La Cina avverte Trump: lanciati dieci missili balistici

I lanci sono stati annunciati dalla Cina poche ore dopo la nomina del generale James Mattis a prossimo Segretario della Difesa. Pechino: "Possiamo distruggere tutte le basi Usa in Asia e nel Pacifico"

La Cina ha lanciato simultaneamente dieci missili balistici DF-21. E’ considerata una prova di forza rivolta all’amministrazione Trump in fase di transizione verso la Casa Bianca. I lanci sono stati eseguiti alla fine del mese scorso, ma annunciati dalla tv di stato China Central Television, poche ore dopo la nomina del generale in pensione del Corpo dei Marine, James “Mad Dog” Mattis, a prossimo Segretario della Difesa. I missili a medio raggio DF-21C sono stati testati nello spazio aereo cinese. Chiaro il messaggio inviato alla Casa Bianca. I missili – si legge nella nota dell’agenzia di stampa ufficiale Xinhua – sono in grado di distruggere le basi degli Stati Uniti in Asia e nel Pacifico in qualsiasi momento.

La classe Dong Feng

La classe Dong Feng, Vento dell’Est, è formata da una serie di vettori balistici intercontinentali a medio e lungo raggio in servizio con la Forza Strategica Missilistica cinese. Il DF-21 è paragonabile al missile a medio raggio Pershing II, sistema smantellato in base al trattato INF. La variante D, missile balistico anti-nave multitestata MARV, è stato progettato specificatamente per distruggere le portaerei statunitensi. Secondo i dati cinesi, il DF-21D, raggiungerebbe il bersaglio a mach 10. L’unico modo per eludere un attacco portato da un missile da mach 10 di cui si sconosce l’esatto punto di lancio, sarebbe attraverso l’utilizzo delle contromisure elettroniche. Dovrebbe avere un raggio d’azione di 2500 km e sistema di guida inerziale con radar attivo nella fase terminale. Il DF-31 è un missile balistico a tre stadi su rampa mobile o sub lanciato con una gittata massima stimata di ottomila km. Il missile a guida astro-inerziale è in grado di trasportare una sola testata da un megatone o tre MIRV da 150 chilotoni. Il DF-31A si differenzia per la maggior gittata, circa dodicimila chilometri e per la capacità di trasportare tre testate MARV da 150 chilotoni. Il DF-41 dovrebbe essere in grado di trasportare fino a dieci testate manovrabili a rientro multiplo indipendenti da 250 chilotoni a quattordicimila chilometri di distanza (dato non confermato). Dovrebbe trattarsi di un missile a tre stadi a combustibile solido da 80 tonnellate. Potrebbe colpire il territorio americano in trenta minuti dal lancio. Pechino avrebbe riscritto la nuova strategia nucleare per il first strike, da rappresaglia assicurata (con sistemi di ultima generazione come i DF-31 e JL-2) a rappresaglia completamente assicurata. Il DF-41 potrebbe tranquillamente colpire tutti i bersagli negli Stati Uniti, ad eccezione della Florida. Nonostante i militari spingano per una prima linea di fuoco basata su svariate testate, in Cina continua a fare proseliti l’idea di una forza nucleare di precisione SEE o small, elite and effective. Essendo una potenza nucleare di medie dimensioni, l’attuale concetto della ridondanza cinese si dovrebbe basare su tre sottomarini strategici sempre in navigazione a copertura di possibili bersagli. Appare evidente che Pechino stia sviluppando sistemi basati sulla potenza scalare conferita dalla dottrina dial-a-yield.

Commenti

agosvac

Lun, 05/12/2016 - 13:48

Pensare che la Cina si voglia mettere in contrapposizione con gli Usa , è pura stupidaggine. Tanto più che Trump ancora non si è neanche insidiato alla Casa Bianca!

Una-mattina-mi-...

Lun, 05/12/2016 - 14:20

E c'è chi pensa che il pericolo sia la Corea del Nord