La Costa d'Avorio sfida il mondo con il suo oro grigio: gli anacardi

L’anacardo è il “prodotto strategico” della Costa d’Avorio, che prevede di incrementare notevolmente posti di lavoro ed entrate economiche

La Costa d’Avorio punta tutto sul suo “oro grigio”, l'anacardo, per rilanciare il Paese. Lo Stato dell’Africa centrale considera l’anacardo un vero e proprio “prodotto strategico” ed è per questo motivo che negli anni gli ivoriani sono diventati i primi esportatori al mondo di questa specie di sapindali. L’obiettivo della Costa d’Avorio è riuscire a trasformare radicalmente il 50% della sua produzione nei prossimi cinque anni, aumentando di conseguenza le entrate economiche e offrendo dei ruoli occupazionali alle giovani generazioni.

La Costa d’Avorio è anche uno tra i maggiori produttori al mondo di cacao, che rappresenta la metà dei guadagni registrati nella bilancia commerciale annua del Paese. La produzione di anacardi è letteralmente duplicata nel ultimo lustro, passando da 380 mila tonnellate registrate nel 2013 a 711 mila tonnellate nel 2017, pari al 22% della produzione mondiale. Le stime di previsione hanno indicato che entro la fine del mese di giugno, la produzione ivoriana di anacardi supererà abbondamente la quota di 750 mila tonnellate.

La sfida avanzata dal governo ivoriano è di incentivare e aumentare la lavorazione locale dell’anacardo, riconosciuta come vero valore aggiunto in grado di generare posti di lavoro. Attualmente, infatti, solo una minima parte (inferiore al 7%) della produzione viene lavorata all’interno dei confini del Paese, che esporta principalmente solo prodotti non lavorati.

Lo scorso marzo, la Banca Mondiale ha annunciato la concessione di 1 miliardo di dollari di finanziamenti per lo sviluppo della Costa d'Avorio, includendo 200 milioni di dollari per sostenere l’agricoltura regionale e i progetti di lavorazione degli anacardi.

Grazie all’ingente prestito ricevuto, la Costa d’Avorio ha stimato di poter arrivare al 50% della trasformazione del suo oro grigio entro 5 anni e al 80% nei prossimi 10 anni.