La Malaysia non punirà i propri cittadini che hanno lottato per l'Isis

La linea morbida nei confronti dei foreign-fighter annunciata da Kuala Lumpur ha già provocato forti malumori tra gli alleati della nazione asiatica

Il governo della Malaysia ha in questi giorni annunciato un provvedimento di clemenza a vantaggio dei propri connazionali recatisi negli scorsi anni in Siria e in Iraq a combattere per l'Isis.

Le autorità di Kuala Lumpur, per bocca del ministro dell'Interno Muhyiddin Yassin, hanno ultimamente promesso importanti benefici ai concittadini partiti per il Medio Oriente dopo essersi arruolati nello Stato Islamico. I foreign fighter malaysiani che da oggi in poi faranno ritorno in patria non subiranno infatti alcuna misura punitiva da parte dell'esecutivo del Paese asiatico.

Questi ultimi non saranno soggetti alla revoca della cittadinanza e non verranno incarcerati per i crimini commessi combattendo per al-Baghdadi. Essi saranno solamente obbligati a sottoporsi a un percorso di riabilitazione, della durata di un mese e condotto da un'équipe di psicologi. Una volta terminata la terapia in questione, gli ex militanti jihadisti potranno tranquillamente tornare a condurre una vita normale nella società malaysiana.

Nei giorni scorsi, diversi leader islamici locali avevano ripetutamente esortato le autorità della nazione asiatica a varare un provvedimento di clemenza a beneficio dei connazionali che avevano combattuto in Siria e in Iraq al servizio di Abu Bakr al-Baghdadi. La recente dichiarazione del ministro Yassin sembra proprio andare incontro alle sollecitazioni provenienti dagli ambienti musulmani conservatori.

Tuttavia, all'indomani dell'annuncio fatto dal titolare degli Affari interni, il responsabile dell'agenzia malaysiana antiterrorismo, Ayob Khan Mydin Pitchay, ha fornito alcune precisazioni che hanno parzialmente attenuato l'eccessiva indulgenza della misura ventilata dall'esecutivo. Il dirigente dei servizi di sicurezza ha infatti assicurato che, malgrado la linea morbida propugnata dal governo di Kuala Lumpur nei confronti dei foreign fighter, questi ultimi, una volta rientrati nel Paese asiatico, verranno comunque sottoposti, sia durante il percorso di riabilitazione sia dopo che avranno fatto ritorno alla vita di tutti i giorni, a uno "stretto monitoraggio".

La scelta della Malaysia di non punire i concittadini che hanno lottato per il Califfato nero ha subito suscitato forti malumori tra gli alleati della stessa. Ad esempio, W. Patrick Murphy, funzionario del dipartimento di Stato Usa competente per le questioni che riguardano l'Estremo Oriente, ha definito "irresponsabile" la linea indulgente varata da Kuala Lumpur nei confronti dei foreign-fighter. Egli ha poi etichettato tale provvedimento come suscettibile di fare proliferare le cellule jihadiste "in tutta la regione Asia-Pacifico".

Commenti

cgf

Gio, 14/03/2019 - 12:23

in un Paese dove nel luogo di maggior transito, KL Sentral, ci possono essere per un'intera giornata manifestanti pro-califfato e nessuno che intervenga, cosa ti aspetti? Alloggiando in un hotel appena fuori dalla stazione sono passato diverse volte e più orari, visto proprio, non letto sul web.