Honduras, "rete omosessuale" nel seminario: scandalo a Tegucigalpa

La denuncia è stata lanciata da quarantotto seminaristi honduregni che hanno affermato di avere prove inconfutabili dell'esistenza della rete e della complicità del rettore del Seminario maggiore di Nostra Signora di Suyapa di Tegucigalpa

In Honduras, presso il seminario maggiore di Nostra Signora di Suyapa, con sede nella capitale Tegucigalpa, ci sarebbe una "rete omosessuale".

La denuncia è stata lanciata da quarantotto seminaristi honduregni (complessivamente il seminario di Tegucigalpa ne ha attualmente 180) che hanno affermato di avere prove inconfutabili dell'esistenza della rete e della complicità del rettore.

Ad Edward Pentin del National Catholic Register, i seminaristi, eterosessuali e celibi, hanno riferito di essere rimasti gravemente scandalizzati da ciò che accade e alcuni di loro hanno pensato non solo di lasciare il seminario ma addirittura l’Honduras, perché adesso lo considerano un paese pericoloso per il rischio di eventuali rappresaglie.

Nella lettera inviata ai formatori del seminario, e che è stata resa pubblica, si afferma che le pratiche omosessuali hanno raggiunto il grado di epidemia e che non è possibile più "nascondere la portata di questo problema nel seminario".

I seminaristi invitano i formatori del seminario a seguire ciò che la Chiesa insegna riguardo a tale condotta, in particolare ad applicare la regola che stabilisce l’ingresso in seminario di chi abbia "superato la condizione omosessuale" da almeno tre anni.

"Ogni seminarista, impegnato nell'attività omosessuale, dovrebbe essere rimosso dal seminario", hanno affermato, "anche se è un amico dei formatori, perché tale persona chiaramente non è adatta per il ministero pastorale e causerà dolore alla Chiesa prima o poi".

Con la lettera i seminaristi affermano che "non tutti quelli che vogliono possono essere preti!" e che "il ministero è un dono che dovrebbe essere vissuto e ricevuto alla luce del Vangelo". I seminaristi hanno insistito che la loro lettera non è una forma di "persecuzione" o di "omofobia" o di "pettegolezzo".

Sembra che l’input alla redazione e diffusione della lettera sia stato dato da un fatto di cronaca che ha turbato i seminaristi celibi omosessuali, la vicenda di un seminarista della diocesi di Santa Rosa de Copán che avrebbe tentato, non riuscendoci, di togliersi la vita dopo aver scoperto che il suo amante maschio del seminario aveva un'altra relazione omosessuale.

Il National Catholic Register ha ottenuto anche prove fotografiche di pornografia omosessuale, scambiate su WhatsApp tra seminaristi che non hanno firmato la lettera, così come altri messaggi osceni. Gli scambi omo-pornografici sono stati verificati da specialisti informatici dell'Università cattolica dell'Honduras e sono consegnati ai vescovi del paese.

Tuttavia la risposta dei vescovi dell’Honduras, rilasciata il 29 luglio, a giudizio di molti, non è stata soddisfacente.

La Conferenza Episcopale dell'Honduras (CEH), formata da 15 vescovi, tra i quali l’unico cardinale è Oscar Rodriguez Maradiaga (il coordinatore del gruppo dei cardinali chiamati C9 e voluti da Papa Francesco per consigli sul come riformare il governo della Chiesa e la Curia romana) ha affermato, non facendo riferimento o negando il contenuto della lettera dei seminaristi, che le informazioni trapelate hanno messo in cattiva luce la "reputazione del seminario", dove si formano i sacerdoti del paese, ed ha negato qualsiasi promozione istituzionalizzata di pratiche contrarie alla morale e alle norme della Chiesa.

Nella dichiarazione i vescovi criticano il National Catholic Register che ha fatto emergere lo scandalo. Il giornale americano ha confermato tutto, visto che la lettera dei seminaristi era stata confermata anche da un vescovo honduregno.

Ad oggi, Papa Francesco ha rifiutato di accettare le dimissioni (ha raggiunto lo scorso dicembre il limite dei 75 anni) del Cardinale Rodriguez Maradiaga, arcivescovo in carica di Tegucigalpa mentre ha accettato le "dimissioni" del vescovo Juan José Pineda, vescovo ausiliare di Tegucigalpa, accusato di aver tentato di mantenere relazioni omosessuali con i seminaristi.