Egitto, monaci saranno giustiziati se il Mufti islamico darà l’ok

Il Gran Mufti d'Egitto, Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam, deve dare la sua opinione, generalmente mai disattesa, sulla pena di morte richiesta. Se la confermerà i due cristiani copti saranno giustiziati il prossimo 24 aprile

In Egitto due monaci cristiani sono stati condannati per l'omicidio del vescovo copto Epifanio, che è stato l’abate del monastero di San Macario nella regione di Wadi al Natrun.

Una sentenza preliminare emessa da un tribunale ha previsto per i due uomini la condanna a morte e adesso la loro vita è nelle mani del Gran Mufti islamico che deciderà sulle loro vite.

Wael Saad, un religioso copto conosciuto con il nome monastico di Isaiah al Makari, e un altro monaco identificato come Faltous al Makary, sono stati ritenuti i colpevoli dell’increscioso fatto. Avrebbero ucciso, nello scorso mese di luglio, il sessantaquattrenne vescovo nei pressi del monastero di San Macario, a circa 110 chilometri a nord-ovest della capitale Il Cairo.

"Gli imputati sono stati guidati dal diavolo nel percorso del male e del vizio, ed hanno commesso il peccato più grande e tra i più grandi crimini che le religioni celesti proibiscono", ha detto il giudice Gamal Toson della corte di Damanhour.

Durante il processo è emerso che Saad avrebbe colpito a morte tre volte il vescovo Epifanio, infliggendo tre colpi sulla parte posteriore della testa con l’ausilio di un tubo di acciaio di 90 cm (35 pollici), mentre l’altro monaco, Mansour, assisteva all’omicidio come "palo".

A quanto pare Saad aveva avuto delle divergenze con i suoi superiori che, almeno una volta, lo avevano indagato per aver violato le regole e le tradizioni monastiche. Dei testimoni sentiti durante il dibattimento hanno dichiarato che le violazioni includevano dei tentativi di acquistare e di vendere terreni.

Il monaco Saad, che era stato espulso lo scorso mese di agosto dalla vita religiosa per quello che i funzionari della chiesa hanno chiamato “violazioni della vita monastica”, dopo che aveva appreso questa decisione aveva cercato di uccidersi con del veleno. Poi è arrivato l’arresto, la confessione dell’omicidio durante l’interrogatorio e adesso la condanna. Anche il secondo monaco, Mansour, ha tentato il suicidio dopo l’assassinio del vescovo.

Adesso, dopo la sentenza preliminare emessa dal Tribunale Penale di Damanhur, la vita dei due condannati è nelle mani della principale autorità legale islamica del paese, il Gran Mufti Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam, che deve dare la sua opinione (che rimarrà segreta), legalmente consultiva e non vincolante (ma generalmente mai disattesa) sulla pena di morte richiesta. Se la confermerà (e generalmente le approva) i due cristiani copti saranno giustiziati il prossimo 24 aprile.

In Egitto, infatti, il diciannovesimo e attuale Gran Mufti è visto come molto influente sulla giurisprudenza egiziana e su quella di altre parti del mondo arabo islamico. Il Gran Mufti è la prima e principale fonte di autorità religiosa del governo, è considerato il rappresentante simbolico religioso del governo ed è in grado di emettere la fatwa su questioni religiose. Il suo ufficio, il Dar al Ifta ("la casa delle fatwa") è un'agenzia governativa incaricata di rilasciare opinioni religiose legali su qualsiasi questione che chiedono loro i musulmani. Emette circa 5 mila fatwa alla settimana, sui più disparati argomenti.

Commenti

opinione-critica

Lun, 25/02/2019 - 17:32

Questi sono i fratelli di Bergoglio. I cristiani copti sono solo cugini indesiderati di settimo grado

Divoll

Lun, 25/02/2019 - 18:20

Il Papa che dice, che fa?...