Frontiera chiusa ai nordcoreani: scontro aperto con la Malesia

Torna in libertà il nordcoreano sospettato. Ma con Pyongyang crisi dichiarata

Senza un visto non si potrà più entrare. È questa l'ultima risposta diplomatica della Malesia nei confronti di Pyongyang, dopo che Kim Jong-nam, fratellastro del dittatore della Corea del Nord, è stato uccisa a Kuala Lumpur, in un assassinio per cui il regime è sotto accusa.

La decisione di stabilire nuove regole per i visti è parte di una più ampia offensiva diplomatica che ha fatto seguito alla morte di Nam all'aeroporto della capitale malesiana, avvelenato con il VX 25, e sarà valida dalla prossima settimana.

Fino a oggi la Malesia aveva costituito un'eccezione, in un panorama internazionale in cui la Corea del Nord gode di ben pochi amici e alleati. L'ipotesi - più una certezza - che dietro alla morte di Kim Jong-Nam ci siano i servizi di Pyongyang ha però incrinato i rapporti, tra accuse reciproche.

Nelle scorse settimane a lungo i nordcoreani hanno invitato la Malesia a non effettuare un'autopsia sul corpo della vittima e di rilasciare un sospettato. Nulla da fare per la prima richiesta, mentre è di oggi la notizia che Ri Jong Chol sarà scarcerato, perché la procura ritiene che non ci siano sufficienti prove per trattenerlo allo scadere, domani, dei termini del fermo.

Intanto da Pyongyang arriva una versione dei fatti che nulla ha a che fare con quanto appurato finora. Ci sono forti indizi - sostiene un ufficiale nordcoreano in Malesia - che Kim Yong-nam sia morto per un attacco di cuore. Veleno? Neanche a parlarne.