A mesi dall'ultimo video, di John Cantlie non si sa più nulla

Il reporter ostaggio dell'Isis è sparito e combattenti jihadisti giurano che sia morto

John Cantlie in una foto d'archivio e, in alto a sinistra, un fotogramma dal primo video

Potrebbe essere morto, e a dirlo sono almeno tre esponenti del sedicente Stato islamico, catturati da forze locali mentre la disfatta dei jihadisti in Siria e in Iraq si fa sempre più evidente. Non si sa più nulla di John Cantlie, ostaggio occidentale mai liberato, e non c'è modo di confermare con precisione quanto dice ora l'agenzia giornalistica Al Sura, che sostiene non sia più in vita.

Il giornalista sequestrato dai jihadisti del Califfato è stato a lungo utilizzato come un'arma della propaganda jihadista, con tutta probabilità costretto a farsi portavoce della "verità" dell'Isis, declinata su un taglio simile a quello normalmente utilizzato dalla stampa, di cui Cantlie fa (o faceva) parte.

Comparso per la prima volta in video nel 2014, poco dopo una serie di video in cui l'Isis mostrava al mondo la decapitazione di tre ostaggi occidentali (James Foley, Steven Sotloff e David Haines), il giornalista e fotoreporter britannico riappariva dopo essere stato sequestrato a novembre 2012, dopo il suo ingresso in Siria. Il secondo sequestro per lui, già catturato un mese prima con il fotografo olandese Jeroen Oerlemans e poi liberato.

Da lì Cantlie era tornato a parlare più volte. Da Kobane, in Siria, dove gli uomini del Califfo avrebbero subito un'importante sconfitta, in una battaglia estenuante e icona della "rivalsa" delle milizie curde, che a tuttoggi controllano una parte del Paese. Poi ancora da Aleppo, prima che i jihadisti venissero cacciati dalla città.

Nel 2014 il padre di Cantlie aveva registrato, senza successo, un video in cui in punto di morte chiedeva la liberazione del figlio. Ora c'è chi è pronto a giurare che sia morto, magari sotto le bombe della Coalizione anti-Isis. Ciò che è certo è che di lui, da tempo, non sappiamo più nulla.