"Nel 2017 vorrei la morte di Obama". Nei guai l'uomo di Trump

Era tanto indifendibili le parole di Carl Paladino, che neppure il team di transizione di Donald Trump è riuscito a giustificarle. Le ha anzi condannate pubblicamente, così come hanno fatto voci che si sono alzate sia dal campo democratico dagli avversari repubblicani.

Questo perché il co-presidente della campagna elettorale di Trump si è lasciato andare, in carte private poi pubblicate da una pubblicazione loale di Buffalo, ArtVoice, a commenti sulla famiglia del presidente uscente decisamente poco professionali, se non apertamente razzisti.

In una lista di speranze per il 2017, Paladino ha inserito la morte di Barack Obama, che vorrebbe stroncato dal virus della mucca pazza, ma pure il trasferimento in Zimbabwe di Michelle Obama, per cui desidererebbe invece un futuro a vivere in una grotta con una gorilla.

Non ci è voluto molto perché esplodesse la polemica, con l'autore di questi "desideri" che si è trovato costretto a spiegare che non voleva ferire nessuno, tantomeno la comunità afroamericana con quei commenti che "non erano destinati al grane pubblico".