendo "embrionale" e "allo stato nascente" la presenza del Califfato. L'esistenza di un campo di addestramento presuppone, però, il controllo del territorio. La presenza del Califfato è, dunque, tutt'altro che embrionale e segnala una situazione molto più complessa ed allarmante rispetto a quanto rivelato dal comando africano del Pentagono. Una situazione ben nota ai nostri servizi, al nostro ministero degli esteri, e al premier Matteo Renzi informato sugli avvenimenti libici qualche giorno prima della visita a Roma del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sissi dello scorso 24 novembre. In effetti in alcuni quartieri di Derna, una città di circa 100mila abitanti conosciuta da 15 anni come il santuario dei movimenti alqaidisti libici, la bandiera nera dell'Isis sventola già due mesi.

La caduta dell'intera città nelle mani del Califfato risale invece ai primi di novembre. Da allora almeno tre militanti appartenenti a gruppi avversari dell'Isis sono stati ritrovati decapitati e lo stadio è diventato il palcoscenico di punizioni ed esecuzioni pubbliche. Le notizie trapelate nell'ultimo mese disegnano uno scenario assai più inquietante di quello offerto dal generale Rodriguez. L'Isis ormai conterebbe almeno 800 militanti suddivisi in almeno sei basi dislocate attorno al centro abitato. Il campo d'addestramento con le sue 200 reclute si troverebbe invece tra le alture dell'Al Jabal al-Akhdar, le fertili "Montagne Verdi" dove si erano insediati numerosi coloni italiani e dove oggi confluiscono i militanti islamisti provenienti da Niger, Ciad e altre regioni nord africani. La caduta di Derna e dei territori circostanti è, invece, la diretta conseguenza del ritorno dalla Siria e dall'Iraq di 300 veterani dello jihadismo libico. Inquadrati nella Brigata Al Battar dell'Isis questi combattenti di lungo corso hanno giocato un ruolo fondamentale nella conquista di Mosul a giugno e, precedentemente, nella conquista dei pozzi di petrolio della provincia siriana di Deir Ezzor. A guidare il loro ritorno in Libia è stato Abu Nabil al Anbari, un ex generale dell'esercito di Saddam Hussein che - grazie ai molti anni trascorsi nella prigione americana in cui era detenuto lo stesso Al Baghdadi - sarebbe diventato uno degli uomini di fiducia del Califfo e uno dei responsabili dello Stato Maggiore dell'Isis. La decisione di dispiegare un uomo così fidato in Cirenaica, mentre l'Isis fronteggia l'offensiva della Coalizione e delle milizie sciite in Iraq e in Siria, segnala l'importanza attribuita alla nostra ex colonia da un Califfo che evidentemente la considera una tappa fondamentale per l'espansione territoriale del suo regno. In effetti controllando la Cirenaica l'Isis potrebbe muovere armi e combattenti verso oriente congiungersi con le frange più estreme dei Fratelli Musulmani egiziani e stringere in una micidiale tenaglia il presidente El Sissi già minacciato sul fronte orientale dalle formazioni dello Stato Islamico del Sinai. Non a caso il presidente egiziano è venuto a chiedere la collaborazione di un'Italia considerata naturale e indispensabile alleato in virtù non solo degli interessi energetici, ma anche della vicinanza alle coste libiche e dei rischi legati ai flussi migratori in partenza dalle coste della Sirte. Eppure a Roma anche stavolta hanno preferito fingere dinon sentire.

Commenti
Ritratto di 01010111

01010111

Ven, 05/12/2014 - 08:45

il califfato di alibabà è già qui, da 20 anni

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kanamara

Ven, 05/12/2014 - 09:03

Secondo me il problema NON è che "sono a 2 passi dall'Italia", ma il problema è se pensano che sia normale entrare in Italia con questi pick-up e con i bazooka in spalla: l'€uropa non è l'Africa, in €uropa si DEVE rispettare la Legge.

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pascariello

Ven, 05/12/2014 - 09:21

Grazie a Sarkozy. Cameron, Obama e soprattutto a NAPOLITANO, quello che forò il riluttante Berlusconi a concedere le basi Italiane per l' operazione che ha portato a questo bel risultato. E speriamo che la NATO, col contributo di quell' aquila (starnazzante )della Mogherini non ci metta in guai anche più seri nella questione Ucraina, che ci è già costata milioni di danni alle nostre esportazioni e per il gasdotto che saipem non farà piu!

vince50_19

Ven, 05/12/2014 - 11:34

Sentiti ringraziamenti all'abbronzato e al trombeur des femmes.. Lo sappiamo finanche troppo bene che in Libia chi comanda sono certe bande armate, Al Qaeda in testa, che fa soldi con il traffico di carne umana. Ma il governo qui fa come le solite tre scimmiette.. Della serie "perseverare autem diabolicum".

Scricciolo

Ven, 05/12/2014 - 12:21

Abbiamo partecipato a tutte le missioni internazionali di questo mondo e adesso che dovremmo intervenire militarmente in difesa dei nostri interessi stiamo alla finestra a guardare. Ah è vero dimenticavo che in Italia i militari possono essere utilizzati solo per spalare fango o raccogliere profughi per non alterare la sensibilità di una certa parte politica.

Kosimo

Ven, 05/12/2014 - 12:33

liberateci dai ladri!

moichiodi

Ven, 05/12/2014 - 12:36

Micalessin, perchè non va a fermarli lei o a sterminarli ad uno ad uno?

-cavecanem-

Ven, 05/12/2014 - 12:43

Veramente a pregiudicare la nostra presenza economica e politica in Libia...ci penso' gia' Sarkozy e Obama. E l'Italia come al solito rimase a guardare...

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scoglionato

Ven, 05/12/2014 - 12:59

Andiamo,andiamo a prenderli sino sotto casa,STUPIDI IDIOTI CHE SIAMO. a MARE DOBBIAMO BUTTARLI

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bracco

Ven, 05/12/2014 - 13:48

Sicilia e Calabria...alle armi......però attenzione ci potrebbero essere dei richiedenti asilo ahahahah

Kosimo

Ven, 05/12/2014 - 14:31

caveacanem, la Libia era il partner commerciale ed energetico storico dell'Italia, ha dato perfino i natali ad imperatori romani, Gheddafi ha salvato la Fiat e Unicredit dal fallimento, ma è stata sacrificata da Berlusconi per l'incapacità a non saper dire di no ai burattinai del potere internazionale quasi occulto

Kosimo

Ven, 05/12/2014 - 14:40

.. ed il tale potere "quasi occulto" cerca in tutti i modi di fermare il processo politico europeo affinché ne esca con la schiena rotta. Una grande Europa con un pil superiore ad ogni altra super potenza nonostante la crisi, una posizione geografica vantaggiosa tra Asia ed Africa e tremila anni di cultura, metterebbe in serie difficoltà a 100 anni esatti la supremazia Usa

buri

Ven, 05/12/2014 - 15:01

Sarà cpsì, ma sembra che al nostro efficiente governo non interessa, diventerà un prpbòema solo quamdo il Vaticano sarà difeso dalle Guardie Svizzere

buri

Sab, 06/12/2014 - 10:30

non mi meraviglierei se svegliandomi una mattina sentiewu la TV parlare di scontru armati, di attentati, di chiese incendiate e di bandiere nere sventolando nel vento delle nostre città, chissà fra i così detti profughi qyanti stanno ad aspettare il segnale per entrare in azione, ma questo sembra non interessare i polirici, lorro parlani di integrazione e di costruire moschee invece di rispedirli a casa loro