Ex Primo Ministro della Malesia rischia 20 anni per corruzione

L’ex Primo Ministro della Malesia è stato accusato di corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici. Due mesi dopo la sua sconfitta elettorale, Najib Razak è stato incriminato per avere sottratto allo Stato 700 milioni di dollari

Najib Razak, ex Primo Ministro della Malesia, è stato ufficialmente accusato dai magistrati di avere sottratto ingenti somme alle casse dello Stato. I reati contestati al politico vanno dall’abuso d’ufficio alla corruzione e dall’appropriazione indebita alla falsa testimonianza. Egli era stato arrestato lunedì scorso, prima che la Procura gli notificasse i capi di imputazione. Dopo essersi dichiarato innocente, l’ex premier ha pagato la cauzione, riottenendo la libertà. Il processo a suo carico dovrebbe iniziare nei prossimi mesi presso la High Court di Kuala Lumpur.

Alle elezioni politiche del maggio scorso, il politico attualmente indagato è stato sconfitto dal suo ex alleato Mahathir Mohamad. Quest’ultimo, una volta insediatosi, ordinava alla Polizia nazionale di approfondire le indagini sul patrimonio del Primo Ministro uscente. I conti correnti di Razak sarebbero stati immediatamente analizzati dall’Agenzia Anticorruzione, la quale avrebbe poi individuato somme milionarie di provenienza dubbia. Secondo gli inquirenti, l’ex premier avrebbe illegittimamente sottratto 700 milioni di dollari a un fondo statale istituito per lo sviluppo economico della capitale malese. Il fondo 1Mdb aveva visto la luce nel 2009 per decisione dello stesso Razak. Obiettivo di 1Mdb era la trasformazione di Kuala Lumpur in uno dei centri finanziari più importanti dell’Asia. Tuttavia, già nel 2015 la magistratura aveva avanzato diverse accuse di malversazione nei confronti del premier di allora, sospettato di prelevare ingenti somme dal patrimonio del fondo esclusivamente per scopi personali. Il Governo Razak era sempre riuscito a ritardare l’avvio dei procedimenti penali relativi alla gestione di 1Mdb, ma il cambio al vertice dell’Esecutivo nazionale avvenuto a maggio ha determinato la riapertura delle indagini. Queste ultime hanno portato, lunedì scorso, all’arresto del premier uscente.

Razak, al quale è stato ritirato il passaporto, rischia venti anni di carcere. Egli si è sempre proclamato innocente e ha affermato che i 700 milioni di dubbia provenienza individuati sui suoi conti correnti sarebbero semplici “donazioni”. L’ex Primo Ministro della Malesia, davanti ai magistrati, ha difeso le scelte fatte nei suoi nove anni di Governo, indicando lo sviluppo economico di Kuala Lumpur come il suo più grande successo. Il fondo 1Mdb, secondo il premier uscente, sarebbe stato sempre amministrato con massima trasparenza e tutti i risparmiatori che, negli anni, ne hanno sottoscritto le obbligazioni sarebbero stati ripagati. La Pubblica accusa sostiene invece che Razak sarebbe stato a capo di un vero e proprio “clan mafioso” inteso a sottrarre milioni di dollari dalle casse dello Stato.