Libia, ora l'Isis crea micro-califfati e mira a riprendere Sirte

Le bandiere nere escono dal deserto e si lanciano in nuove incursioni a ridosso della città natale di Gheddafi. Tra accuse e scontri fra milizie rivali sulla Libia si addensano nubi nere

Nella Libia ancora dilaniata dai conflitti interni spunta un attore, assai sgradito, che qualcuno aveva dimenticato e che molti, forse, davano già per spacciato: l'Isis.

Come ricostruisce un ampio retroscena di Francesco Semprini per La Stampa, alcune bande di jihadisti affiliati allo Stato Islamico avrebbero ripreso le attività a ridosso di Sirte, fino a un anno fa caposaldo del Califfato nel Paese nordafricano. In seguito alla sconfitta inferta loro dalle milizie di Misurata comandate da Al-Bonyan Al-Masrous, le bandiere nere si erano ritirate a sud della valle di Sirte, nella profondità del deserto libico. Lì ancora resistono in 300, nonostante i bombardamenti di Africom recentemente ordnati da Donald Trump.

Tuttavia da qualche tempo la loro attività non si limita sono alla resistenza e all'addestramento delle nuove leve di terroristi. Rinforzati dalle schiere di jihadisti fuggiti dall'Iraq e dalla Siria, dove l'Isis è ormai in ritirata da mesi, gli uomini del Califfato starebbero stringendo alleanze strategiche con altri gruppi fondamentalisti operanti nella regione, a partire da Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Ed ora le bandiere nere hanno fatto la propria ricomparsa fin a ridosso di Sirte, da cui erano state scacciate ai primi di ottobre del 2016. Il loro controllo territoriale si sarebbe consolidato fino alla creazione di micro-califfati.

Gli ultimi sviluppi del conflitto, però, si inseriscono in un quadro geopolitico estremamente frammentato e complesso. Gli uomini dell'Isis avrebbero attaccato le milizie del generale Khalifa Haftar che governa da Bengasi ed è sostenuto dall'Egitto di Al Sisi. In loro soccorso sono intervenuti i misuratini, con cui pure hanno tradizionalmente un rapporto di aspra rivalità. I veterani di Sirte, però, muovono accuse sia contro il governo di Al Serraj, a cui rimproverano di non aver mai tributato loro il giusto riconoscimento per il ruolo avuto nella liberazione della città natale del colonnello Gheddafi un anno fa, sia contro gli haftarini: alcuni di questi ultimi, infatti, sarebbero stati filmati mentre facevano caroselli sventolando le bandiere nere.

Come non bastasse lo stesso governo di Al Serraj ha molto criticato la missione in Qatar di alcuni membri delle forze di Al-Masrous, temendo le ingerenze di Doha nella regione. Anziché risolversi, dunque, il ginepraio della Libia sembra diventare ogni giorno sempre più intricato. E il rischio è quello di precipitare in una nuova, acutissima, fase della guerra civile. In cui tutt possono imbracciare le armi contro tutti.

Commenti

agosvac

Mer, 06/09/2017 - 13:04

E pensare che se gli Obama/Clinton ed i francesi di sarkozy non avessero trucidato Gheddafi, oggi la Libia sarebbe una nazione pacifica e per niente fondamentalista!!!

Tarantasio

Mer, 06/09/2017 - 13:06

c'era da prevederlo l'obiettivo da conquistare è l'Europa e italia, già semi-occupata, è proprio sulla linea del fronte...

nova

Mer, 06/09/2017 - 14:33

Nel frattempo a Deir-Ezzor nell'est della Siria l'assedio è stato tolto grazie all'aviazione russa che ha ucciso migliaia di jihaidisti e l'esercito lealista di Assad sta festeggiando la vittoria in una guerra durata sei anni. La Siria vivrà, come promise Putin due anni fa affermando: 'la Siria diverrà la Stalingrado del Medio Oriente'.