Nessuno avrebbe potuto intercettare l'ultimo missile della Corea del Nord

Le forze armate statunitensi possono difendersi da un limitato attacco della Corea del Nord

Per la sesta volta dal 1998, un missile della Corea del Nord ha sorvolato il territorio del Giappone. Il missile balistico KN-17 (variante carrier-killer) ha sorvolato venerdì scorso l'isola di Hokkaido, nel Giappone settentrionale, prima di schiantarsi nell'Oceano Pacifico. Stratcom ed il Comando del Pacifico Usa confermano che il tredicesimo test balistico della Corea del Nord per l’anno in corso, ha raggiunto un’altitudine di 770 km coprendo una distanza di 3.700 km. Il missile Hwasong-12 lanciato lo scorso agosto, il primo sul Giappone negli ultimi otto anni, raggiunse un'altitudine stimata di 550 chilometri prima di precipitare nell'Oceano Pacifico, a circa 1.180 chilometri ad est di Hokkaido.

Ma perché il missile non è stato intercettato? Semplice. Né il Giappone né gli Stati Uniti avrebbero potuto farlo. Nessun sistema di difesa missilistica balistica esistente può ingaggiare una minaccia a quell’altitudine (770 km), fuori portata centinaia di chilometri per gli intercettori Aegis in mare e THAAD (150 km) in Corea del Sud e Guam. Altitudine fuori portata utile anche per i Patriot in Giappone.

I limiti dello scudo

La griglia di difesa Aegis è strutturata su 33 navi equipaggiate con intercettori SM-2, SM-3, SM-6. Secondo i dati ufficiali a partire dal gennaio del 2002 (escluso l'ultimo test e quello anti-satellite del 2008), il Pentagono ha intercettato con successo 35 obiettivi sui 43 lanciati per un tasso di successo superiore all’81%. Raytheon ha consegnato più di 330 missili SM-6 con linea di produzione pienamente operativa. L’SM-6 diventerà il pilastro della flotta, mentre ad oggi il sistema di difesa balistica si basa sull’intercettore SM-3. Tuttavia, tali sistemi di difesa, così come abbiamo sempre rilevato, hanno limitate capacità di intercettazione ed in ogni caso contro una manciata di missili all’interno della loro zona di difesa. La griglia missilistica di difesa non è assolutamente progettata o posizionati per difendere l'oceano aperto. Non esistono batterie THAAD in Giappone, mentre anche le batterie Patriot sono progettate per intercettare i missili a corto raggio durante la loro fase terminale. Gli SM-3 potrebbero colpire un missile della Corea del Nord, ma incrociatori e i cacciatorpediniere Aegis dovrebbero trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Sarebbe opportuno rilevare, che gli attuali intercettori Aegis sono stati testati con successo solo una volta contro un obiettivo di classe IRBM. Il più veloce SM3-IIA in fase di sviluppo da parte di Stati Uniti e Giappone garantirà nuove capacità rispetto ai sistemi IRBM, ma non è stato ancora schierato.

La difesa cinetica

Il ciclo missilistico è diviso in tre fasi: spinta, manovra nello spazio e terminale. Tutti gli asset (Usa, Nato, Russia) concepiti per ridurre la percentuale dei missili in entrata e per garantire la rappresaglia, si basano sul lancio di intercettori. Sistemi come i Patriot, THAAD e Aegis sono progettati per intercettare i missili balistici intercontinentali nella seconda e terza fase del volo. Il Ground-Based Midcourse Defense ed i missili SM-3 sono progettati per colpire i missili nello spazio. Il Kinetic Kill del Terminal High Altitude Area Defense o THAAD, così come la versione Patriot, PAC-3 del Ballistic Missile Defense, sono ritenuti in grado di distruggere un missile balistico a medio e corto raggio grazie all’energia cinetica da impatto nella sua fase terminale, in prossimità del suo obiettivo. Nella Boost Phase Intercept, l’intercettazione del missile avviene nella fase iniziale di spinta ed accelerazione, nei secondi in cui l’ICBM è facilmente rilevabile dai sensori infrarossi e non ha ancora attivato le contromisure destinate alle testate in rientro. Il problema con la fase di spinta è che le difese devono reagire molto rapidamente. Ciò significa che il sistema d’arma dovrà essere il più vicino possibile al territorio nemico. Tuttavia, la maggior parte dei missili balistici moderni si basano su lanciatori mobili, rendendo difficile la loro identificazione.

Nessuno avrebbe potuto intercettare l'ultimo missile della Corea del Nord

I sistemi Patriot sono concepiti per proteggere aree relativamente piccole come porti o strutture sensibili. Il THAAD è progettato per difendere un’area più vasta mentre Aegis potrebbe teoricamente difendere migliaia di chilometri quadrati. Il missile balistico KN-17, variante Scud ASBM (anti-ship ballistic missile) a singolo stadio a propellente liquido, è stato rilevato pochi secondi dopo il lancio dalla griglia ad infrarossi Usa. Per garantire un finestra utile di tiro e tentare di intercettare quel missile nella sua fase di spinta, l’Aegis si sarebbe dovuto trovare vicino al punto di lancio, probabilmente nelle acque nordcoreane. Intercettazione che, lo ricordiamo, non è mai stata effettuata in una situazione reale di combattimento. THAAD, Patriot ed Aegis, hanno dimostrato affidabilità nei test, ma per lo più contro bersagli a breve distanza ed in condizioni ottimali. Aegis è stato testato solo una volta contro un obiettivo di portata intermedia.

I limiti del Ground-based Midcourse Defense

La difesa missilistica statunitense è strutturata su una rete globale di sensori per individuare e tracciare qualsiasi lancio contro obiettivi americani. La copertura si basa su diversi siti sparsi per il mondo e nello spazio. La rete in orbita è composta dalle costellazioni del Defense Support Program e Space Based Infrared System. Il radar SBX-1 a banda X è solitamente rischierato a Pearl Harbor, nelle Hawaii. Diversi i radar di allerta precoce sono collocati in Alaska, Groenlandia, Gran Bretagna, Qatar, Taiwan e Giappone (attivi due sistemi radar AN-TPY-2 presso il sito di comunicazione Kyogamisaki nella prefettura di Kyoto ed il secondo, Shariki, nella prefettura di Aomori). La griglia di allerta su basa sui radar SPY-1 dei vettori Aegis sparsi nel globo. Tutti i dati sono gestiti dal sistema centrale di controllo presso la Schriever Air Force Base. Dal 2004, il territorio americano affida la sua difesa al sistema Ground-based Midcourse Defense, progettato per intercettare missili balistici a lungo raggio in entrata. I trentasei missili intercettori sono schierati a Fort Greeley, in Alaska e presso la Vandenberg Air Force Base, in California. L'ex presidente Barack Obama ha ordinato alla Missile Defense Agency di portare a 44 le postazioni GMD entro l’anno. Gli intercettori si basano sull’Exoatmospheric Kill Vehicle, sistema cinetico di rilascio che utilizza i dati di orientamento e sensori di bordo per identificare e distruggere un missile in arrivo nello spazio. Gli intercettori a tre stadi sono progettati per distruggere i missili con l’energia cinetica da impatto. Entro il 2020 le postazioni GMD potrebbero essere cento.

"Possiamo difenderci contro un limitato attacco"

Secondo il Capo degli Stati Maggiori Riuniti, il generale Joseph Dunford, le forze armate statunitensi possono difendersi da un limitato attacco della Corea del Nord. Limitato si intende che il missile dovrebbe rispettare una serie di circostanze. Ne elenchiamo solo alcune. Il missile balistico intercontinentale Hwasong-14 (versione a due stadi del missile balistico Hwasong-12) si dovrebbe comportare nell’esatto modo in cui sperano le agenzie di intelligence Usa. La griglia di difesa Usa dovrebbe essere posta in stato di allerta con una assoluta capacità di discriminare la minaccia. Si spera cioè che il missile non sia dotato di esche, che non sia immune alle contromisure elettroniche e che il veicolo di rientro non possegga quelle capacità di modificare la sua traiettoria nella fase finale. Se queste particolari condizioni venissero rispettate, gli intercettori Usa avrebbero una probabilità di successo pari al 50%. Essenziale sarà anche il numero di intercettori lanciati, probabilmente cinque per aumentare le probabilità di successo. Parliamo sempre di un solo missile della Corea del Nord. Ovviamente, parliamo sempre di una sola testata. La capacità Mirv (non confermata in modo indipendente dall’Occidente), assicurerebbe un quasi assoluto livello di successo. L’altitudine dei missili balistici intercontinentali, infine, è solo uno dei problemi considerando la velocità di rientro delle testate stimata in 6/7 km al secondo.

Per capire la reale situazione dello griglia di difesa Usa, sarebbe opportuno rileggere le dichiarazioni ufficiali del direttore dei test operativi del Ground-based Midcourse Defense

"La GMD ha dimostrato una capacità limitata nel difendere gli Stati Uniti contro un piccolo numero di minacce missilistiche a livello intermedio o intercontinentale della Corea del Nord e dall'Iran. E’ impossibile valutare quantitativamente le prestazioni del GMD a causa della mancanza di test, mentre l'affidabilità e la disponibilità degli intercettori operativi basati sul terreno è bassa. Tuttavia, abbiamo investito 40 miliardi di dollari sul GMD e oltre 320 miliardi di dollari su decine di sistemi di difesa missilistica negli ultimi decenni”.

Così come avvenuto per il programma Star Wars avviato dall'amministrazione Reagan, sarebbe opportuno effettuare una un'analisi approfondita sulla fattibilità e sulle capacità dei sistemi cinetici di difesa missilistica, così come avvenne per gli asset ad energia diretta proposti nel 1987. Nel 1996 la MDA aveva pensato ad una flotta di Boeing 747-400F altamente modificati ed armati con laser in grado di intercettare i missili balistici intercontinentali subito dopo il lancio, prima cioè che potessero rilasciare contromisure. I test di volo, dal 2005 al 2010, rivelarono che per avere speranze di colpire i missili, il Boeing YAL-1avrebbe dovuto volare 24 ore su 24 a ridosso dei confini nemici. Il laser tipo COIL, chimico ossigeno-iodio, aveva un raggio d’azione limitato ed una gittata inferiore alle aspettative. I 747, infine, avrebbero dovuto volare con una scorta in quanto costantemente indifesi dai missili anti-aerei e dai caccia nemici. Il programma è stato cancellato nel 2011, dopo un decennio di sperimentazioni. Costo complessivo: 5,3 miliardi dollari.

Nessuno può rischiare un lancio reale

Se la Corea del Nord effettuasse un lancio contro Guam, il Giappone o gli Stati Uniti (ipotesi più che remota), con una certezza assoluta sarebbe la fine della dinastia Kim. Tuttavia colpire o meglio tentare di intercettare un vettore con traiettoria inoffensiva (“Non l'abbiamo ingaggiato perché non ci si aspettava alcun danno al territorio giapponese”, Yoshihide Suga, Segretario Generale del governo), potrebbe essere interpretato come un atto provocatorio ed innescare una reazione della Corea del Nord.

Peggio. Se gli intercettori avessero fallito, l’intera architettura di difesa missilistica statunitense sarebbe stata messa in discussione dall’opinione pubblica in patria e dagli alleati. Parliamo di investimenti miliardari. In definitiva, le difese missilistiche di oggi possono essere superate facilmente sia dal numero di vettori che dalle contromisure, mentre gli intercettori, molto costosi, dovrebbero essere lanciati comunque a sciame per garantire una ragionevole probabilità di intercettazione. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già emanato precise direttive per l’intercettazione di qualsiasi missile della Corea del Nord rivolto inequivocabilmente contro il suolo Usa e gli alleati regionali, riservandosi il diritto di autorizzare qualsiasi lancio contro i missili rivolti sul mare. La liceità di un’intercettazione non può essere soggetta ad interpretazioni, tranne nel caso in cui Stati Uniti e Giappone dovessero adottare nuove politiche di ingaggio contro diversi tipi di missili e traiettorie. Sarebbe una scelta politica deliberata. L’SM-3 tra il gennaio del 2002 ed il 14 agosto scorso, ha colpito 29 volte il bersaglio su 37 test reali.

La futura griglia di intercettazione ad impulso

Il concetto della strategia di intercettazione ad impulso, è strutturato su droni in pattugliamento persistente equipaggiati con laser ad alta energia che avrebbero anche il vantaggio, rispetto ai sistemi terminali, di garantire la ricaduta dei missili distrutti in Corea del Nord o nel Mare del Giappone, piuttosto che in una città giapponese (se il Giappone fosse l'obiettivo) o una base militare statunitense nella regione. La sua quota di volo, 63 mila piedi, conferirebbe al drone un intervallo molto più lungo per ingaggiare la minaccia. A differenza del laser COIL installato sul 747, piattaforma prescelta per trasportare le sostanze chimiche e l'elettronica necessaria per generare un fascio ad alta energia da un megawatt, i nuovi laser a stato solido sono molto più piccoli. Gli Stati Uniti spingono per una flotta di droni equipaggiati con sistemi laser ad alta energia in grado di intercettare missili balistici intercontinentali della Corea del Nord nella fase di spinta. L’obiettivo è una griglia UAV HALE, High-Altitude Long Endurance, in pattugliamento persistente entro la metà del prossimo decennio, con dimostrazione tecnologia fissata per il 2021 ed in servizio dal 2023. I droni dovranno operare dal Pacific Missile Range Facility nelle Hawaii alla Edwards Air Force Base, in California. La Missile Defense Agency chiede un drone in grado di volare a 63 mila piedi, un’autonomia di 36 ore, con velocità di crociera a Mach 0.45 all'altitudine di pattugliamento. La capacità di carico utile minima richiesta è di 2.268 kg fino a 5.670 kg. La potenza disponibile minima per il carico utile è di 140 kW fino ad un massimo di 280 kW. E’ un energia stimata per garantire il funzionamento del laser per trenta minuti. Ogni fascio dura circa cinque secondi: l’intensità dipende da diversi fattori, come le superfici più spesse degli ICBM. In ogni caso, l’energia destinata al laser non dovrà inficiare le caratteristiche operative del drone (cali di tensione o perdita di quota).

I dati inconfutabili

Se le Corea del Nord riuscisse a produrre entro il 2020 cento testate nucleari ed imbarcarle in modo affidabile (escludiamo volutamente la tecnologia Mirv) e se, ragionando per assurdo, attaccasse gli Usa, il Pentagono ordinerebbe il lancio degli intercettori disponibili, due contro ogni missile. Numerose le variabili da considerare. A causa della curvatura terrestre, ad esempio, l’altitudine di intercettazione dipenderebbe dalla distanza del radar dal punto di lancio. Ticonderoga ed Arleigh Burke (ma soltanto quelli in posizione) sarebbero i primi a lanciare seguiti dagli intercettori del Ground-based Midcourse Defense. Il punto è quella probabilità di successo di poco superiore al 50%. Nessuno scudo di difesa al mondo potrebbe riuscire a debellare un attacco di saturazione, ma quest’ultimo non giungerebbe di sorpresa ne sfuggirebbe alla rete di allarme precoce. L’approccio verrebbe certamente rilevato sia dai radar a terra che dallo spazio. In alcun modo, un attacco preventivo della Corea del Nord potrebbe cogliere di sorpresa gli Stati Uniti e decapitare la linea di comando. In ogni caso, gli Stati Uniti hanno sempre in mare dai quattro agli otto sottomarini strategici in posizione di lancio a copertura di possibili obiettivi. Prima ancora che i missili entrassero nella griglia utile degli intercettori basati in Alaska e California, gli Stati Uniti lancerebbero migliaia di testate nucleari a rientro multiplo indipendente, cancellando per sempre la Corea del Nord dalla cartina geografica. Ed è un dato inconfutabile.

Fin dagli anni ’90, gli Stati Uniti sviluppano un programma antimissile a livello nazionale con l’obiettivo di proteggere il territorio americano dagli arsenali nucleari minori realizzati dalla Corea del Nord e, potenzialmente, dall’Iran. Non è assolutamente concepito per contrastare quelle che sono definite come le forze strategiche stabilite, come Russia e Cina. Nella remota ipotesi che si verificasse uno scenario da giorno del giudizio, lanci multipli in First e Second strike di missili balistici intercontinentali equipaggiati con testate Marv, gli Stati Uniti non sarebbero in grado di difendere il territorio americano. Non esiste uno scudo di difesa antimissile in grado di azzerare una minaccia stratificata di proiezione lanciata da una potenza nucleare. Ed anche questo è un dato inconfutabile.