Onu, Usa concedono visto a Rouhani e Zarif

Gli Stati Uniti hanno concesso il visto al Presidente e al ministro degli esteri della Repubblica Islamica, Hassan Rouhani e Mohammad Javad Zarif, per recarsi a New York e partecipare all'Assemblea generale Onu

Gli Stati Uniti hanno concesso il visto al Presidente e al Ministro degli esteri della Repubblica Islamica dell'Iran, Hassan Rouhani e Mohammad Javad Zarif, per recarsi a New York e partecipare all'Assemblea generale Onu. Lo ha reso noto la rappresentanza diplomatica dell'Iran alle Nazioni Unite, tramite il suo portavoce, Alireza Miryousefi. Proprio ieri la stampa iraniana ha accusato gli Stati Uniti di non aver ancora concesso il visto alla delegazione dell'Iran che avrebbe dovuto recarsi negli Usa già nei giorni scorsi per organizzare l'arrivo del presidente Rouhani alla sede dell'Onu.

La notizia arriva proprio quando, riporta la Reuters, Washington ha annunciato l'intenzione di formare una coalizione per scoraggiare le "minacce iraniane" a seguito dell'attacco alle strutture petrolifere dell'Arabia Saudita. L'Iran ha messo in guardia il presidente degli Stati Uniti Donald Trump di essere trascinato in una nuova guerra in Medio Oriente e ha annunciato che affronterà qualsiasi azione offensiva degli Usa rispondendo in maniera molto dura.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo, tuttavia, ha dichiarato che Trump, che ha ordinato l'introduzione di altre sanzioni contro l'Iran, desidera una soluzione pacifica alla crisi. “Siamo qui per costruire una coalizione volta a raggiungere la pace e una risoluzione pacifica. Questa è la mia missione, questo è ciò per cui il presidente Trump vuole che io lavori e spero che la Repubblica islamica dell'Iran voglia lo stesso" ha spiegato Mike Pompeo da Abu Dhabi. Pompeo ha descritto la sua proposta coalizione come ""un atto diplomatico mentre l'Iran sembra volere la guerra". L'Iran, dal canto suo, nega ogni coinvolgimento nell'attacco del 14 settembre.

Nel frattempo, mentre la situazione internazionale appare incandescente, Parigi tenta di mediare fra Washington e Teheran. La presidenza francese appare cauta circa la possibilità di un incontro tra i capi di Stato iraniano, Hassan Rouhani, e Usa, Donald Trump, la prossima settimana a New York proprio ai margini dell'assemblea dell'Onu, dopo il recente attacco alle infrastrutture petrolifere saudite. "Ci sono ancora molte cose da verificare, prima di vedere come possiamo soddisfare le condizioni che consentiranno agli Stati Uniti e all'Iran di avviare un negoziato", ha affermato l'Eliseo.

"Quello che è successo con l'attacco di sabato crea un nuovo contesto", ha affermato la presidenza francese. La Francia ha avviato una mediazione per cercare di salvare l'accordo sul nucleare iraniano e portare a una riduzione della tensione nel Golfo ed è impegnata nel tentativo di aprire un dialogo tra Trump e Rouhani. "Non abbiamo mai proposto un incontro a New York, abbiamo lavorato sulle garanzie che rimangano le uniche valide per arrivare a una de-escalation". Da parte degli Stati Uniti, ha spiegato l'Eliseo, significa "allentare la loro politica di 'massima pressionè sull'Iran" e da parte di Teheran allentare quella di 'massima resistenza". Gli attacchi avvenuti lo scorso 14 settembre contro le infrastrutture petrolifere dalla compagnia Aramco nel cuore dell'Arabia Saudita hanno riportato nuovamente la tensione a livelli preoccupanti tra Stati Uniti e Iran, mettendo seriamente in discussione la possibilità di uno storico incontro tra Donald Trump e Hassan Rouhani a margine dell'Assemblea generale dell'Onu.

Secondo il ministro saudita, le installazione di Aramco sono state colpite da 18 droni e 7 missili da crociera iraniani (quattro di questi hanno colpito Khurais) la cui data di fabbricazione è il 2019 e che sono posseduti dai Pasdaran. I sauditi hanno anche affermato che in base ai loro tracciamenti, i missili sono partiti da nord. Il che significa che, secondo la versione di Riad, i droni e i missili da crociera non potrebbero essere partiti dalle postazioni dei ribelli Houthi. Tuttavia, come ha spiegato Lorenzo Vita su InsideOver, se è vero che il portavoce della coalizione araba ha detto chiaramente che c’è la mano dell’Iran, è anche vero che ha lasciato aperto un curioso spiraglio. Ha ribadito che l’attacco è partito sicuramente da nord, in questo modo volendo smentire pubblicamente la versione data da Houthi e Teheran, ma ha anche detto che il raid sui siti petroliferi è stato “sponsorizzato dall’Iran”. Il che significa che senza una chiara individuazione del sito di lancio e con la sola definizione di “sponsorizzazione” di fatto la stessa Riad si limita a constatare che non è in grado di stabilire, per il momento, la mano dell’Iran.