Rilasciati in Turchia 8 attivisti, ma non il presidente di Amnesty

Sono accusati per terrorismo in un processo ritenuto politicamente motivato

İdil Eser accolta dai colleghi dopo il rilascio dal carcere di Silivri

Arriva a pochi giorni dalla sentenza che ha concesso gli arresti domiciliari a Semih Özakça, maestro delle scuole elementari accusato di legami con il terrorismo di estrema sinistra, la notizia che in Turchia sono stati scarcerati anche otto attivisti per i diritti umani, inclusa la direttrice di Amnesty in Turchia.

A processo, accusati per capi d'imputazione ancora una volta legati al terrorismo, ma considerati politicamente motivati, sono undici attivisti tra i quali i responsabili della sezione turca dell'ong, İdil Eser e Taner Kılıç, e due cittadini stranieri, il tedesco Peter Steudtner e lo svedese Ali Gharavi. Due di loro non erano in arresto.

Undici persone in totale, dieci delle quali detenute durante un workshop sui diritti umani lo scorso 5 luglio a Büyükada, la più grande dell'arcipelago delle Isole dei Principi, che guardano Istanbul dal mar di Marmara.

Un processo dai tratti non troppo chiari quello in cui sono implicati, con l'accusa di voler "creare il caos" in Turchia e di far parte o di avere aiutato un serie di organizzazioni - dal Pkk curdo al DHKP-C di estrema sinistra, fino al movimento gülenista - che hanno in comune soltanto la qualifica di "terroristi", ma obiettivi politici difficilmente conciliabili.

Caso a parte quello di Kılıç, ancora in carcere e arrestato a giugno nella regione egea, accusato di avere utilizzato ByLock, un'applicazione per la messaggistica "sicura" che in Turchia viene associata ai seguaci di Fethullah Gülen, il predicatore in auto-esilio negli Stati Uniti e ritenuto il responsabile del fallito golpe del luglio 2016.

"Stanotte ci concediamo un breve momento per festeggiare - ha commentato il segretario generale di Amnesty International Salil Shetty - ma domani continueremo la nostra lotta per assicurare che Taner, İdil e i loro colleghi vengano assolti dalle accuse infondate contro di loro".

Kılıç è comparso oggi davanti ai giudici di Smirne, a cui deve rispondere per l'accusa di legami con Gülen. Il tribunale ha deciso di non rilasciarlo. "Queste azioni penali - ha detto Shetty - sono un tentativo di mettere a tacere le voci critiche in Turchia". Voci come quella del giornalista Ahmet Şık, da 300 giorni in carcere.

Restano pendenti le accuse contro gli attivisti, che torneranno in tribunale il prossimo 22 novembre. Intanto dalla Germania arriva la conferma che l'ex cancelliere Gerhard Schröder avrebbe negoziato con la Turchia per il rilascio di Steudtner.