Ora Soros appoggia Trump per la linea contro la Cina

George Soros, nonostante sia un avversario di Donald Trump, ha approvato la strategia geopolitica di The Donald con la Cina. Ma ha anche chiesto al Partito Repubblicano di non cedere

George Soros concorda con il presidente Donald Trump sulla politica da seguire nei confronti della Repubblica popolare cinese. Non è un fatto di poco conto. Almeno perché qualche segnale in questo senso era già stato lanciato. Il fondatore delle Open Society Foundations e l'inquilino della Casa Bianca, di solito, la pensano in maniera opposta. E non solo per via di qualche sfumatura. Ma questa volta non è così.

Del resto, George Soros, come ilGiornale.it aveva registrato in questo articolo, aveva già fatto intendere quale fosse la sua visione del mondo in relazione al dragone cinese: la Cina - aveva dichiarato - è la "principale minaccia per il mondo libero". Una tesi che il magnate ungherese, che è poi stato naturalizzato americano, ha in qualche modo ribadito a mezzo scritto in questi giorni, nel suo placet a questo specifico schema trumpiano.

Come si apprende da IlSole24Ore, ripreso anche da Dagospia, infatti, Soros non si è limitato a delle dichiarazioni verbali, ma ha deciso di commentare le mosse di The Donald e gli eventuali sviluppi nei rapporti tra le due nazioni, per mezzo di una riflessione apparsa sul Wall Street Journal. In estrema sintesi, l'esponente vicino agli asinelli del Partito Democratico americano, non solo non ha cassato l'operato del tycoon, ma ha addirittura avallato alcune azioni intraprese dallo Commander in Chief, parlando sul quotidiano statunitense di una linea "coerente e genuinamente bipartitica".

Il giudizio complessivo su Trump non cambia: è piuttosto negativo. Ma sulla Cina sembra esistere una certa sincronia. Soros ha specificato come la sua apprensione sia mossa dalla crisi in cui le "società aperte", quelle di cui è forse il principale teorico al mondo, potrebbero inciampare per via di alcune iniziative della Repubblica Popolare. In particolare viene citato il "sistema di social-credit". C'è un ambito, poi, per cui il magnate ha tirato in ballo il Partito Repubblicano: gli elefantini devono svolgere una funzione di argine nel caso in cui il presidente degli Stati Uniti mollasse la presa, soprattutto su Huawei.

George Soros, però, stando sempre a quanto riportato da Il Sole, non vuole neppure che il presidente degli Stati Uniti riduca le tempistiche in funzione della ricerca di una quadra che metta fine alle acredini commerciali con la Cina. Trump, insomma, non si dovrebbe far suggestionare dall'imminenza dell'appuntamento elettorale del novembre 2020, quindi dall'obbligo di presentare alla sua base elettorale temi convincenti, come potrebbe essere una pacificazione piena delle dinamiche commerciali con quello che, almeno in queste fasi, rimane un antagonista geopolitico.

Commenti

alox

Mer, 11/09/2019 - 20:27

Anche il socialista dichiarato Bernie Sanders ha la stessa visione nei riguardi della Dittatura Comunista Cinese...per intenderci la sinistra USA e' pari pari al centro destra Italiano….